✕

Salvini in crisi incassa l’Autonomia. Sì alle intese con le regioni del Nord

Matteo Salvini e Roberto Calderoli (ansa)

Ascolta l'audio

Il via libera in cdm prima del congresso accelera l’ipotesi di urne anticipate. I timori di Calderoli per l’ultimo voto alle Camere
2 minuti di lettura

ROMA – Dieci giorni prima del congresso straordinario della Lega, il Cdm dà l’ultimo via libera all’autonomia differenziata. Giorgia Meloni applaude, insieme al resto dei ministri. Ma esulta soprattutto Matteo Salvini, che nelle scorse settimane aveva chiesto alla premier di accordare al Carroccio almeno un provvedimento forte, in vista delle elezioni, che tutti, incluso il capo lumbard, considerano alle porte: a maggio. Alle sette di sera, allora, si accende il semaforo verde di Palazzo Chigi, dove si presentano anche i governatori delle regioni interessate. Attilio Fontana per la Lombardia, Alberto Stefani per il Veneto, Alberto Cirio per il Piemonte. Varati pure i decreti per la Liguria, anche se il presidente Marco Bucci non si presenta fisicamente, per motivi d’agenda. Tutte e quattro le regioni, che avevano già ratificato la bozza di intesa definitiva sul finire dell’estate, incassano maggiore autonomia su quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare…

ROMA – Dieci giorni prima del congresso straordinario della Lega, il Cdm dà l’ultimo via libera all’autonomia differenziata. Giorgia Meloni applaude, insieme al resto dei ministri. Ma esulta soprattutto Matteo Salvini, che nelle scorse settimane aveva chiesto alla premier di accordare al Carroccio almeno un provvedimento forte, in vista delle elezioni, che tutti, incluso il capo lumbard, considerano alle porte: a maggio. Alle sette di sera, allora, si accende il semaforo verde di Palazzo Chigi, dove si presentano anche i governatori delle regioni interessate. Attilio Fontana per la Lombardia, Alberto Stefani per il Veneto, Alberto Cirio per il Piemonte. Varati pure i decreti per la Liguria, anche se il presidente Marco Bucci non si presenta fisicamente, per motivi d’agenda. Tutte e quattro le regioni, che avevano già ratificato la bozza di intesa definitiva sul finire dell’estate, incassano maggiore autonomia su quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, più il coordinamento della finanza pubblica per la salute. Dopo quattro anni tribolati, tra bizze in maggioranza e stroncature della Consulta, per l’esecutivo è l’ultimo step.

Perché le intese diventino definitive, però, manca ancora un passaggio: il voto finale in Parlamento, sia della Camera che del Senato. Per questo, come anticipato da Repubblica venerdì, Salvini (e Roberto Calderoli) avevano chiesto e ottenuto rassicurazioni da Meloni: avendo capito che la premier pensa seriamente al voto anticipato, hanno posto una condizione. Portare a dama almeno una battaglia simbolo, prima delle urne. Anche perché il “sogno” del ponte sullo Stretto è rimasto impantanato tra ricorsi e inciampi giudiziari. Per Salvini, è anche un modo di ribattere al fronte dei governatori del Nord, che da mesi mettono in discussione la sua leadership, in vista del congresso del 24 e 25 ottobre. Per il vicepremier è «una soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista. Una battaglia storica della Lega, iniziata con Bossi e Maroni, oggi più vicina che mai alla realtà: si premia il merito, si colpiscono gli sprechi». Calderoli già preme sulle Camere, obiettivo ottenere gli ultimi via libera subito dopo la manovra, entro febbraio: «Resta un ultimo miglio da percorrere e io non vedo l’ora di cominciare». Davanti ai colleghi, si fa meno enfatico e più pratico: per il varo parlamentare serve la maggioranza assoluta. Dunque tutti presenti, «compresi i sottosegretari, niente scherzi, si è visto con Giorgetti oggi in aula...».

L’opposizione naturalmente protesta. Per il Pd, quello della premier sarebbe «un baratto politico sulla pelle del Mezzogiorno», così dice il senatore Nicola Irto. «Si è forzato sull’autonomia differenziata in cambio degli accordi sulla legge elettorale», che era sgradita al Carroccio. Anche per Avs, «Meloni paga la sua cambiale al leghista Salvini che ha accettato una legge elettorale mortificante per il suo partito pur di poter fare propaganda sull’autonomia».

Leggi i commenti