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Lega, il programma di Garavaglia: più autonomia, tre macroregioni e stop alla fisionomia di destra

MASSIMO GARAVAGLIA LEGA CON LA MOGLIE 

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Il senatore lombardo, candidato al congresso, rilancia le richieste avanzate durante l’estate dai nordisti di Attilio Fontana e Massimiliano Romeo
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No ad una fisionomia di estrema destra, più potere ai territori e quindi meno centralismo: è questo il succo del documento congressuale di Massimo Garavaglia, con l’assise che comincia oggi a Milano e si conclude domani. Il senatore lombardo rilancia le richieste avanzate durante l’estate dai nordisti di Attilio Fontana e Massimiliano Romeo: federalismo, autonomia e una gestione più collegiale del partito. Con l’obiettivo di recuperare l’identità originaria del movimento senza trasformarlo in una forza moderata.

«Non siamo di sinistra, non siamo di destra, tantomeno di estrema destra», scrive Garavaglia nel programma. Un’affermazione che suona come una presa di distanza dal corso sovranista impresso da Matteo Salvini, anche se l’ex ministro chiarisce anche: «Non siamo mai stati e non possiamo essere moderati». La Lega deve tornare a essere una forza «popolare e popolana, rivoluzionaria ma pragmatica», impegnata nella «giustizia sociale» e nella difesa di lavoratori, pensionati, artigi…

No ad una fisionomia di estrema destra, più potere ai territori e quindi meno centralismo: è questo il succo del documento congressuale di Massimo Garavaglia, con l’assise che comincia oggi a Milano e si conclude domani. Il senatore lombardo rilancia le richieste avanzate durante l’estate dai nordisti di Attilio Fontana e Massimiliano Romeo: federalismo, autonomia e una gestione più collegiale del partito. Con l’obiettivo di recuperare l’identità originaria del movimento senza trasformarlo in una forza moderata.

«Non siamo di sinistra, non siamo di destra, tantomeno di estrema destra», scrive Garavaglia nel programma. Un’affermazione che suona come una presa di distanza dal corso sovranista impresso da Matteo Salvini, anche se l’ex ministro chiarisce anche: «Non siamo mai stati e non possiamo essere moderati». La Lega deve tornare a essere una forza «popolare e popolana, rivoluzionaria ma pragmatica», impegnata nella «giustizia sociale» e nella difesa di lavoratori, pensionati, artigiani e piccoli commercianti. Un ritorno al “né neri, né rossi” delle origini bossiane.

Altro punto, lo Statuto. Garavaglia propone una Lega organizzata in tre macroregioni, in linea con quanto aveva fatto Romeo: Nord, Centro, Sud e Isole. Ognuna con un presidente eletto dai territori, che siederebbe nel Consiglio federale e avrebbe anche un diritto di veto sulle decisioni contrarie allo Statuto, previa deliberazione del congresso macroregionale. Non solo, le candidature a sindaco, governatore e le liste elettorali dovrebbero essere concordate con i coordinamenti macroregionali. Un modo per ridimensionare lo strapotere della segreteria nazionale e dare peso agli amministratori locali.

«Non è una candidatura per una nuova leadership, ma una candidatura per una Lega nuova», precisa il documento. La distinzione serve a evitare che la sfida congressuale si riduca a uno scontro personale con Salvini. Ma la proposta interviene direttamente sugli equilibri di potere del partito, introducendo contrappesi al vertice e riconoscendo ai territori un ruolo concreto.

Nel programma torna la Lega “sindacato del territorio” di antica memoria, attenta a salari, pensioni, potere d’acquisto, piccole imprese e aree interne. C’è spazio anche per un «ambientalismo genuino», che difenda suolo, biodiversità e mondo rurale senza imporre i costi del Green Deal europeo. Sull’immigrazione restano controllo delle frontiere e rimpatri, ma con richiami al rispetto dello Stato di diritto e degli obblighi internazionali. Quanto all’Europa, Garavaglia propone un’«Europa dei popoli e delle macroregioni», mentre non affronta esplicitamente i temi di Russia, Ucraina e Nato.

Tra le modifiche statutarie figura anche il ritorno al nome Lega, senza “Salvini Premier”. Ma su questo punto non c’è vera contrapposizione: è lo stesso Salvini ad aver annunciato l’eliminazione del riferimento al proprio nome dal simbolo.

Domani, a scrutinio segreto, i 706 delegati decideranno chi sarà il nuovo segretario federale. L’esito è scontato, ma la percentuale niente affatto.

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