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Lazio, Lotito ai pm: “Io minacciato, giravo con 2 pistole per paura. Ho contro pezzi della politica”

(ansa)

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Il gip non ha autorizzato le intercettazioni su Masi e Bisignani indagati per aver spinto la vendita della squadra
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«Per parecchio tempo sono andato in giro armato con due pistole, una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson». Claudio Lotito rievoca gli anni in cui le minacce degli ultras della Lazio lo avevano costretto a prendere precauzioni estreme. «Una volta — aggiunge — una è stata pure utile, mi ha salvato». Ma il passato, avverte, oggi rischia di tornare. E questa volta, nella guerra attorno al club, il senatore di Forza Italia vede non solo la mano del tifo violento, ma anche della politica. «Vi sono pezzi della politica che remano contro di me», spiega al pm Lorenzo Del Giudice, che lo ascolta il 30 giugno scorso nell’inchiesta della procura di Roma sulle manovre per favorire un cambio di proprietà del club, nella quale sono indagati il faccendiere Luigi Bisignani, e i vertici della banca del Fucino, Mauro Masi e Francesco Maiolini, senza che il gip però abbia autorizzato le intercettazioni richieste nei loro confronti. Un’indagine dai contorni ancora tutti da definire…

«Per parecchio tempo sono andato in giro armato con due pistole, una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson». Claudio Lotito rievoca gli anni in cui le minacce degli ultras della Lazio lo avevano costretto a prendere precauzioni estreme. «Una volta — aggiunge — una è stata pure utile, mi ha salvato». Ma il passato, avverte, oggi rischia di tornare. E questa volta, nella guerra attorno al club, il senatore di Forza Italia vede non solo la mano del tifo violento, ma anche della politica. «Vi sono pezzi della politica che remano contro di me», spiega al pm Lorenzo Del Giudice, che lo ascolta il 30 giugno scorso nell’inchiesta della procura di Roma sulle manovre per favorire un cambio di proprietà del club, nella quale sono indagati il faccendiere Luigi Bisignani, e i vertici della banca del Fucino, Mauro Masi e Francesco Maiolini, senza che il gip però abbia autorizzato le intercettazioni richieste nei loro confronti. Un’indagine dai contorni ancora tutti da definire, sulla quale si prepara il confronto serrato con i legali dei tre indagati, Fabio Lattanzi, Maurizio Bellacosa e Martina Pompei.

Il magistrato vuole sapere chi siano questi nemici politici. Lotito non fa mai i nomi, ma indica dove cercare: «Basta vedere chi commissiona gli articoli al direttore Capezzone sul Tempo. Potete prendere visione anche dei resoconti in commissione antimafia». Un riferimento che porta direttamente all’audizione del 5 marzo davanti alla Commissione, i cui verbali sono stati acquisiti dai carabinieri di via In Selci.

È lì che il presidente biancoceleste racconta la sua lunga battaglia contro le frange più violente della tifoseria. Ricorda quando, durante l’inaugurazione di un negozio a Montesacro rimase bloccato e fu necessario l’intervento del Reparto Celere per consentirgli di uscire. Poi l’avvertimento: «Adesso si è ricreata la stessa situazione, e vi dico perché».

Il perché, nel racconto di Lotito, passa anche dalle voci sulla vendita della Lazio. Fondi stranieri, compratori misteriosi, offerte milionarie. Tutti pronti ad acquistare una società che lui assicura di non voler cedere. «Io non ho mai ricevuto offerte, ma una cosa è certa: ho dovuto fare delle denunce, delle segnalazioni alla Consob, dicendo che non ho mai ricevuto offerte». E se qualcuno pensa di convincerlo con le pressioni, Lotito sceglie una delle sue immagini più colorite: «Questi pensavano di prendere la vacca per le zinne e hanno preso il toro per le palle». L’ironia lascia però spazio a un quadro ben più cupo. «Io ricevo 5mila telefonate al giorno di minacce. Non sto scherzando». Dice di aver spento il telefono e di aver presentato diverse denunce. Perfino Urbano Cairo, racconta ai parlamentari, gli avrebbe domandato perché continuasse a esporsi. Lotito non contempla la ritirata: «Nella vita io sono combattente, mai reduce. Sono contro i soprusi». E ai tifosi che gli rimproverano di non farli più sognare riserva una risposta che sembra uscita da una commedia: «Prendetevi un ipnotico, se dovete sognare».

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