Meloni contro la sinistra: “Basta essere ambigui”, il Pd: “No alle violenze”
di Gabriella Cerami , Tommaso CiriacoDisordini durante la manifestazione a Milano
(ansa)Interviene quando gli scontri sono appena conclusi. È la seconda volta in ventiquattr’ore. Solo che stavolta Giorgia Meloni pondera ogni parola, memore degli errori commessi ai tempi della Flottilla e delle manifestazioni a favore della Palestina: allora attaccò frontalmente i manifestanti e i sindacati, pagando un prezzo devastante nel consenso. Saldò infatti le anime ostili al governo ponendo le basi per la sconfitta nel referendum sulla giustizia. Stavolta, dunque, la presidente del Consiglio tiene ostentatamente i cortei, gli studenti e il sindacato al riparo dalle critiche: «Ho grande rispetto — premette — per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla Cgil che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia».
Distingue, dunque. E punta il dito contro i violenti. Elenca gli scontri di Milano, i «lanci di pietre» …
Interviene quando gli scontri sono appena conclusi. È la seconda volta in ventiquattr’ore. Solo che stavolta Giorgia Meloni pondera ogni parola, memore degli errori commessi ai tempi della Flottilla e delle manifestazioni a favore della Palestina: allora attaccò frontalmente i manifestanti e i sindacati, pagando un prezzo devastante nel consenso. Saldò infatti le anime ostili al governo ponendo le basi per la sconfitta nel referendum sulla giustizia. Stavolta, dunque, la presidente del Consiglio tiene ostentatamente i cortei, gli studenti e il sindacato al riparo dalle critiche: «Ho grande rispetto — premette — per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla Cgil che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia».
Distingue, dunque. E punta il dito contro i violenti. Elenca gli scontri di Milano, i «lanci di pietre» e gli agenti feriti, ricorda i fermati a Torino «con sanpietrini e martelletti frangivetro», la chiusura della stazione di Bologna: «Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos» e tengono «in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città no».
Ma soprattutto, la premier sposta il bersaglio e punta dritto contro il centrosinistra: «Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile».
In realtà, il centrosinistra non ha mancato di condannare i violenti, ma Meloni insiste: aveva sfidato le opposizioni l’altro ieri a Bruxelles, replica sui social. Non solo: la premier potrebbe decidere di ascoltare chi le consiglia di sondare direttamente i leader delle minoranze. Non per affrontare insieme le emergenze sociali, come pure le viene chiesto, ma con l’obiettivo di costruire un messaggio di unità contro i tumulti. La tattica è chiara: mettere in crisi il centrosinistra. La campagna elettorale è dietro l’angolo e la sicurezza è un dossier da cavalcare. Soprattutto a destra.
Elly Schlein sta ben attenta a non cadere nella trappola e insiste: «Meloni deve smettere di criminalizzare il dissenso». Non sfugge alla segretaria dem che la premier abbia evitato strategicamente di attaccare cortei, studenti e sindacati: il punto è prestare attenzione a «chi protesta per il carovita, il caro energia, per il caro carburanti e cominciare a dare risposte agli italiani anziché incolparli». E infatti anche il responsabile dem per la sicurezza, Matteo Mauri, definisce «inaccettabili» gli episodi di violenza ma sottolinea che questi sono emersi «in un contesto di malessere e tensione sociale crescente a cui il governo sa rispondere solo con silenzio e indifferenza».
Anche il leader di Italia viva, Matteo Renzi, condanna la violenza: «Chi devasta e colpisce i carabinieri non è un giovane rivoluzionario ma un delinquente. Chi butta bombe carte in piazza del Duomo a Milano non è contro il Governo: è contro le istituzioni. Noi sappiamo benissimo da che parte stare: contro i violenti, ora e sempre». Per M5S interviene il vicepresidente Ettore Licheri: «Chi manifesta in modo pacifico avrà sempre il nostro supporto, ma chi utilizza la violenza è sempre dalla parte del torto, e va condannato e isolato». E puntualizza: «È chiaro che ora assistiamo a strumentalizzazioni politiche». Messaggio rivolto a palazzo Chigi.