FIRENZE – Allarme fake news. Difesa della sanità pubblica, alla vigilia del varo della manovra. Sono i due messaggi lanciati da Sergio Mattarella al Festival delle Regioni a Firenze. Cominciamo dalla propaganda manipolatoria: “Già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi delle potenzialità offerte dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non solo a livello commerciale, condizione, quest’ultima, ampiamente presente nella esperienza quotidiana”.
Il ragionamento nasce da una riflessione sull’intelligenza artificiale, mentre infuria già la campagna elettorale. Un monito ai cittadini a valutare bene i fatti, a discernere. Dice: “L’intelligenza artificiale suscita attese, induce a ritenere possibili progressi eccezionali nei campi più diversi, ma alimenta al contempo la preoccupazione che possa divenire strumento di dominio a disposizione di pochi e…
FIRENZE – Allarme fake news. Difesa della sanità pubblica, alla vigilia del varo della manovra. Sono i due messaggi lanciati da Sergio Mattarella al Festival delle Regioni a Firenze. Cominciamo dalla propaganda manipolatoria: “Già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi delle potenzialità offerte dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non solo a livello commerciale, condizione, quest’ultima, ampiamente presente nella esperienza quotidiana”.
Il ragionamento nasce da una riflessione sull’intelligenza artificiale, mentre infuria già la campagna elettorale. Un monito ai cittadini a valutare bene i fatti, a discernere. Dice: “L’intelligenza artificiale suscita attese, induce a ritenere possibili progressi eccezionali nei campi più diversi, ma alimenta al contempo la preoccupazione che possa divenire strumento di dominio a disposizione di pochi e a scapito dei diritti e della dignità di molti”. E quindi avvisa: “L’esigenza è quella di porre un freno a una competizione sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti, con esiti che, allo stato, la scienza non è in grado di prevedere”. Pertanto “occorre agire rapidamente e con efficacia affinché non prevalgano usi impropri e incontrollati di questa straordinaria tecnologia. È essenziale predisporre e applicare una regolamentazione appropriata”.
Nel suo discorso, dinanzi ai governatori, dopo i discorsi della sindaca Funaro e del governatore Giani, e del presidente della conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, Mattarella ha ricordato che la “collaborazione istituzionale” è una risorsa fondamentale. Poi ha sottolineato l’importanza del servizio sanitario nazionale, il secondo cuore del suo intervento. “Una priorità assoluta”, l’ha definito. Fedriga ha ricordato che è “uno dei grandi patrimoni della Repubblica”. Ha anche detto che sulla sanità serve una pax, auspicando maggiori risorse.
Per Mattarella il servizio sanitario va difeso e sviluppato, “uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione”. Il presidente ha messo in fila le risorse giunte grazie al Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: “L’Italia, con una dotazione di oltre 194 miliardi di euro – di cui ha già ricevuto finora 166 miliardi - è stata la principale beneficiaria europea di questo dispositivo. Le risorse sono state destinate, per il 37 per cento, a finalità sociali e 15,6 miliardi specificatamente alla salute”. Grazie a questi soldi è stato possibile finanziare l’attivazione di 1270 case di comunità e di 327 Ospedali di comunità, la creazione di oltre 6000 nuovi posti letto di terapia intensiva e semintensiva, l’acquisto di 3.200 grandi apparecchiature sanitarie, l’assistenza di 566 mila persone tramite la telemedicina e l’alimentazione del fascicolo sanitario elettronico attraverso documenti clinici digitali”.
Per il Capo dello Stato il Pnrr è un modello che va coltivato, anche “con riferimento ad altri fondi europei”, poiché “ha consentito di realizzare riforme e investimenti di portata rilevante in un tempo estremamente contenuto, assicurando unità di indirizzo politico, coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, coordinamento tecnico e responsabilità delle amministrazioni titolari”. Insomma, è un’idea replicabile anche in futuro, che ha funzionato. Ora i fondi ci sono. La palla passa alle Regioni, che dovranno vigilare sull’attuazione, verificando “che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati”. Tutte sono interpellate a migliorare i propri servizi. In “maniera ineludibile”. Anche “quelle in ritardo rispetto a standard adeguati”.