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Tregua nel campo largo, astensioni incrociate sulle mozioni per l’Ucraina

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Per la prima volta i dem non votano contro i testi presentati da Conte e Fratoianni, che ricambiano. Resta la distanza sul sostegno militare
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Sugli aiuti a Kiev i partiti del centrosinistra si avvicinano come le placche tettoniche: movimenti lenti, ma significativi. Così, nella lunga giornata parlamentare delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue di oggi, le opposizioni si presentano sì con cinque risoluzioni separate. Ma poi a sera, alla Camera, siglano una tregua per preparare il terreno agli accordi futuri: per la prima volta il Pd si astiene sul punto delle mozioni di M5S e Avs in cui si parla di Ucraina. E così fanno M5S e Avs rispetto al testo dei dem. Mentre in passato, su Kiev, c’era sempre stato un fuoco incrociato di voti contrari. Dietro il tecnicismo, il dato politico: qualcosa si muove. E i protagonisti lo rivendicano con soddisfazione: «È un passo avanti», per la segretaria Pd Elly Schlein. Anzi un «passone», dice Nicola Fratoianni, co-leader di Avs con Angelo Bonelli, come lui ottimista: «Sono davvero prove tecniche di unità».

Il risultato passa da un ammorbidimento del lingua…

Sugli aiuti a Kiev i partiti del centrosinistra si avvicinano come le placche tettoniche: movimenti lenti, ma significativi. Così, nella lunga giornata parlamentare delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue di oggi, le opposizioni si presentano sì con cinque risoluzioni separate. Ma poi a sera, alla Camera, siglano una tregua per preparare il terreno agli accordi futuri: per la prima volta il Pd si astiene sul punto delle mozioni di M5S e Avs in cui si parla di Ucraina. E così fanno M5S e Avs rispetto al testo dei dem. Mentre in passato, su Kiev, c’era sempre stato un fuoco incrociato di voti contrari. Dietro il tecnicismo, il dato politico: qualcosa si muove. E i protagonisti lo rivendicano con soddisfazione: «È un passo avanti», per la segretaria Pd Elly Schlein. Anzi un «passone», dice Nicola Fratoianni, co-leader di Avs con Angelo Bonelli, come lui ottimista: «Sono davvero prove tecniche di unità».

Il risultato passa da un ammorbidimento del linguaggio. Come anticipato da Repubblica, nel documento presentato oggi dai 5s la formulazione sulle armi a Kiev è diversa rispetto al passato. A giugno, per il precedente Consiglio Ue, chiedevano esplicitamente al governo di «interrompere gli aiuti militari alle autorità governative ucraine». Nella nuova versione, le armi diventano un inciso che riproduce, alla lettera, l’esito di Nova, il percorso che il Movimento ha fatto con la base: «Preso atto (...) dell’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa, che attraverso il continuo invio di armamenti contribuiscono ad allontanare qualsiasi prospettiva di pace...». E ancor più soft è il documento di Avs che parla di «superare la logica dell’escalation militare che ha monopolizzato la strategia di sostegno all’Ucraina». Rimangono però, nella mozione dei dem, gli aiuti «alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie al rispetto del diritto di autodifesa». Compreso quindi il «sostegno militare», menzionato esplicitamente nelle premesse e ribadito tra le righe nell’intervento di Schlein: «Abbiamo sempre sostenuto il diritto dell’Ucraina a difendersi da una invasione criminale».

È la risposta del campo progressista alle provocazioni di Meloni e della sua maggioranza. Tra cui la trappola di una seconda risoluzione di maggioranza – spuntata all’improvviso al Senato e poi riproposta alla Camera – sulla tregua energetica da cercare nel conflitto russo-ucraino. Le opposizioni, compresa Iv, non hanno partecipato al voto. «Pensate di essere furbi in maggioranza», dice sul punto il leader del M5S Giuseppe Conte in dichiarazione di voto. «Addirittura scrivete che il governo si è impegnato per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Ma quando, durante la telefonata con i due comici?». La soluzione dell’ex premier: «Invece di inviare armi ad oltranza, mandiamo negoziatori».

Per tutto il giorno, le opposizioni seguono un filo rosso: la presidente del Consiglio sa fare solo il gioco dello scaricabarile. Meloni, insiste Conte, ultimamente «preferisce il protocollo Schettino» in ogni ambito: l’«abbiamo vista sparire dappertutto, pure dall’Assemblea dell’Onu, e avete fatto scappare pure la manovra dal Consiglio dei ministri». Accusa rilanciata da Schlein: «Anche oggi la presidente Meloni è venuta a raccontarci che è sempre colpa di qualcun altro ma almeno oggi poteva prendersi mezza responsabilità dei fallimenti in cui ha portato il Paese. Se è sempre colpa di qualcun altro, allora lei cosa sta lì a fare?». Traccia seguita al Senato, in mattinata, anche dal leader di Iv Matteo Renzi: «Se l’Europa è questo disastro che la presidente del Consiglio racconta, allora in questi quattro anni è andata a Bruxelles per fare tante colazioni, incontri informali: c’è un tedesco, un danese, un belga, sembra una barzelletta, ma non fa ridere». L’Ue è solo un utile capro espiatorio, argomenta ancora il segretario di +Europa Riccardo Magi alla Camera: «Voi la invocate quando siete con l’acqua alla gola, ma l’attaccate ogni giorno per quello che non fa spesso proprio perché voi o i vostri alleati sovranisti le impedite di farlo».

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