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Il Pd prepara la road map: “Programma entro l’anno, primarie a inizio febbraio”

Taruffi a Montepulciano: “Percorsi anche dal basso”. Il correntone dem vuole accelerare. Botta e risposta con i riformisti sull’Ucraina
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MONTEPULCIANO (SI) – Non è stato solo il pressing degli alleati, l’impaziente Avs in testa, a convincere Schlein di non poter più tergiversare. Un pezzo rilevante del suo stesso partito, il famoso correntone di Montepulciano che rappresenta il 40 per cento del Pd, ha pigiato il piede sull’acceleratore. E dopo aver letto le riflessioni di Dario Franceschini sulla necessità di scegliere «bene ma in fretta» il leader della coalizione ai gazebo, l’inquilina del Nazareno ha deciso di rompere gli indugi. Formalizzando, per bocca di Igor Taruffi — spedito non a caso alla convention promossa dal trio Orlando-Franceschini-Speranza nel borgo senese dove tutto è cominciato — la sua road map: «Chiuderemo il programma entro l’anno con percorsi anche dal basso e, tra fine gennaio e primi di febbraio, faremo le primarie per tenere assieme la coalizione», scandisce il braccio destro della segretaria, «sapendo però», precisa, «che le elezioni vere sono quelle del giorno dopo, non le primarie». Per po…

MONTEPULCIANO (SI) – Non è stato solo il pressing degli alleati, l’impaziente Avs in testa, a convincere Schlein di non poter più tergiversare. Un pezzo rilevante del suo stesso partito, il famoso correntone di Montepulciano che rappresenta il 40 per cento del Pd, ha pigiato il piede sull’acceleratore. E dopo aver letto le riflessioni di Dario Franceschini sulla necessità di scegliere «bene ma in fretta» il leader della coalizione ai gazebo, l’inquilina del Nazareno ha deciso di rompere gli indugi. Formalizzando, per bocca di Igor Taruffi — spedito non a caso alla convention promossa dal trio Orlando-Franceschini-Speranza nel borgo senese dove tutto è cominciato — la sua road map: «Chiuderemo il programma entro l’anno con percorsi anche dal basso e, tra fine gennaio e primi di febbraio, faremo le primarie per tenere assieme la coalizione», scandisce il braccio destro della segretaria, «sapendo però», precisa, «che le elezioni vere sono quelle del giorno dopo, non le primarie». Per poi illustrare le ragioni di un andamento lento che ha finito per irritare i partner progressisti: «Ci accusano di essere in ritardo, di non avere un programma, ma la domanda che dovremmo fare è: quando si vota?», spiega Taruffi. «Il centrodestra per propri interessi tiene appeso il Paese a questa non risposta, non è normale. Un conto è votare ad aprile, un conto in ottobre». Chiaro il messaggio: il rischio logoramento del candidato premier è alto. Il timore che Giuseppe Conte si sfili, in caso di sconfitta, forse di più. Perciò, prima di decidere tempi e modi della sfida interna, sarebbe stato meglio conoscere le reali intenzioni di Giorgia Meloni sulle urne.

Argomenti che tuttavia persuadono poco il correntone. Che a Schlein chiede due cose, essenzialmente: accendere subito i motori dell’alleanza e coinvolgere di più chi, come loro, vuole «contribuire alla costruzione dell’alternativa». Oltre che, naturalmente, alla compilazione delle liste. Marco Sarracino lo dice senza girarci intorno: «Il partito non è solo lo strumento per arrivare a Palazzo Chigi. Noi pensiamo occorra continuare a valorizzarlo perché quando saremo al governo sarà fondamentale per mantenere un rapporto con la società». Rincara Andrea Orlando: «Si cerca di fare la caricatura della nostra iniziativa politica, ma tutti sanno che l’asse portante di quel progetto sta qui», a Montepulciano. «E noi lo vogliamo impegnare per sostenere la leader del Pd», sgombra il campo da illazioni malevole su presunte pretese di commissariamento o, peggio, di aiutini a Conte. Consigliando «a tutti di recuperare il monito di Talleyrand che diceva ai suoi collaboratori: soprattutto, non eccedete nello zelo», graffia. «Perché nelle prossime settimane ci sarà di nuovo il tentativo di far saltare l’intesa con le altre forze del campo largo e noi saremo quelli che la presidieranno», rimarca l’ex ministro. «Il diritto di Schlein» di guidare la coalizione «nasce dal fatto di essere la leader che ha investito più capitale politico» nell’impresa di ricucire gli strappi.

Prima, però, occorrerà pacificare il partito, non solo gli alleati, sul nodo più spinoso: il sostegno a Kiev. Da Orvieto, al convegno di Libertà Eguale, il riformista Lorenzo Guerini aveva attaccato: «Dobbiamo respingere con forza questa idea», proposta nel documento della maggioranza dem, «di contrapporre la diplomazia con l’aiuto all’Ucraina». Immediata la replica di Orlando: «Non contrapporre l’iniziativa diplomatica europea è abbastanza facile, semplicemente perché non c’è stata». Ma Guerini non ci sta: «Non capisco la polemica, stamattina ho riportato la posizione del Pd espressa anche nella risoluzione votata due settimane fa in Parlamento». La strada per l’alternativa è ancora lunga.

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