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Zappia (Ispi): “È legittimo sospettare del Cremlino alla vigilia delle elezioni”

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La presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale: “Ammesso che questi fatti siano stati provocati, i ragazzi vivono dei vuoti e la società non li aiuta”
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Mariangela Zappia, presidente dell’Ispi, ex ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, nei fatti di Milano legge «una serie di nodi da legare» che la portano a «non escludere la possibilità di una manipolazione esterna».

Il titolare della Difesa Guido Crosetto vi vede «frutto della guerra ibrida». Come va interpretato?

«Se il ministro ha detto una cosa del genere, vuol dire che ha degli elementi. Da osservatrice noto diversi aspetti sospetti».

Quali?

«In primo luogo, il fatto che sia difficile capire come sono stati mobilitati questi ragazzi: non c’è un’organizzazione chiara dietro. Non mi sembra un caso che i social media più utilizzati siano stati Telegram e TikTok: mi viene da pensare che soggetti stranieri possano aver contribuito a creare caos».

È legittimo sospettare della Russia?

«Francamente sì. Abbiamo già visto azioni simili condotte dal Cremlino nei nostri Paesi per dividere le opinioni pubbliche. L’uso di Telegram fa pensare a quei metodi. Ma bisogna sempre fare attenzione:…

Mariangela Zappia, presidente dell’Ispi, ex ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, nei fatti di Milano legge «una serie di nodi da legare» che la portano a «non escludere la possibilità di una manipolazione esterna».

Il titolare della Difesa Guido Crosetto vi vede «frutto della guerra ibrida». Come va interpretato?

«Se il ministro ha detto una cosa del genere, vuol dire che ha degli elementi. Da osservatrice noto diversi aspetti sospetti».

Quali?

«In primo luogo, il fatto che sia difficile capire come sono stati mobilitati questi ragazzi: non c’è un’organizzazione chiara dietro. Non mi sembra un caso che i social media più utilizzati siano stati Telegram e TikTok: mi viene da pensare che soggetti stranieri possano aver contribuito a creare caos».

È legittimo sospettare della Russia?

«Francamente sì. Abbiamo già visto azioni simili condotte dal Cremlino nei nostri Paesi per dividere le opinioni pubbliche. L’uso di Telegram fa pensare a quei metodi. Ma bisogna sempre fare attenzione: queste sono ipotesi che l’analisi ci porta a individuare, poi bisogna verificare i fatti».

Quale sarebbe l’obiettivo di chi vuole caricare le piazze?

«Creare polarizzazioni interne che arrechino problemi ai governi locali. Se poi consideriamo che nei prossimi mesi ci saranno elezioni in Paesi europei importanti, dalla Spagna alla Francia, dalla Polonia all’Italia, è normale chiedersi se non ci sia anche un tentativo di interferire in vista di queste scadenze».

Ci sono precedenti in Europa?

«Certamente. In passato sono emerse pubblicamente azioni russe volte a influenzare il voto popolare, soprattutto nei Paesi dell’Est Europa».

Come nel caso delle elezioni in Romania?

«Sì. Sono azioni che tendono a favorire partiti politici più vicini a Mosca oppure semplicemente a generare disordine».

Anche dietro la crisi di Ceuta, in Spagna, potrebbe esserci una regia esterna?

«Non lo escluderei completamente. La migrazione è uno dei temi che lacerano verticalmente le opinioni pubbliche ed è tra i più difficili da trattare per gli esecutivi. Non possiamo dire che tutto quello che succede da noi sia il risultato di una destabilizzazione russa, ma siamo in un momento in cui questa modalità viene utilizzata».

Come possono difendersi i governi dalla guerra ibrida?

«Da soli è molto complicato far fronte a pressioni di questo genere. Possiamo schermarci solo come Europa, investendo negli strumenti necessari per contrastarle e senza considerarle un fenomeno episodico. È una dinamica destinata a continuare nel tempo. La nostra intelligence e le nostre forze dell’ordine già svolgono un’attività di controllo dei canali social più attenzionati».

Ma attribuire le proteste solo alla guerra ibrida non rischia di diventare un alibi per oscurare il malessere sociale?

«Il malessere c’è, non c’è dubbio. Mettiamo pure che questa sia un’azione provocata da fuori: significa comunque che questi ragazzi vivono dei vuoti e la società non li aiuta a riempirli».

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