Scontro nella maggioranza sulla giustizia. Lite FdI-FI sulle porte girevoli per le toghe del Csm
di Conchita SanninoDagli scranni del Consiglio superiore (quasi) direttamente al salto verso gli uffici dei ministeri o verso quelli apicali dei palazzi di giustizia. Sorpresa: stavolta è Fratelli d'Italia, il partito della premier Meloni che comiziava per il Sì alla riforma sulla giustizia, a preparare sotto forma di emendamento il suo regalo alle toghe. Magari a vantaggio di qualche gruppo in particolare.
Il nuovo testo dimezza i tempi di "attesa" che sono attualmente previsti dalla legge, per chi ha avuto il privilegio di sedere in Csm, prima di concorrere a incarichi superiori. Un blitz così inatteso che ieri è Forza Italia a fare il pollice verso: "Noi di certo voteremo no", avverte un seccatissimo Enrico Costa. Bocciatura che si unisce a quella espressa subito dall'Anm; dalla corrente centrista di Unicost ("Il periodo di attesa serve a prevenire il rischio di scambi di favore. Il carrierismo va fermato e non alimentato"); e dai candidati (progressisti) di Area. Che promettono: "Se eletti, ci impeg…
Dagli scranni del Consiglio superiore (quasi) direttamente al salto verso gli uffici dei ministeri o verso quelli apicali dei palazzi di giustizia. Sorpresa: stavolta è Fratelli d'Italia, il partito della premier Meloni che comiziava per il Sì alla riforma sulla giustizia, a preparare sotto forma di emendamento il suo regalo alle toghe. Magari a vantaggio di qualche gruppo in particolare.
Il nuovo testo dimezza i tempi di "attesa" che sono attualmente previsti dalla legge, per chi ha avuto il privilegio di sedere in Csm, prima di concorrere a incarichi superiori. Un blitz così inatteso che ieri è Forza Italia a fare il pollice verso: "Noi di certo voteremo no", avverte un seccatissimo Enrico Costa. Bocciatura che si unisce a quella espressa subito dall'Anm; dalla corrente centrista di Unicost ("Il periodo di attesa serve a prevenire il rischio di scambi di favore. Il carrierismo va fermato e non alimentato"); e dai candidati (progressisti) di Area. Che promettono: "Se eletti, ci impegniamo a non avvalerci dei benefici previsti dall'emendamento". Pesa invece il silenzio del gruppo delle toghe più vicine a FdI, quelle di Mi, dove i maldicenti sospettano sia molto gradito il cadeau. Ricordando che la norma è quella "gemella" del 2018, voluta dagli allora consiglieri Palamara e Forciniti e di cui si avvalse l'ex segretario di Mi Galoppi.
Cosa prevede l'emendamento
Si scrive: emendamento Carolina Varchi, dal nome della deputata meloniana che ha depositato la norma (in commissione Giustizia a Montecitorio, decreto Interni). Si legge: abbattere i tempi per carriere e incarichi (prevalentemente) romani. Quasi un decennio dopo, riecco la scappatoia. Per i togati uscenti del Csm si passerebbe da quattro a due anni di attesa nel vecchio ufficio (ricoperto prima dell'elezione) prima di aspirare a un ufficio direttivo o semidirettivo. E si accorcerebbe anche l'altra via: da due anni a soli 12 mesi per andare fuori ruolo. La misura, che dispiegherebbe i suoi effetti già nell'immediato, arriva in tempo per beneficiare chi sta per lasciare Palazzo Bachelet e rassicurare chi arriva. Tutto a poche ore dall'apertura delle urne per eleggere i nuovi 20 consiglieri del Consiglio superiore (si vota domenica e lunedì prossimi). Per inciso: proprio la deputata Varchi, sul tema minori da sottrarre ai clan, con alcuni dei togati a lei più vicini come Nicotra e Scaletta, sono tra i protagonisti del convegno avvolto dalle polemiche e infine approvato ieri in plenum, per il 19 novembre (il progetto è “Liberi di scegliere” , il cui merito notoriamente va in particolare al giudice Roberto Di Bella, a don Luigi Ciotti, alla senatrice dem Enza Rando)
La giustizia che divide il centrodestra
Costa, capogruppo dei deputati Fi, è tranchant. "Sul tema giustizia ci sono tante convenienze e poche convinzioni. Vedo all'improvviso una forza politica di maggioranza che presenta un emendamento per fermare le porte girevoli tra giudici e uffici politici, che erano state bloccate dalla riforma Cartabia", dice intervenendo ieri alla giornata di riflessioni che ha salutato i dieci anni de "Il Dubbio". Poi, provocatorio: "Sia chiaro che noi voteremo contro, e spero che il governo dia parere contrario". Francesco Paolo Sisto, il viceministro e collega di partito, annuisce ma non fomenta dissidi. Costa mette all'indice la volubilità del centrodestra: "Agli alleati dico: abbiamo perso sul sì, lo so, ma non si può sostenere una riforma sulla separazione delle carriere e poi cancellarla completamente dal dibattito pubblico, è sbagliatissimo”.
I togati contrari
Contrari anche tredici consiglieri del Consiglio superiore della magistratura, tutti i togati tranne quelli appartenenti al gruppo di Magistratura Indipendente. “La modifica non risponde ad alcuna esigenza di maggiore efficienza della giustizia, non tocca i problemi organizzativi degli uffici né le necessità di una più tempestiva ed efficace tutela dei diritti dei cittadini”, si legge nella dichiarazione.
I firmatari (Mariafrancesca Abenavoli, Marcello Basilico, Marco Bisogni, Maurizio Carbone, Genantonio Chiarelli, Antonello Cosentino, Roberto D’Auria, Roberto Fontana, Michele Forziati, Antonino Laganà, Domenica Miele, Andrea Mirenda e Tullio Morello) richiamano il significato istituzionale dell’esperienza al Csm: “Per noi il mandato al Consiglio è una responsabilità di servizio, il cui valore prescinde dalle prospettive di accesso a successivi incarichi”. Il ritorno alle ordinarie funzioni giudiziarie, sottolineano, “esprime pienamente la dignità e il significato dell’impegno professionale del magistrato”, in coerenza con il principio costituzionale secondo cui i magistrati si distinguono soltanto per diversità di funzioni.
Sequestro smartphone
Non è l'unico braccio di ferro interno, sulla giustizia. Ieri altra fumata nera, sia in via Arenula sia in commissione a Montecitorio, per il provvedimento a firma di Pierpaolo Zanettin che dà una stretta al sequestro degli smartphone (testo fermo alla Camera, criticato anche dal procuratore nazionale Melillo). Dopo che gli azzurri hanno aderito al pressing di FdI, per escludere dalla tagliola i reati di mafia e terrorismo, sono arrivate le pretese del Carroccio. Lo scambio adesso è tra le crociate garantiste di Fi e il controllo del territorio leghista. O si riapre il piccolo tribunale di Bassano del Grappa o niente ok alla legge.