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La diffida del dissidente Pini: convocate il congresso della Lega Nord

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Se anche questa iniziativa non produrrà risultati, il comitato potrà rivolgersi al presidente del Tribunale per chiedere la convocazione dell'assemblea
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La prima richiesta è rimasta senza risposta, e adesso la battaglia per riportare in vita la vecchia Lega Nord entra in una nuova fase, puntando direttamente ai vertici del partito. Gianluca Pini, ex parlamentare del Carroccio e presidente del Comitato per il Congresso federale, ha scritto a tutti i componenti del Consiglio federale della “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, chiedendo loro di sottoscrivere entro dieci giorni una richiesta formale per convocare il congresso. Un appuntamento che manca dal 2017, quando Matteo Salvini sconfisse Gianni Fava nell'ultima assise del movimento fondato da Umberto Bossi. Ma attenzione: qui non si parla della "Lega per Salvini premier", attesa a congresso sabato e domenica; ma della vecchia, la Nord. Un passaggio burocratico, magari, che però potrebbe offrire ai dissidenti della linea salviniana una casa politica alternativa, con in mano lo storico simbolo dell'Alberto da Giussano.

La lettera, datata 19 ottobre, aggiunge un tassello rispe…

La prima richiesta è rimasta senza risposta, e adesso la battaglia per riportare in vita la vecchia Lega Nord entra in una nuova fase, puntando direttamente ai vertici del partito. Gianluca Pini, ex parlamentare del Carroccio e presidente del Comitato per il Congresso federale, ha scritto a tutti i componenti del Consiglio federale della “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, chiedendo loro di sottoscrivere entro dieci giorni una richiesta formale per convocare il congresso. Un appuntamento che manca dal 2017, quando Matteo Salvini sconfisse Gianni Fava nell'ultima assise del movimento fondato da Umberto Bossi. Ma attenzione: qui non si parla della "Lega per Salvini premier", attesa a congresso sabato e domenica; ma della vecchia, la Nord. Un passaggio burocratico, magari, che però potrebbe offrire ai dissidenti della linea salviniana una casa politica alternativa, con in mano lo storico simbolo dell'Alberto da Giussano.

La lettera, datata 19 ottobre, aggiunge un tassello rispetto all'iniziativa avviata alla fine di agosto. Allora Pini, insieme a Roberto Fabbri e Paola Ragazzini, aveva costituito a Forlì il Comitato per il Congresso federale, con lo scopo di riattivare gli organismi della vecchia Lega Nord, oggi commissariata da Igor Iezzi, fedelissimo del vicepremier. Il primo settembre era partita una richiesta ufficiale indirizzata al commissario e all'amministratore federale, con venti giorni di tempo per rispondere. Il termine è scaduto il 21 settembre e, denuncia ora Pini, non è arrivata neppure una risposta interlocutoria.

Da qui la decisione di cambiare interlocutori. Il Comitato si rivolge direttamente ai consiglieri federali (tra loro ci sono Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Fontana e Giulio Centemero), richiamando l'articolo 9 dello statuto, secondo il quale il congresso straordinario può essere convocato su richiesta della maggioranza dei componenti del Consiglio federale. L'obiettivo è raccogliere le firme necessarie per obbligare gli organi del partito a prendere in esame la convocazione dell'assise, senza dover passare immediatamente per un tribunale.

Ma nella comunicazione c'è anche un avvertimento, formulato con particolare attenzione agli aspetti giuridici. Pini ricorda che la vecchia Lega Nord continua a essere iscritta al registro nazionale dei partiti politici e a ricevere i contributi del due per mille. Benefici che la legge collega anche al rispetto del metodo democratico e a uno statuto che preveda la periodicità dei congressi. Il Comitato richiama quindi le responsabilità personali di chi partecipa all'approvazione dei rendiconti e degli altri documenti trasmessi annualmente alla Commissione di garanzia.

Il messaggio politico è semplice: non si può continuare indefinitamente a mantenere in vita un partito senza rinnovarne gli organismi dirigenti. Pini ricorda inoltre che lo statuto prevede riunioni del Consiglio federale almeno ogni tre mesi e che il congresso straordinario avrebbe dovuto essere celebrato entro 120 giorni dalle dimissioni del segretario, salvo una diversa decisione del Consiglio. Da quelle dimissioni, sottolinea il Comitato, sono trascorsi più di ottanta mesi.

Formalmente non è una diffida, ma un invito a esercitare le prerogative statutarie. Una pressione sui dirigenti che continuano a far parte degli organismi del vecchio partito. E la strada giudiziaria resta aperta: se anche questa iniziativa non produrrà risultati, il Comitato potrà rivolgersi al presidente del Tribunale per chiedere la convocazione dell'assemblea.

Allora si torna alla questione originaria, cioè la presenza di due soggetti distinti. Da una parte la “Lega per Salvini Premier”, il partito nazionale costruito dal vicepremier per superare i confini settentrionali del vecchio Carroccio. Dall'altra la Lega Nord per l'Indipendenza della Padania, la struttura originaria alla quale è rimasto in capo anche il debito dei famosi 49 milioni da restituire allo Stato. Il vecchio contenitore, oggi sostanzialmente congelato, potrebbe tornare a essere uno strumento politico per quella parte del mondo leghista che contesta la trasformazione nazionale del partito e chiede di recuperare autonomia, radicamento territoriale e centralità del Nord.

Adesso il Comitato attende le risposte dei consiglieri federali. Dieci giorni per capire se esiste una maggioranza disponibile a riaprire il congresso dall'interno. In caso contrario, sarà la magistratura civile a poter essere chiamata in causa. E quella che era cominciata come una rivendicazione identitaria dei nostalgici della Lega delle origini rischia di trasformarsi in una battaglia per il controllo di un partito che, almeno sulla carta, non ha mai smesso di esistere.

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