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Castelli: “Salvini eletto coi voti del Sud, gli manca solo di riaprire la cassa per il mezzogiorno”

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L’ex ministro della Lega Nord sul congresso: “Il vicepremier pensava di trionfare, invece un terzo dei delegati non lo ha sostenuto. Non mi sembra un risultato esaltante”
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Roberto Castelli, ex ministro della Lega Nord, ora Segretario del Partito Popolare del Nord, sintetizza così l’esito del congresso di Milano: «Salvini è stato eletto grazie ai voti del Sud. Ora gli manca solo di riaprire la Cassa per il mezzogiorno...».

Che cosa raccontano i numeri del congresso?

«Salvini pensava di trionfare, di essere confermato per acclamazione. Invece ha dovuto affrontare un voto segreto. Tra assenti, schede bianche e voti a Garavaglia, un terzo dei delegati non lo ha sostenuto. Non mi sembra un risultato esaltante».

Soprattutto guardando alla distribuzione geografica dei voti.

«Per eleggere Salvini sono risultati decisivi i delegati meridionali. Magnifico risultato per quella che fu la gloriosa Lega Nord: abbiamo un segretario eletto grazie ai voti del Sud. Il partito-sindacato del Nord non esiste più, questo congresso ne certifica la fine e i nordisti che continuano a stare lì dentro dovrebbero farsi un esame di coscienza».

Roberto Castelli, ex ministro della Lega Nord, ora Segretario del Partito Popolare del Nord, sintetizza così l’esito del congresso di Milano: «Salvini è stato eletto grazie ai voti del Sud. Ora gli manca solo di riaprire la Cassa per il mezzogiorno...».

Che cosa raccontano i numeri del congresso?

«Salvini pensava di trionfare, di essere confermato per acclamazione. Invece ha dovuto affrontare un voto segreto. Tra assenti, schede bianche e voti a Garavaglia, un terzo dei delegati non lo ha sostenuto. Non mi sembra un risultato esaltante».

Soprattutto guardando alla distribuzione geografica dei voti.

«Per eleggere Salvini sono risultati decisivi i delegati meridionali. Magnifico risultato per quella che fu la gloriosa Lega Nord: abbiamo un segretario eletto grazie ai voti del Sud. Il partito-sindacato del Nord non esiste più, questo congresso ne certifica la fine e i nordisti che continuano a stare lì dentro dovrebbero farsi un esame di coscienza».

Che cosa pensa dell’intervento di Giorgetti?

«È una persona di grandissima intelligenza. Ha detto cose sensate, pur mantenendosi equidistante. Dal suo punto di vista è stato molto abile».

Lega Italia Federale è un nome già utilizzato da Bossi negli anni Novanta. Come andò?

«Lo ricordo bene, perché il responsabile della campagna elettorale per la candidata sindaca di Roma, Ida Cermontani, ero io. La Lega stava diventando fortissima al Nord. Berlusconi non era ancora comparso e con i soli voti settentrionali eravamo accreditati del 20 per cento nazionale. Nacque l’idea di sbarcare nel resto d’Italia. Ma non potevamo presentarci al Sud come Lega Nord, così inventammo Lega Italia Federale L’esperimento non funzionò. Eravamo troppo connotati come partito degli interessi del Nord. A Roma prendemmo circa l’uno per cento. Nel 1996, con la svolta indipendentista, abbandonammo tutto».

L’ha sorpreso Zaia, rimasto equidistante?

«Non si capisce quale sia il suo intendimento. Ho letto che dovrebbe affiancare Salvini in questa fantomatica segreteria politica. Ma non credo che Salvini voglia farsi affiancare da qualcuno».

La sostanza è una, comunque. La Lega rimane guidata da Salvini.

«Ma non ne esce benissimo. Il 66 per cento degli aventi diritto non è un trionfo per chi vuole presentarsi come il capo assoluto, e sono voti dal sud: male per chi pretende di essere l’erede della Lega Nord».

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