La stretta sui social per gli under 14, a parole, mette tutti d’accordo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rispondendo a Repubblica, ha riaperto all’ipotesi di introdurre il divieto. Il ministro della Difesa Guido Crosetto allarga il fronte e denuncia l’utilizzo delle piattaforme da parte di alcuni Paesi per «monitorare», «studiare» e persino «incidere sulle menti» degli utenti, a prescindere dall’età. Tanto da sperare che le Camere lo chiamino a riferire. Ma mentre il governo rilancia l’impegno sul tema, le opposizioni chiedono conto di ciò che non è stato fatto finora. E non nascondono il fastidio: perché una proposta bipartisan di limitare l’accesso ai social ai più piccoli è già in Senato, e proprio l’esecutivo ne ha frenato l’approvazione nell’ultimo anno. «Il testo era già pronto per il via libera, avrebbe previsto il divieto per i social sotto i 15 anni», spiega la deputata di Iv Marianna Madia, promotrice dell’iniziativa con le colleghe senatrici Lavinia Mennuni di F…
La stretta sui social per gli under 14, a parole, mette tutti d’accordo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rispondendo a Repubblica, ha riaperto all’ipotesi di introdurre il divieto. Il ministro della Difesa Guido Crosetto allarga il fronte e denuncia l’utilizzo delle piattaforme da parte di alcuni Paesi per «monitorare», «studiare» e persino «incidere sulle menti» degli utenti, a prescindere dall’età. Tanto da sperare che le Camere lo chiamino a riferire. Ma mentre il governo rilancia l’impegno sul tema, le opposizioni chiedono conto di ciò che non è stato fatto finora. E non nascondono il fastidio: perché una proposta bipartisan di limitare l’accesso ai social ai più piccoli è già in Senato, e proprio l’esecutivo ne ha frenato l’approvazione nell’ultimo anno. «Il testo era già pronto per il via libera, avrebbe previsto il divieto per i social sotto i 15 anni», spiega la deputata di Iv Marianna Madia, promotrice dell’iniziativa con le colleghe senatrici Lavinia Mennuni di FdI e Simona Malpezzi del Pd: «Se la legge non c’è ancora e i nostri giovanissimi sono vittime delle manipolazioni sui social, è colpa dei ministri di Meloni, che da mesi si rifiutano di inviare in Parlamento i pareri necessari a proseguire».
Per questo ora le minoranze chiedono al governo di passare dalle chiacchiere ai fatti. Su come si debba intervenire, le idee sono diverse. Persino all’interno della stessa maggioranza. Il sottosegretario forzista all’Editoria Alberto Barachini ritiene che si debba aspettare il Kids Act in discussione a Bruxelles: «Qualunque norma nazionale sarebbe sorpassata dal regolamento europeo che, una volta varato, dovrà essere applicato in tutta Europa: avrebbe una forza moltiplicata». La bozza comunitaria prescrive il divieto di accesso ai social sotto i 13 anni, account gestiti dai genitori tra i 13 e i 14, e protezioni rafforzate fino ai 18 anni: limitazioni allo scrolling infinito e ai meccanismi che creano dipendenza.
In parallelo, però, le opposizioni si preparano a presentare emendamenti sulle restrizioni social per i minori già nella fase di conversione dell’ultimo decreto Cortei appena approvato dal governo, che partirà dalla Camera. Lo faranno di sicuro Madia per Iv («Bisogna stanare la premier») e Anna Ascani per il Pd, quest’ultima ricalcando proprio i paletti forniti da Bruxelles. M5S non chiude, la senatrice Barbara Floridia però segna una linea: «Bisogna includere l’educazione digitale». Persino dentro FdI c’è chi, come il vicepresidente di Montecitorio Fabio Rampelli, ha già annunciato l’intenzione di proporre la modifica, «recuperando i contenuti della legge promossa da Mennuni-Madia». Valutazioni ancora in corso. Allo stesso tempo, infatti, il capogruppo meloniano Galeazzo Bignami mette in guardia sulla necessità di capire se il decreto, pur nel suo percorso parlamentare, «sia il veicolo legislativo giusto» o se non ci sia piuttosto il rischio «che l’emendamento venga dichiarato inammissibile per incompatibilità di materia o perché non rispetta l’urgenza». Come è già accaduto con le modifiche sul tema proposte in passato dalle dem Simona Malpezzi ai decreti Sicurezza. La sintesi è ancora lontana. Per mediare si propone la segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna: «Anche noi presenteremo un emendamento, ma lavorerò perché si arrivi a un testo comune».