Bruxelles – L’unica sponda possibile passa dal ritorno all’antico. In assenza di Parigi e Berlino, Giorgia Meloni si affida agli antichi sodali del gruppo di Visegrad, anche se nel frattempo Polonia e Ungheria hanno impresso una svolta moderata. La leader si appoggia pure a conservatori mediterranei di medio e piccolo calibro, come la Grecia.
È un negoziato aspro, duro, avaro di soddisfazioni. L’instabilità del governo tedesco frena ogni concessione di rilievo sull’energia. Il muro di Svezia, Danimarca e Finlandia sugli Ets fa il resto. Una tenaglia che infastidisce la premier, anzi: la allarma. Le fa valutare anche il blocco delle conclusioni. E d’altra parte, in Italia le bollette volano e gli autotrasportatori minacciano di bloccare le arterie di comunicazione su gomma, il consenso vacilla a pochi mesi dalle elezioni. Ecco perché a un certo punto della discussione alza la voce, perde la pazienza: «Continuiamo a discutere di misure di medio termine, ipotizziamo interventi i cui effe…
Bruxelles – L’unica sponda possibile passa dal ritorno all’antico. In assenza di Parigi e Berlino, Giorgia Meloni si affida agli antichi sodali del gruppo di Visegrad, anche se nel frattempo Polonia e Ungheria hanno impresso una svolta moderata. La leader si appoggia pure a conservatori mediterranei di medio e piccolo calibro, come la Grecia.
È un negoziato aspro, duro, avaro di soddisfazioni. L’instabilità del governo tedesco frena ogni concessione di rilievo sull’energia. Il muro di Svezia, Danimarca e Finlandia sugli Ets fa il resto. Una tenaglia che infastidisce la premier, anzi: la allarma. Le fa valutare anche il blocco delle conclusioni. E d’altra parte, in Italia le bollette volano e gli autotrasportatori minacciano di bloccare le arterie di comunicazione su gomma, il consenso vacilla a pochi mesi dalle elezioni. Ecco perché a un certo punto della discussione alza la voce, perde la pazienza: «Continuiamo a discutere di misure di medio termine, ipotizziamo interventi i cui effetti si vedranno tra alcuni anni: non vi rendete conto che il problema è adesso? Il sistema industriale di alcuni Paesi, senza azioni immediate, rischia di finire massacrato?».
Sono concetti che ricalcano quelli del presidente di Confindustria, presente a Bruxelles. E che descrivono una rincorsa con le mani legate. Il sostegno politico di Polonia e Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia non basta a prevalere in Consiglio. Friedrich Merz gela le aspettative italiane su Ets e bilancio pluriennale. Poco si muove sul dossier chiave per Roma: l’energia.
Quando prende la parola, la premier teme che tutto si concluda con un nulla di fatto. Attorno al tavolo si ragiona di opzioni poco efficaci per l’Italia o inutilizzabili: fare leva sugli aiuti di Stato è sentiero impraticabile per quasi tutti, ad eccezione di Berlino. Meloni lo fa presente.
Non solo. L’orizzonte più concreto, per ora, sembra quello di poter strappare una deroga sul sistema degli Ets. Ne parla apertamente anche la delegazione italiana, ipotizzando un’eccezione temporanea per affrontare l’emergenza. Viene invocato il precedente della penisola iberica e si chiede alla Commissione di studiare un meccanismo per evitare che la tassa sull’inquinamento «gravi sul consumatore finale». Contestualmente, la presidente del Consiglio reclama anche un rinvio al 2030 dell’Ets due: riguarda case e trasporti, pesa sui bilanci familiari, «non possiamo non rimandarne l’entrata in vigore, vi rendete conto dell’impatto economico e sociale che avrebbe in questo momento?».
L’elenco delle richieste italiane è lungo, le risposte poche e fumose. Meloni avrebbe bisogno di certezze: senza un po’ di ossigeno garantito da Ursula von der Leyen la manovra economica rischia di mostrarsi asfittica, poco elettorale. E quindi fa sponda con il premier greco anche per chiedere nuova flessibilità, strada «obbligata» — dice — per contenere l’inflazione che erode certezze e risorse delle famiglie e delle imprese. Molto dipenderà dal fatto che l’Italia esca o meno dalla procedura per deficit eccessivo il prossimo aprile, però: quello è l’orizzonte. Del nodo, comunque, si continuerà a discutere nelle prossime settimane.
Le tenta tutte, l’Italia. Ad esempio, non è ostile all’idea di acquisti congiunti di gas, idea rispolverata tra quelle ipotizzate nell’immediatezza dell’invasione russa dell’Ucraina. Possibilista, Meloni, ma con un dubbio: gli effetti si vedrebbero nel medio termine. Altro discorso è ragionare di un price cap europeo, ma risulta di difficilissima realizzazione: in Italia si è deciso di calmierare i prezzi del carburante facendo leva sull’Eni, ma in Europa?
La sensazione è che le debolezze nazionali allontanino il compromesso. C’è ancora una notte e un giorno per trattare, il Consiglio dovrebbe concludersi nel primo pomeriggio di oggi. Ma l’ottimismo non è il sentimento prevalente a Palazzo Chigi.