ROMA – Gli astri del campo progressista si riallineano. E dopo mesi passati a invocare l’avvio del confronto sul programma, questa settimana gli alleati si vedranno davvero. Non ancora per scriverlo, ma per decidere come farlo. E soprattutto con chi. L’appello spazientito del co-leader di Avs Angelo Bonelli, in un’intervista a Repubblica, ha sortito l’effetto da lui sperato. Ieri mattina la segretaria Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte si sono sentiti al telefono – pare nella “chat costituzionale” che condividono su Whatsapp – con lo stesso Bonelli e il suo sodale rossoverde Nicola Fratoianni. Una stretta di mano a distanza per promettersi un faccia a faccia imminente.
L’ex premier lo conferma senza troppi giri di parole dal palco degli Stati generali di Progetto civico Italia, il partito dell’assessore capitolino Alessandro Onorato: «Questa settimana ci dobbiamo vedere». La leader dem, da Cagliari, si limita a garantire che gli attori dell’alleanza continueranno …
ROMA – Gli astri del campo progressista si riallineano. E dopo mesi passati a invocare l’avvio del confronto sul programma, questa settimana gli alleati si vedranno davvero. Non ancora per scriverlo, ma per decidere come farlo. E soprattutto con chi. L’appello spazientito del co-leader di Avs Angelo Bonelli, in un’intervista a Repubblica, ha sortito l’effetto da lui sperato. Ieri mattina la segretaria Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte si sono sentiti al telefono – pare nella “chat costituzionale” che condividono su Whatsapp – con lo stesso Bonelli e il suo sodale rossoverde Nicola Fratoianni. Una stretta di mano a distanza per promettersi un faccia a faccia imminente.
L’ex premier lo conferma senza troppi giri di parole dal palco degli Stati generali di Progetto civico Italia, il partito dell’assessore capitolino Alessandro Onorato: «Questa settimana ci dobbiamo vedere». La leader dem, da Cagliari, si limita a garantire che gli attori dell’alleanza continueranno a «parlare e ascoltare di più proprio per trovare sempre un punto di sintesi». Ma è il verde Bonelli a confermare di avere il via libera di entrambi: «Felice e rasserenato che abbiano raccolta la nostra sollecitazione». La data esatta è ancora da definire, più probabile a ridosso del weekend secondo le prime valutazioni. Di certo, per ora si riproporrà lo schema di gioco a quattro, lo stesso della foto dello scorso giugno all’Hostaria Costanza. Pd e M5s con i dioscuri di Avs. Non è ancora il momento del centro. Anzi, il rendez-vous servirà anche a fare il punto sul cosiddetto «perimetro» della coalizione. Oltre che a stabilire i tempi e le modalità di costruzione del programma: la segretaria dem – con una fetta del suo partito – continua a chiedere un percorso partecipativo aperto alle parti sociali.
I centristi, intanto, rimangono alla finestra, in attesa. Fratoianni non vuole mettere test d’ingresso: «Penso che sia interessante guardare non chi si siede, ma chi si alza insieme da quel tavolo» perché «è il programma che definisce il profilo della coalizione non viceversa». Da sempre Avs ritiene che debbano essere i “senior partner” a definire il nocciolo duro delle proposte, da sottoporre ai piccoli. Una scrematura per affinità elettive. Del resto, l’aveva detto anche Schlein alla direzione Pd del suo partito: «Uno non vale uno».
Tra le ipotesi per compilare la lista degli inviti, in ogni caso, c’è quella di considerare la rappresentanza parlamentare. Requisito che hanno ormai tutti. Una mappa aggiornata. Iv di Matteo Renzi è in entrambe le Camere. Riccardo Magi di +Europa ora ha un gruppo a Montecitorio allargato ad Aboubakar Soumahoro e Bruno Tabacci. Quest’ultimo aveva offerto il suo simbolo Centro democratico a Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli. Ma l’affiliazione non c’è stata: da ieri il Melonellum è in vigore, quindi Più Uno dovrebbero raccogliere 6mila firme a collegio per le Politiche. Rischio scampato da Onorato ed Enzo Maraio del Psi: hanno una componente al Senato grazie a un prestito del M5s. «Obiezione di coscienza democratica», la chiama Conte. L’assessore capitolino, accogliendolo sul suo palco, l’ha ringraziato per la «grande generosità». Per poi scherzare: «Noi in risposta abbiamo detto che ci candideremo alle primarie». Sia Onorato che il leader 5s rimangono scettici verso la sfida a due nei gazebo. Mentre chi la caldeggia propone una regola semplice: corrono solo i capi-partito con un gruppo in Parlamento. +Europa e Avs non si metterebbero di traverso. Rimarrebbero Pd e M5s.
Una strada comunque lastricata di sospetti. In mattinata, Conte si è premurato di smentire un retroscena che gli attribuiva un giudizio poco lusinghiero sulle basse possibilità di vittoria con la segretaria dem e ha escluso categoricamente un suo passo indietro dalla competizione per il timone con Schlein. A riprova, dal palco di Onorato, ha parlato con il piglio di chi punta al piano nobile di Palazzo Chigi: «Tutti a chiederci: come farete? Ma abbiamo già governato nel momento più difficile. Gaetano, abbiamo mai avuto problemi?». «Mai», gli risponde il suo ex ministro e oggi sindaco di Napoli Manfredi dalla prima fila. «E allora – chiude il leader 5s – andiamo a riprenderci l’Italia».