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Schlein accelera: “Fare in fretta, non partiamo da zero”. E a Meloni: “Non criminalizzi i giovani”

(ansa)
Oggi si chiude la tre giorni del correntone dem a Montepulciano. Intervento finale della segretaria Pd Elly Schlein
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MONTEPULCIANO – Arriva da Montepulciano il segnale atteso con trepidazione dai partner di coalizione e pure da mezzo Pd: “Dobbiamo fare in fretta”, accelera per la prima volta Elly Schlein, pubblicamente. Basta tatticismi, nessun indugio: ora si parte per davvero. Dopo aver elencato i fallimenti del governo Meloni e lanciato un avvertimento: “Non consentiremo alla destra di criminalizzare un’intera generazione”; in fondo a una dettagliata illustrazione delle ricette per risollevare un’Italia “sempre più incazzata e impoverita”, dal salario minimo al congedo paritario, la segretaria della principale forza d’opposizione scandisce dal palco allestito dal correntone le parole che in tanti avevano sollecitato: "Sta a noi rispondere alla chiamata del Paese con i nostri alleati, testardamente unitari perché ce lo chiede la nostra gente. Dobbiamo fare in fretta, ma non partiamo da zero, le proposte che abbiamo avanzato sono già frutto del lavoro comune in Parlamento, sui territori e nelle pia…

MONTEPULCIANO – Arriva da Montepulciano il segnale atteso con trepidazione dai partner di coalizione e pure da mezzo Pd: “Dobbiamo fare in fretta”, accelera per la prima volta Elly Schlein, pubblicamente. Basta tatticismi, nessun indugio: ora si parte per davvero. Dopo aver elencato i fallimenti del governo Meloni e lanciato un avvertimento: “Non consentiremo alla destra di criminalizzare un’intera generazione”; in fondo a una dettagliata illustrazione delle ricette per risollevare un’Italia “sempre più incazzata e impoverita”, dal salario minimo al congedo paritario, la segretaria della principale forza d’opposizione scandisce dal palco allestito dal correntone le parole che in tanti avevano sollecitato: "Sta a noi rispondere alla chiamata del Paese con i nostri alleati, testardamente unitari perché ce lo chiede la nostra gente. Dobbiamo fare in fretta, ma non partiamo da zero, le proposte che abbiamo avanzato sono già frutto del lavoro comune in Parlamento, sui territori e nelle piazze dell'alleanza progressista". Lo start che dà il via alla costruzione dell’alternativa. C’è una folla da grandi occasioni sotto il tendone dello storico Giardino dei Poggiofanti dove l’asse portante del Pd organizzato dal trio Franceschini-Orlando-Speranza si è riunito per tre giorni, in attesa della benedizione finale della leader nazionale. Alla quale non solo giurano tutti fedeltà assoluta, ma anche mostrare la loro forza, invocare maggiore condivisione sulle scelte – priorità programmatiche, perimetro della coalizione, percorso verso le primarie e, naturalmente, liste elettorali - che il gruppo di testa del Nazareno tende a decidere in solitudine (è l’accusa ricorrente) senza prestare troppo ascolto al resto del partito. Nemmeno al pezzo più grosso, quello che sin dalla prima ora l’ha sostenuta “anche quando nessuno ci credeva e nei sondaggi stavamo 20 punti sotto”, riconosce lei, e ora reclama una gestione più collegiale. Specie se Schlein, e qui nessuno ha dubbi, vincerà la sfida ai gazebo e guiderà il centrosinistra alle politiche. Peppe Provenzano lo dice chiaro: "Oggi non parliamo di leadership perché a Montepulciano questo problema l'abbiamo chiuso un anno fa”, schierando il corpaccione dem a fianco della segretaria. E dunque: "Benissimo che i leader finalmente si vedano, ma abbiamo bisogno di un Pd che dall'ascolto passi alla condivisione", precisa. In chiusura spetta ai quarantenni che hanno richiamato a Montepulciano milleduecento persone tracciare la rotta per dimostrare che il Pd ha una classe dirigente giovane, radicata sul territorio e che viene dal basso. A partire dalle rispettive biografie.

Michele Fina, il tesoriere che con le slide racconta il risanamento di un partito che quest’anno ha raccolto 11 milioni con il 2xmille, ricorda suo nonno bracciante abruzzese. Michela Di Biase, in un intervento che strappa applausi e persino qualche brivido di commozione quando parla del bimbo maliano annegato al largo di Lampedusa con la pagella in tasca che “noi avremmo accolto”, rammenta la sua infanzia nel quartiere Alessandrino-Centocelle di Roma: “Borgate che al solo nominarle fanno storcere la bocca. I maranza eravamo noi", rivendica. Roberto Speranza rivela di esser figlio di un’insegnate delle medie e di un impiegato statale della profonda provincia lucana: “Facendo tanti sacrifici a me e mio fratello ci hanno consentito di andare all’università. Oggi non sarebbe possibile. C’è una grande questione sociale che dobbiamo affrontare”. Su cui, promette Schlein, il centrosinistra riuscirà a “indicare delle soluzioni”. Come pure sulle altre grandi questioni che ancora dividono la compagine progressista. Provenzano le declina una ad una, spedendo un paio di messaggi agli alleati. Intanto sull’Ucraina: "Senza il sostegno a Kiev non avremo la pace, ma la resa alle ragioni dei tiranni. Li abbiamo aiutati a difendersi non per un diktat della Nato, ma in nome del diritto internazionale, che invochiamo a gran voce anche in Palestina, come in Ucraina". Quanto alla coalizione: “Abbiamo bisogno che sia ampia, senza veti, non possiamo consentire che il centro sprofondi a destra, in Italia come in Europa. Ma alle forze moderate abbiamo il dovere di dire che c’è necessità di avere un programma radicale. Radicalità non significa settarismo, ma ritrovare il gusto di parlare alla maggioranza delle persone”. E’ infine Chiara Braga, la capogruppo dem a Montecitorio, a restituire il senso di un’iniziativa che sembra aver riportato il sereno nel Pd: “Spero che oggi ci sia meno diffidenza nei nostri confronti, da questa comunità è sempre venuto l'impegno massimo e leale a rafforzare l'alternativa, che la nostra segretaria ha tutte le carte in regole per guidare”. Fine di ogni illazione o speculazione malevola. Nessuno lavora sottobanco per indebolirla, o peggio, far vincere Conte alle primarie.

Schlein alla fine li ringrazia, tutti, uno per uno. Ha bisogno anche di loro per prevalere ai gazebo. E perciò, “davanti a una destra che porta caos, guerra, inflazione, recessione, noi dobbiamo offrire protezione e tranquillità", lancia la volata finale. “Adesso c'è l'ultimo importante miglio di questa sfida. E noi questo cammino lo faremo insieme, come abbiamo fatto insieme sin dal primo giorno. Possiamo battere queste destre e finalmente cambiare il Paese per scrivere un futuro migliore e più giusto”, conclude. “Forza, andiamo a vincere! Grazie, viva il Pd e viva sempre l'Italia antifascista".

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