Parlano a distanza di un’ora e mezza l’uno dall’altro. Matteo Salvini, inaugurando un tratto della tangenziale di Novara, torna a parlare di Kiev: «Io mi occupo di Italia e di italiani. Spero che questa maledetta guerra finisca il prima possibile e spero che i miliardi che stiamo mandando all’Ucraina finiscano alla popolazione e non ad arricchire qualcuno». È un’allusione a cui fa seguito una domanda che appare retorica: «Questo lunedì mattina ci sono diversi Paesi europei che stanno comprando materie prime ed energia dalla Russia, come la Francia, la Spagna e il Belgio. Gli Usa stanno facendo lo stesso. Mi domando se facciano bene loro o sbagliano gli altri». Nella parola «altri» ci sarebbe anche l’Italia che ha un sistema di sanzioni, embarghi e restrizioni. «Trump fa il suo interesse, non so se a Bruxelles si fa il nostro di interesse», aggiunge il leader leghista.
Poco dopo interviene l’ambasciatore russo in Italia, Aleksei Paramonov, lo stesso che un mese fa aveva colto al balzo…
Parlano a distanza di un’ora e mezza l’uno dall’altro. Matteo Salvini, inaugurando un tratto della tangenziale di Novara, torna a parlare di Kiev: «Io mi occupo di Italia e di italiani. Spero che questa maledetta guerra finisca il prima possibile e spero che i miliardi che stiamo mandando all’Ucraina finiscano alla popolazione e non ad arricchire qualcuno». È un’allusione a cui fa seguito una domanda che appare retorica: «Questo lunedì mattina ci sono diversi Paesi europei che stanno comprando materie prime ed energia dalla Russia, come la Francia, la Spagna e il Belgio. Gli Usa stanno facendo lo stesso. Mi domando se facciano bene loro o sbagliano gli altri». Nella parola «altri» ci sarebbe anche l’Italia che ha un sistema di sanzioni, embarghi e restrizioni. «Trump fa il suo interesse, non so se a Bruxelles si fa il nostro di interesse», aggiunge il leader leghista.
Poco dopo interviene l’ambasciatore russo in Italia, Aleksei Paramonov, lo stesso che un mese fa aveva colto al balzo l’incontro a Milano tra gli imprenditori italiani che operano in Russia e il ministro dei Trasporti Salvini, per additarlo come «testimonianza dell’incipit di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso».
Quindi in un’intervista all’agenzia Tass sostiene che le sanzioni europee, alle quali l’Italia ha aderito, «stanno complicando le operazioni degli imprenditori italiani» che continuano a fare affari nella Federazione Russa. E allo stesso tempo, la competitività complessiva dell’economia italiana è in calo. «L’Italia - sottolinea l’ambasciatore - sta gradualmente aprendo gli occhi, rendendosi conto di aver pagato un prezzo esorbitante per aver aderito alla politica sanzionatoria di Bruxelles contro il nostro Paese». Il diplomatico afferma anche che Mosca sente anche «l’altra voce dell’Italia». Quella di politici dell’opposizione, attivisti, esponenti della società civile, studiosi, imprenditori e cittadini contrari, secondo la sua ricostruzione, «al coinvolgimento dell’Italia in una guerra contro la Russia».
Dopo l’accordo tra Washington e Putin per riaprire al gas russo e i nuovi attacchi di Trump al presidente Zelensky («Se ne deve andare»), al contrario di Salvini, predica prudenza invece Giorgia Meloni.
La prima bozza della risoluzione che il centrodestra voterà domani in Parlamento, in vista del consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, non cita né Trump né l’invio di nuove armi a Kiev: si garantisce solo «la continuità del sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione Ucraina, anche in vista dell’inverno» e l’impegno del governo a «non far venir meno la pressione sulla Russia che porti come primo risultato un cessate il fuoco pieno, incondizionato e immediato». È invece una novità, oltre alla già auspicata «designazione di un inviato speciale europeo», l’idea di definire «in alternativa» un nuovo format negoziatori «che, in virtù di un chiaro mandato da parte del Consiglio europeo, possa esprimere con autorevolezza ed efficacia la posizione dell’insieme degli Stati membri». La risoluzione di centrodestra inoltre impegna il governo «a sviluppare una politica di difesa e sicurezza europea che prepari l’Unione a far fronte a minacce provenienti da tutte le direzioni strategiche».
Anche se il testo resta volutamente generico, Meloni in Parlamento, incalzata dalle opposizioni, non potrà sottrarsi alla necessità di prendere una posizione anche rispetto agli ultimi sviluppi della crisi ucraina.