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Referendum giustizia, Agcom sanziona Mediaset, multa di 124mila: su Rete4 troppo spazio al sì

Il Garante delle Comunicazioni ha ordinato al canale di riequilibrare l’informazione dopo un’intervista di Meloni. Un tentativo c’è stato ma, a ridosso del voto, i sostenitori del No hanno portato a casa appena il 37,4% del “tempo di parola”
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ROMA – Nei giorni decisivi della campagna referendaria sulla giustizia, a marzo del 2026, Rete4 ha dato più spazio ai sostenitori del Sì (tra cui anche Forza Italia) e meno a quelli del No.

Quando il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) ha ordinato al canale di riequilibrare l’informazione, dopo una lunga intervista alla premier Giorgia Meloni, Rete4 ha fatto un tentativo, è vero, ma questo non ha sanato la situazione.

Per questo motivo, il Garante decide ora una sanzione da quasi 124 mila euro a carico dell’editore (Mediaset – RTI). Il Garante giudica di “elevata” gravità il comportamento dell’emittente perché – spiega – il “pluralismo informativo” è un bene protetto dalla Costituzione.

L’attenuante

La multa – anche se pari a dodici volte l’import…

ROMA – Nei giorni decisivi della campagna referendaria sulla giustizia, a marzo del 2026, Rete4 ha dato più spazio ai sostenitori del Sì (tra cui anche Forza Italia) e meno a quelli del No.

Quando il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) ha ordinato al canale di riequilibrare l’informazione, dopo una lunga intervista alla premier Giorgia Meloni, Rete4 ha fatto un tentativo, è vero, ma questo non ha sanato la situazione.

Per questo motivo, il Garante decide ora una sanzione da quasi 124 mila euro a carico dell’editore (Mediaset – RTI). Il Garante giudica di “elevata” gravità il comportamento dell’emittente perché – spiega – il “pluralismo informativo” è un bene protetto dalla Costituzione.

L’attenuante

La multa – anche se pari a dodici volte l’importo minimo previsto dalla legge – viene ridotta perché il tentativo di Rete4 di riequlibrare le cose è considerato come una attenuante.

Il provvedimento del Garante ricostruisce quello che è successo, sugli schermi tv. Le urne per il referendum, lo ricordiamo, sono rimaste aperte il 22 e 23 marzo del 2026.

Tra l’8 a il 14, abbastanza a ridosso del voto, i sostenitori del No hanno portato a casa appena il 37,4% del “tempo di parola”. Il dato indica per quanto tempo queste persone hanno parlato direttamente davanti alle telecamere del canale di casa Berlusconi.

Gli ascolti

Si tratta di un valore significativo, perché il Garante lo parametra. La sua analisi tiene conto anche degli orari di messa in onda dei programmi e degli ascolti.

Il 18 marzo, il Garante ha ordinato a Rete4 di riequilibrare l’informazione entro il 20 marzo, ultimo giorno della campagna referendaria. Ma il riequilibrio non ha preso corpo nella misura richiesta “con particolare riferimento ai programmi extra-tg”.

Tra il 15 e il 20 marzo, il canale di Mediaset ha assegnato al Sì il 55% del tempo di parola mentre al No soltanto il 45%. Questo, ribadiamo, nei programmi di approfondimento diversi dai telegiornali.

Convegni e comizi

Gli interventi in studio peraltro sono stati 38 in favore del Sì e 22 per il No. Osserva il Garante che questo tipo di trasmissione è pregiata e può davvero spostare i consensi perché l'ospite argomenta meglio le sue ragioni che in un breve intervento preregistrato.

Su Rete4 quindi grava anche l’accusa di aver dato tanta voce al No, certo, ma in forme depotenziate e meno incisive (“interviste filmate, dichiarazioni, brani da convention, convegni, comizi e manifestazioni”).

Mediaset si è difesa spiegando che il suo sistema di monitoraggio interno attribuirebbe ai due schieramenti (Sì e No) dei tempi non così diversi negli spazi di approfondimento.

Giuseppe Conte a "Dritto e rovescio" 

L’intervista Conte

L’editore sottolinea anche di aver ricevuto l’ordine di riequilibrio soltanto il 18 marzo alle ore 18 e 32, quando mancavano appena due giorni al silenzio preelettorale. Troppo tardi per rimediare.

In quelle due ultime giornate, Rete4 si sarebbe prodigata per dare visibilità al No ospitando a Dritto e Rovescio – ad esempio – una lunga intervista all’ex premier Giuseppe Conte, numero uno dei M5s.

Ma il Garante non accetta questi argomenti difensivi. Prima di tutto, i dati sulla suddivisione dei tempi sono arrivati a Mediaset già il 16 marzo 2026. Dunque l’editore avrebbe potuto rimediare in modo spontaneo anche prima dell’ordine del 18 marzo.

La premier Giorgia Meloni a "Quarta Repubblica" 

Il possibile ricorso

Peraltro il riequilibrio – solo parziale e insufficiente – ha preso forma nell’ultimissima settimana prima del voto. Dopo di allora, con l’apertura dei seggi, non sarebbe più stato possibile fare qualcosa. Mediaset ha diritto di presentare ricorso al Tar contro l’ammenda entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

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