Divieto social agli under 14, opposizioni: “Noi sempre pronti a votarlo, era stata Meloni a frenare”
di Serena RiformatoD’accordo nel merito, diffidenti rispetto all’ennesimo rilancio. Le opposizioni sono pronte ad accogliere l'apertura della premier, consegnata a Repubblica, a limitare l'accesso ai social per gli under 14. Ma non nascondono il fastidio: perché a rimettere sul tavolo una proposta bipartisan rimasta impantanata in Parlamento è lo stesso governo che ne ha frenato l'approvazione nell’ultimo anno. Ora si preparano a chiedere all’esecutivo di passare dalle parole ai fatti.
Sia la deputata di Italia viva Marianna Madia che la senatrice Pd Simona Malpezzi hanno già annunciato l’intenzione di presentare un emendamento sul tema all’ultimo decreto Sicurezza: “Proveremo a stanarla”, dice Madia. “Del resto – aggiunge Malpezzi – ho proposto la modifica anche nei precedenti decreti Sicurezza, ma è sempre stata considerata inammissibile per estraneità di materia”. Non chiude alla convergenza nemmeno il M5S per voce della senatrice Barbara Floridia: “Vedremo in base ai contenuti dell’emendamento, per …
D’accordo nel merito, diffidenti rispetto all’ennesimo rilancio. Le opposizioni sono pronte ad accogliere l'apertura della premier, consegnata a Repubblica, a limitare l'accesso ai social per gli under 14. Ma non nascondono il fastidio: perché a rimettere sul tavolo una proposta bipartisan rimasta impantanata in Parlamento è lo stesso governo che ne ha frenato l'approvazione nell’ultimo anno. Ora si preparano a chiedere all’esecutivo di passare dalle parole ai fatti.
Sia la deputata di Italia viva Marianna Madia che la senatrice Pd Simona Malpezzi hanno già annunciato l’intenzione di presentare un emendamento sul tema all’ultimo decreto Sicurezza: “Proveremo a stanarla”, dice Madia. “Del resto – aggiunge Malpezzi – ho proposto la modifica anche nei precedenti decreti Sicurezza, ma è sempre stata considerata inammissibile per estraneità di materia”. Non chiude alla convergenza nemmeno il M5S per voce della senatrice Barbara Floridia: “Vedremo in base ai contenuti dell’emendamento, per noi è fondamentale che si preveda anche una norma sull’educazione digitale a scuola”. Le minoranze, allo stesso tempo, chiedono anche risposte: perché Meloni ha rallentato finora?
Il disegno di legge arenato in Senato
La prima reazione è di sorpresa e indignazione. "Sono sbalordita dalle parole della premier", commenta Madia. “Il suo è uno smaccato tentativo di rimediare a un ritardo di cui porta tutta la responsabilità”. Infatti, aggiunge l’ex ministra, “il testo della legge era già pronto per l'approvazione in Senato, grazie al lavoro bipartisan fatto con le colleghe Lavinia Mennuni di FdI e Malpezzi del Pd”. Poi cos’è successo? “Se la legge non c'è ancora e i nostri giovanissimi sono vittime delle manipolazioni sui social network, è interamente colpa dei ministri di Meloni, che in questi cinque mesi si sono esplicitamente rifiutati di inviare in Parlamento i pareri richiesti”.
Per capire l’accusa, bisogna ricostruire i passaggi precedenti. A maggio 2024, alla Camera e al Senato viene deposito un progetto di legge identico sulla “tutela dei minori nella dimensione digitale”. È il frutto del lavoro di tre parlamentari: Mennuni di FdI, Malpezzi del Pd e Madia, ex dem oggi in Italia viva. Prevede che venga vietata l'attivazione di account prima dei 15 anni, anche con il consenso dei genitori, verifiche sull’età più difficili da eludere, la cancellazione degli account under 15 anni già esistenti, regole per scoraggiare i baby influencer. Lo firmano anche Lega, Forza Italia e Avs (mentre M5s e Noi moderati hanno dei testi propri).
L’iter avanza più velocemente al Senato, dove il ddl viene incardinato in commissione Trasporti e comunicazioni. Poi c’è un primo rallentamento, in realtà causato dall’interlocuzione della Commissione europea: formalmente l’Ue è cauta perché vede la necessità di armonizzare le normative dei vari Stati membri. Di certo, però, incide sulle resistenze anche la trattativa ancora in corso sui dazi Usa. Fatto sta che a ottobre 2025 invece la situazione si sblocca: l’esecutivo europeo dà il semaforo verde. Il testo Mennuni-Madia viene modificato accogliendo dei rilievi da Bruxelles. Poi succede qualcosa. Francia e Spagna intanto vanno avanti. L’Italia, che pure si era mossa per prima, rimane indietro. A ottobre 2025, durante un Cdm la premier imprime la frenata: sostiene che il via libera dell’Ue non debba comportare necessariamente, per l’Italia, l’introduzione del divieto. Da lì il disegno di legge rimane arenato in Senato. Non sono mai arrivati i pareri dei ministeri competenti, un passaggio necessario a proseguire l’esame. “Le famiglie, le associazioni, le scuole ce lo chiedono da tempo – chiosa Malpezzi – e nel frattempo altri Paesi europei hanno legiferato e l’Unione si è mossa. L’Italia invece è rimasta ferma, e a pagarne il prezzo sono i ragazzi, esposti ogni giorno a contenuti e meccanismi pensati per trattenerli e profilarli”.
Perché Meloni abbia finora esitato, Madia se lo spiega così: “Credo che ci sia stata una cautela legata ai rapporti con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saldato il suo potere a quello delle grandi piattaforme”. Ora che quel legame è sfilacciato, le opposizioni sperano in una fase nuova: “Ci auguriamo che adesso sia più libera”.
Il centrodestra
Cosa succede ora? Anche la meloniana Mennuni vede due possibilità: “Il ddl 1136 è stato notificato e già concordato con il Dg Connect della Commissione Europea e quindi è pronto per l'approvazione. Questo può essere votato o può essere trasposto e inserito con un emendamento nel decreto sicurezza che andrà in aula”. Il testo già esistente potrebbe in ogni caso andare verso una modifica: “Pur ritenendo che i 15 anni rappresentino l'età più appropriata per introdurre il divieto, - aggiunge la senatrice di FdI - preso atto dell'ampio consenso delle forze parlamentari sulla soglia dei 14 anni, procediamo pure in questa direzione”.
Alla Camera, nel centrodestra, si sta muovendo la segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna, che ha a sua volta annunciato un emendamento al decreto Sicurezza: “Proporremo i contenuti di un nostro disegno di legge che prevede divieto di accesso ai social per gli under 13, un regime regolamentato e protetto per i ragazzi più grandi e l’obbligo per le piattaforme di correggere l'architettura algoritmica dei social che crea dipendenza”. Ma la priorità è arrivare a un’approvazione bipartisan, aggiunge la deputata: “Mi farò carico di interloquire anche con le forze di opposizione per convergere su un testo comune”.