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Il campo largo si compatta su economia e riarmo. Ma sull’Ucraina restano le divisioni

I leader del campo largo (agf)
Oggi risoluzioni separate. La bozza dei 5S: “Le armi allontanano la pace”. Il testo del Pd: “Sostegno militare per l’autodifesa”
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Presidente, qual è il compromesso possibile sugli aiuti a Kiev? «Eeeeh». Il leader del M5s Giuseppe Conte allarga le braccia mentre si allontana da piazza Montecitorio, dove ha appena incontrato gli studenti che protestano per il caro-affitti e gli agricoltori che denunciano la svalutazione dei propri prodotti. Con la segretaria Pd Elly Schlein, appena passata di lì, si mancano per pochi minuti.

Non è nemmeno oggi il giorno dell’armonia nel centrosinistra sul sostegno all’Ucraina. Alla Camera e al Senato le opposizioni presenteranno risoluzioni separate sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue di domani e dopodomani. L’afflato unitario si è esaurito con le mozioni votate ieri sul Documento programmatico di finanza pubblica e sullo scostamento: ventuno punti, dalla sanità al lavoro, eccezionalmente sottoscritti da Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa, dopo una lunga trattativa conclusa a notte fonda per limare i passaggi più delicati. Uno in particolare: la rich…

Presidente, qual è il compromesso possibile sugli aiuti a Kiev? «Eeeeh». Il leader del M5s Giuseppe Conte allarga le braccia mentre si allontana da piazza Montecitorio, dove ha appena incontrato gli studenti che protestano per il caro-affitti e gli agricoltori che denunciano la svalutazione dei propri prodotti. Con la segretaria Pd Elly Schlein, appena passata di lì, si mancano per pochi minuti.

Non è nemmeno oggi il giorno dell’armonia nel centrosinistra sul sostegno all’Ucraina. Alla Camera e al Senato le opposizioni presenteranno risoluzioni separate sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue di domani e dopodomani. L’afflato unitario si è esaurito con le mozioni votate ieri sul Documento programmatico di finanza pubblica e sullo scostamento: ventuno punti, dalla sanità al lavoro, eccezionalmente sottoscritti da Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa, dopo una lunga trattativa conclusa a notte fonda per limare i passaggi più delicati. Uno in particolare: la richiesta, rivolta al governo, di «riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato», ovvero il 5% del Pil in difesa «e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento». Nel complesso una «prima bozza del programma dell’alleanza», dice Schlein. Manca il solito scoglio: l’Ucraina. «Ma ci arriveremo», promette il leader di Avs Nicola Fratoianni.

Su Kiev l’ipotesi di un testo comune per oggi, in realtà, non è stata nemmeno considerata: il nodo è ormai demandato al tavolo del programma. Senza data. Per questo nel Pd e nel M5s ha destato stupore – e qualche fastidio – la dichiarazione di Conte che ieri davanti ai cronisti ha creato una diversa aspettativa: «Confido che questa volta, anche sul passaggio del conflitto in Ucraina, si possano compattare tutte le opposizioni». Nelle stesse ore ogni forza politica stava limando la propria mozione. Al massimo, e solo a Montecitorio dov’è permesso, le minoranze voteranno alcuni punti dei rispettivi documenti. Lo spiega il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano: «Ci sarà convergenza reciproca sulla quasi totalità delle questioni, ma il nodo Ucraina non si scioglie dalla sera alla mattina in un passaggio parlamentare. Una soluzione rispettosa del diritto internazionale si troverà al tavolo politico».

Nelle more dell’appuntamento, le posizioni continuano a divergere. Con qualche millimetrico avvicinamento che sembra precedere il valzer del compromesso. Nella prima bozza della risoluzione del M5s, di cui Repubblica ha preso visione, la formulazione sulle armi a Kiev è leggermente diversa rispetto al passato. Ancora a giugno, per il precedente Consiglio Ue, i Cinquestelle chiedevano esplicitamente al governo di «interrompere gli aiuti militari alle autorità governative ucraine». Il documento di oggi – salvo cambiamenti last minute – punta sull’iniziativa diplomatica e le armi diventano un inciso che riproduce, alla lettera, l’esito di Nova, il percorso di partecipazione che il M5s ha fatto con la base: «Preso atto (...) dell’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa, che attraverso il continuo invio di armamenti contribuiscono ad allontanare qualsiasi prospettiva di pace...». Parole in ogni caso distanti dalla mozione del Pd che impegna l’esecutivo a «garantire sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie al rispetto del diritto di autodifesa sancito dall’articolo 51». Compreso quindi il «sostegno militare», menzionato esplicitamente nelle premesse.

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