Zelensky cerca sponde tra la Nato e i leader Ue ma è tensione sugli aiuti
dal nostro corrispondente Claudio TitoIl presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il segretario generale della Nato Mark Rutte
Bruxelles – Più missili, più munizioni e più copertura satellitare. Il presidente ucraino, Volodomyr Zelensky, è arrivato ieri a Bruxelles per partecipare oggi al Consiglio europeo. E dopo l’affondo di Donald Trump nei suoi confronti e dopo i bombardamenti incessanti della Russia, è tornato a chiedere il sostegno dell’Europa.
Prima del summit ha anche parlato personalmente con alcuni degli alleati. In primo luogo il segretario generale della Nato, Mark Rutte, seguito dai presidenti di Francia, Polonia, Danimarca e Belgio. E domani vedrà anche quelli di Ungheria, Finlandia, Svezia e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Al momento invece non è previsto un bilaterale con Giorgia Meloni.
«Tutti n…
Bruxelles – Più missili, più munizioni e più copertura satellitare. Il presidente ucraino, Volodomyr Zelensky, è arrivato ieri a Bruxelles per partecipare oggi al Consiglio europeo. E dopo l’affondo di Donald Trump nei suoi confronti e dopo i bombardamenti incessanti della Russia, è tornato a chiedere il sostegno dell’Europa.
Prima del summit ha anche parlato personalmente con alcuni degli alleati. In primo luogo il segretario generale della Nato, Mark Rutte, seguito dai presidenti di Francia, Polonia, Danimarca e Belgio. E domani vedrà anche quelli di Ungheria, Finlandia, Svezia e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Al momento invece non è previsto un bilaterale con Giorgia Meloni.
«Tutti noi in Europa – ha detto il leader di Kiev - vogliamo che questa guerra finisca. E perché ciò accada, servono segnali forti: maggiore pressione concreta sulla Russia e maggiore sostegno alla difesa dell’Ucraina. Ora più che mai è fondamentale agire insieme per proteggere le vite umane». Ma l’aspetto più urgente riguarda le forniture militari. Anche quelle dell’Alleanza Atlantica. «Negli ultimi giorni – ha sottolineato - ci sono state diverse ondate di attacchi con missili balistici, e i droni d’attacco shahed sono quasi costantemente nei nostri cieli. Dalle ore 24 di ieri fino a ora, i russi hanno già lanciato circa 1.000 droni». Già nei giorni scorsi i vertici ucraini avevano avvertito che le scorte di Patriot erano ormai ridotte al lumicino. Senza le nuove consegne è quasi impossibile tenere in piedi la difesa aerea. E poi c’è il nodo dell’assistenza satellitare di Starlink. Senza la quale non si possono lanciare i razzi e non possono partire in volo i caccia. Per questo servono i rifornimenti e «questo vale in particolare per gli intercettori di missili balistici e le munizioni per gli F-16. Stiamo lavorando su nuovi pacchetti di difesa aerea».
Oggi i 27 si confronteranno anche sulla linea politica da seguire nei prossimi giorni. Il premier olandese, Rob Jetten, ha invitato «tutti i leader europei a fare di più, sia sul piano finanziario che su quello militare perché molti Paesi europei sono indietro nel sostegno all’Ucraina: diamo un’accelerata ai nostri sforzi e assicuriamoci che possano vincere questa guerra insensata». «Posso rassicurarvi, cari amici ucraini e presidente Volodymyr Zelensky – ha scandito il polacco Tusk – che non siete soli».
Zelensky nelle ultime ore ha insistito affinché l’Ue nomini un inviato speciale in grado di sedersi al tavolo delle trattative con il Cremlino per la tregua o per la pace. Ipotesi che l’Unione sta adesso valutando con maggiore attenzione proprio per non lasciare a Trump tutto lo spazio negoziale con Putin.
Ma i partner europei vogliono nello stesso tempo che Zelensky assuma una linea più dialogante con il presidente americano. O almeno di moderare i toni con l’inquilino della Casa Bianca con l’obiettivo di non inasprire i rapporti. Nessuno nega con il presidente ucraino che le posizioni di Trump siano a dir poco inaffidabili, ma un po’ di real politik può aiutare.
L’Alta Rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, però non vuole retrocedere e nei confronti di Washington ha usato ieri gli stessi toni del passato: «Decisamente abbiamo un approccio diverso su questa guerra. Pensiamo che si debba fare pressione sull’aggressore perché fermi la guerra, non sulla vittima perché si arrenda. Strangolare l’Ucraina non è l’approccio giusto».