ROMA – Niente da fare. Giuseppe Conte non ci sta. L’idea su cui da giorni si stava ragionando tra gli sherpa del campo largo per scongiurare il caos primarie — organizzare una gara a due: il presidente M5s contro la segretaria Pd — sembra tramontata ancora prima di vedere la luce. Ed è proprio l’ex premier giallorosso a stoppare il lavorìo sotterraneo intorno a un’ipotesi che, sospettano in Via di Campo Marzio, avrebbe finito per favorire Elly Schlein.
«Rischiamo di andare verso una prospettiva divisiva. Io sono impegnato a evitare un clima da conta finale, ma è evidente che se ci sono due leader di partito...» sibila Conte intercettato dai cronisti. «Mi auguro ci siano altri candidati affinché non sia un duello rusticano», rincara. «Il tema è allargare la visione, il respiro, aprire un confronto democratico, senza ritrovarci schiacciati su una rivalità che potrebbe far male». Ha fiutato la trappola, l’avvocato. Capito che, polarizzando la sfida, il me contro te potrebbe tradursi in u…
ROMA – Niente da fare. Giuseppe Conte non ci sta. L’idea su cui da giorni si stava ragionando tra gli sherpa del campo largo per scongiurare il caos primarie — organizzare una gara a due: il presidente M5s contro la segretaria Pd — sembra tramontata ancora prima di vedere la luce. Ed è proprio l’ex premier giallorosso a stoppare il lavorìo sotterraneo intorno a un’ipotesi che, sospettano in Via di Campo Marzio, avrebbe finito per favorire Elly Schlein.
«Rischiamo di andare verso una prospettiva divisiva. Io sono impegnato a evitare un clima da conta finale, ma è evidente che se ci sono due leader di partito...» sibila Conte intercettato dai cronisti. «Mi auguro ci siano altri candidati affinché non sia un duello rusticano», rincara. «Il tema è allargare la visione, il respiro, aprire un confronto democratico, senza ritrovarci schiacciati su una rivalità che potrebbe far male». Ha fiutato la trappola, l’avvocato. Capito che, polarizzando la sfida, il me contro te potrebbe tradursi in una sconfitta certa. Tanto più che la corsa ristretta sembra piacere poco pure ai centristi. «Porterebbe a una riduzione della partecipazione e alla messa in discussione della stessa coalizione», annota Più Uno, il movimento di Ernesto Ruffini: «Taglierebbe fuori un pezzo importante, necessario per vincere le elezioni».
Alleati insperati, per Conte. Che preferisce guardare oltre. «Ora è importante vedersi per finalizzare un progetto condiviso», incalza il capo 5S: «In questi giorni il disagio sociale sta trovando il governo impreparato. Servono misure da annunciare subito, i cittadini non possono aspettare». E dunque, «prima il programma, subito dopo il leader», conclude pigiando sull’acceleratore: «Ho già detto che nel giro di qualche settimana possiamo fare un lavoro serio e un attimo dopo tracciare le regole delle primarie». Da tenere, precisa il vice Stefano Patuanelli, a gennaio. Non a marzo, come vorrebbe il Nazareno, che pare non avere fretta. È la stessa Schlein a confermarlo: «Il programma? Lasciateci lavorare così arriva presto», risponde evasiva.
Una lettura, quella di Conte, che a sorpresa ricalca le riflessioni proposte da Romano Prodi a Otto e mezzo. «Le primarie sono una sfida. Prima bisogna fare un programma per sapere su cosa si vota e poi far subito votare. La tempistica deve essere il più veloce possibile», sollecita il professore. Quanto al numero dei candidati: «Non auspico niente su quanti e quali possano essere, quando le ho fatte io ce n’erano tanti», ricorda. Lanciando infine un avvertimento al nocciolo duro dell’alleanza progressista: «Non si vince al centro, ma si perde se manca». E un messaggio non proprio amichevole a Schlein: «Le consiglio di conoscere gli uomini e il Paese, la sua complessità. È necessario, perché il radicalismo non ha possibilità di vincere da solo». Ecco perché, spiega il fondatore dell’Ulivo, «aspetto i programmi, punti comuni forti anche con tante diversità», prima di decidere se recarsi o meno ai gazebo.
A riprova dello scarso entusiasmo che si respira nel popolo del centrosinistra. Ormai rassegnato, come Rosy Bindi. «Mi pare che a questo punto le primarie siano inevitabili, salvo accordo tra Schlein e Conte per designare uno dei due, o eventualmente un terzo», alza le mani l’ex pasionaria dc: «Speriamo sia la strada giusta per trovare la persona migliore per battere la destra». Lei, non è un mistero, tifava per il federatore, ma la segretaria pd non ha voluto sentire ragioni. Il perché l’ha ribadito ieri Gianni Cuperlo: «Nelle democrazie di tutta Europa funziona che il candidato naturale alla guida del governo è il leader o la leader del partito che raccoglie il maggiore consenso». In questo caso, però, è stato il capo 5S a dire no. Un gigantesco gioco dell’oca che rischia di stancare gli elettori.