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L’eterno ritorno di Ferri: nelle urne per il Csm

Cosimo Ferri 

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Domani e lunedì si vota per i 20 togati del parlamentino dei giudici. L’uomo del caso Palamara corre da indipendente
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ROMA – Dove il governo voleva i bussolotti, torna il gioco democratico tra i gruppi orientati a destra o a sinistra, spingono gli apparentamenti tra candidati, si mettono in gioco gli indipendenti contro il potere delle correnti. Si vota domani e dopodomani per rinnovare il “parlamentino” del Consiglio superiore della magistratura, 64 in tutto i candidati, tra pm e giudici, ai seggi dell’organo di autogoverno. Ma è la credibilità delle toghe – a fronte di degenerazioni interne e attacchi esterni della politica – la vera posta in gioco. Visto che un paradosso clamoroso pesa sulla campagna elettorale: tra gli aspiranti consiglieri ecco in pista Cosimo Ferri, il nome simbolo del cosiddetto Sistema Palamara uscito indenne dagli scandali.

È il politico-magistrato delle porte girevoli per eccellenza, il passato in Mi, la storia ingombrante di sempre e la casacca nuova di “outsider”, buona anche per quest’altra stagione. Più pentito o imbarazzato, quale curriculum offre al progetto del rinno…

ROMA – Dove il governo voleva i bussolotti, torna il gioco democratico tra i gruppi orientati a destra o a sinistra, spingono gli apparentamenti tra candidati, si mettono in gioco gli indipendenti contro il potere delle correnti. Si vota domani e dopodomani per rinnovare il “parlamentino” del Consiglio superiore della magistratura, 64 in tutto i candidati, tra pm e giudici, ai seggi dell’organo di autogoverno. Ma è la credibilità delle toghe – a fronte di degenerazioni interne e attacchi esterni della politica – la vera posta in gioco. Visto che un paradosso clamoroso pesa sulla campagna elettorale: tra gli aspiranti consiglieri ecco in pista Cosimo Ferri, il nome simbolo del cosiddetto Sistema Palamara uscito indenne dagli scandali.

È il politico-magistrato delle porte girevoli per eccellenza, il passato in Mi, la storia ingombrante di sempre e la casacca nuova di “outsider”, buona anche per quest’altra stagione. Più pentito o imbarazzato, quale curriculum offre al progetto del rinnovamento? Con Repubblica Ferri si sottrae a ogni domanda, una sola sibillina promessa: «Non siate cattivi. Io voglio costruire, posso essere l’uomo del dialogo».

Urne aperte fino a lunedì, e faide in corso da mesi, per eleggere i 20 togati di quel Csm che la riforma Nordio-Meloni (bocciata con oltre 14 milioni di no) voleva letteralmente smantellare. Per l’elezione dei membri laici (la maggioranza ne vuole 8 su 10) e il successivo ambitissimo ruolo di vicepresidente, passerà invece qualche mese in Parlamento: dove le candidature depositate tradiscono l’evidente squilibrio (77 uomini e 26 donne, tanto che sono stati riaperti i termini per il solo “genere femminile”), e scoprono i nomi di Antonio Di Pietro, dei senatori Zanettin (Fi), Rastrelli (FdI), Stefani (Lega), perfino di alcuni laici attualmente al Cpga del Consiglio di Stato che farebbero un bel balzo direttamente al Csm.

Torniamo alla corsa tra le toghe. Se le previsioni fossero rispettate, al di là del complesso sistema elettorale (a prevalenza maggioritario, con correzione proporzionale) il primo posto dovrebbe intestarselo ancora Magistratura indipendente, i più vicini al governo ma spaccati al loro interno, a seguire i progressisti di Area. A loro volta inseguiti dai centristi di Unicost e dall’alleanza “rossa” in ascesa: composta da Magistratura democratica con i candidati di “Autogoverno diffuso”, il movimento sorto al nord intorno al togato uscente Roberto Fontana. Ma pesa l’incognita Ferri: che tutti danno già dentro. Eppure è il giudice degli incontri segreti all’hotel Champagne salvato dalle inchieste, la toga che ha fatto il sottosegretario nei governi di centrosinistra (Letta, Renzi, Gentiloni) ma così vicino alla destra da incontrare più volte Berlusconi, negli anni della guerra ibrida di Silvio contro i giudici, per consolidare nell’ex premier la teoria della congiura delle toghe rosse. Bersaglio facile, a sinistra.

«Sarebbe paradossale la rielezione di Ferri, Il Csm ed i magistrati non hanno bisogno di un undicesimo membro laico. E non hanno bisogno nemmeno di chi alimenta una polemica ideologica contro le correnti, certamente legittima, ma che diventa meno credibile se a proporla sono autorevoli esponenti di correnti, come Claudio Galoppi e Alfredo Mantovano, cioè uno dei principali fautori della controriforma della Costituzione, voluta dal Governo e bocciata dagli italiani. Se vogliamo rispettare il segnale di fiducia dei 14 milioni che hanno votato no, esercitiamo il diritto di voto con discernimento», attacca ad esempio Fabrizio Vanorio, esponente Md e sostituto procuratore presso la Cassazione. E Giovanni Zaccaro, leader di Area: «Al di là del tifo per i nostri candidati, quello che più vogliamo è un Csm forte nel tutelare la giurisdizione e pretendere dal governo, qualunque sia, rispetto e risorse per la giustizia». Mentre i big misurano le faglie interne – la vittoria di Ferri intralcerà Tango, il presidente Anm che in MI è nemico degli amici di Cosimino? E la battaglia di Md strapperà un altro seggio ad Area? – le sorprese potrebbero arrivare da quelli meno noti. Come i sorteggiati di ”Altra proposta”. O gli altri indipendenti veri, che vanno contro-corrente: i giudici Fernanda Iannone, Antonio Baldassarre e Francesco Valentini.

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