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Meloni: “Province nel limbo”. Calderoli confessa: “Lei non volle rilanciarle”

(ansa)

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All’assemblea dell’Upi il ministro rivela che fu la premier a stoppare la modifica della legge Delrio
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Curioso corto circuito all’assemblea dell’Upi, l’Unione province italiane. Prima scena: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni manda un messaggio, e ovviamente cerca di ingraziarsi la platea. Dice che «le province portano sulle spalle la pesante eredità» della legge Delrio «che ha lasciato questi enti in un insostenibile limbo». Il riferimento è al provvedimento che nel 2014 – durante il governo Renzi – ha abolito l’elezione diretta degli organi provinciali, riducendone le competenze. Da tempo chi si trova oggi a gestire gli enti intermedi, come il presidente dell’Upi Enzo Lattuca, chiede di superare la vecchia normativa. Ecco allora che Meloni si lancia nella promessa: «Crediamo che sia arrivato il tempo perché il parlamento valuti gli effetti di quella norma e il modello di elezione, al fine di rafforzare l’efficienza e la rappresentatività degli organi elettivi». Tradotto: forse questa volta la riforma si fa.

Questa volta. Sì, perché in verità il centrodestra un disegno di leg…

Curioso corto circuito all’assemblea dell’Upi, l’Unione province italiane. Prima scena: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni manda un messaggio, e ovviamente cerca di ingraziarsi la platea. Dice che «le province portano sulle spalle la pesante eredità» della legge Delrio «che ha lasciato questi enti in un insostenibile limbo». Il riferimento è al provvedimento che nel 2014 – durante il governo Renzi – ha abolito l’elezione diretta degli organi provinciali, riducendone le competenze. Da tempo chi si trova oggi a gestire gli enti intermedi, come il presidente dell’Upi Enzo Lattuca, chiede di superare la vecchia normativa. Ecco allora che Meloni si lancia nella promessa: «Crediamo che sia arrivato il tempo perché il parlamento valuti gli effetti di quella norma e il modello di elezione, al fine di rafforzare l’efficienza e la rappresentatività degli organi elettivi». Tradotto: forse questa volta la riforma si fa.

Questa volta. Sì, perché in verità il centrodestra un disegno di legge per modificare il testo Delrio l’aveva già avviato al Senato: prevedeva la reintroduzione dell’elezione diretta del presidente della provincia, nuove funzioni e risorse. Poi è successo qualcosa. E il retroscena lo racconta con candore il titolare degli Affari regionali Roberto Calderoli. Seconda scena: il ministro si collega all’assemblea. Domanda: ma cosa ha impedito la modifica? Risposta sincera del leghista: a un certo punto «era evidente che qualcuno cercava di rallentare o non dare il via libera al provvedimento». Chi? «Credevo FdI, ma i loro parlamentari e gli amministratori mi dicevano andiamo avanti con la riforma». Lega e FI quindi? Nemmeno. «In un vertice di maggioranza con la premier e i vice Tajani e Salvini si evidenziò che nessuno dei partiti era contrario». Finale a sorpresa: «La contrarietà veniva proprio dalla presidente del Consiglio, e non tanto dal suo partito. Chiese di provare a fare un sondaggio: il suo timore era di poter essere attaccata per aver ripristinato un poltronificio». Quindi fu Meloni a bloccare la riforma. La stessa leader che ieri ha criticato «la pesante eredità» della legge Delrio. Quanto alla rilevazione, all’Upi si sono fatti trovare pronti: secondo un sondaggio di Piepoli circa tre italiani su quattro valutano negativamente l’attuale sistema di elezione indiretta degli organi provinciali e sono favorevoli al ritorno all’elezione diretta.

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