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Salvini attacca i cronisti: “Servi”. È polemica

CONGRESSO LEGA MILANO SOSTENITORI CARROCCIO MATTEO SALVINI 

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Insulti a Repubblica, Corriere e Foglio. Bartoli (Odg): “Per lui giornalisti nemici o amici, come in Russia e in Cina”
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Un attacco ripetuto, violento, ai giornalisti, definiti «servi» e accusati di «inquinare» il dibattito politico. Matteo Salvini sceglie il congresso della Lega per regolare i conti con la stampa. E lo fa rivendicando la decisione di aver tenuto i cronisti lontani dalla platea, impedendo loro di seguire direttamente i lavori. Una scelta che Repubblica aveva raccontato due giorni fa: giornalisti relegati in uno spazio separato, costretti ad assistere agli interventi attraverso uno schermo. «Parlo da iscritto all’Ordine dei giornalisti», premette Salvini, prima di prendersela ripetutamente con Repubblica, Corriere della Sera e Foglio. «Ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega».

Le parole del vicepremier provocano una reazione immediata tra i cronisti di agenzie, quotidiani e televisioni. Nella sala stampa si formano capannelli, si discute degli insulti e delle condizio…

Un attacco ripetuto, violento, ai giornalisti, definiti «servi» e accusati di «inquinare» il dibattito politico. Matteo Salvini sceglie il congresso della Lega per regolare i conti con la stampa. E lo fa rivendicando la decisione di aver tenuto i cronisti lontani dalla platea, impedendo loro di seguire direttamente i lavori. Una scelta che Repubblica aveva raccontato due giorni fa: giornalisti relegati in uno spazio separato, costretti ad assistere agli interventi attraverso uno schermo. «Parlo da iscritto all’Ordine dei giornalisti», premette Salvini, prima di prendersela ripetutamente con Repubblica, Corriere della Sera e Foglio. «Ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega».

Le parole del vicepremier provocano una reazione immediata tra i cronisti di agenzie, quotidiani e televisioni. Nella sala stampa si formano capannelli, si discute degli insulti e delle condizioni imposte ai giornalisti. Il responsabile della comunicazione della Lega, Davide Vecchi, attraversa la sala e, interpellato sull’accaduto, risponde di non essere responsabile delle parole di Salvini. La protesta si allarga rapidamente. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, denuncia: «Per Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari». La segretaria della Fnsi, Alessandra Costante, invita il ministro a un gesto conseguente: «Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un Ordine popolato da servi». Intervengono anche l’Associazione stampa parlamentare, Stampa romana, i comitati di redazione del Corriere della Sera, della Stampa e di Rai News 24. Sul fronte politico arrivano le critiche di Pd, Movimento 5 Stelle e Iv.

Le parole del vicepremier provocano la reazione del comitato di redazione di Repubblica, che sottolinea come Salvini non abbia «alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa». nonostante sia «un rappresentante delle istituzioni, purtroppo a corto di cultura democratica. Una ragione in più per continuare a fare il nostro lavoro, di racconto e di denuncia.». Anche la direzione di Repubblica esprime «solidarietà ai cronisti e sdegno» per le parole di Salvini. Ma ribadisce che il giornale «non si piegherà mai di fronte alle intimidazioni dei potenti».

Alla fine del congresso i cronisti fanno notare a Salvini che gli attacchi alla stampa non sono stati una bella figura. Il vicepremier non arretra. Sorride e, non contento, ironizza: «Mi pento e mi dolgo…».

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