Acerbo: “Basta armi a Kiev, io più contrario di Conte. Il simbolo del Prc sulla scheda elettorale”
Maurizio Acerbo
(agf)Le polemiche non lo spaventano, la falce e martello non ha intenzione di archiviarla – anzi si prepara a riportarla sulla scheda elettorale – e sull'Ucraina si dice «più contrario all’invio di armi di Giuseppe Conte». Tanto da non aver alcuna remora a ripetere lo slogan «né con Putin né con la Nato». Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, non sembra intenzionato a entrare in punta di piedi nel campo progressista: «Non è che abbiamo chiesto il permesso, vogliamo contribuire a quello che mi piace chiamare un fronte per la Costituzione».
Su X, parlando di Youssef Siher, creatore delle pagine del Movimento 17 ottobre, ha scritto “Non è vietato inneggiare ad Hamas”. Da destra ai riformisti Pd, passando per Iv e Azione, le viene chiesto di prendere le distanze dall’organizzazione terrorista.
«Non c’è alcuna ambiguità. Il nostro referente non è Hamas, ma l'Olp, in particolare Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese. Sulla nostra tessera ci sono Enrico Berlinguer e Yas…
Le polemiche non lo spaventano, la falce e martello non ha intenzione di archiviarla – anzi si prepara a riportarla sulla scheda elettorale – e sull'Ucraina si dice «più contrario all’invio di armi di Giuseppe Conte». Tanto da non aver alcuna remora a ripetere lo slogan «né con Putin né con la Nato». Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, non sembra intenzionato a entrare in punta di piedi nel campo progressista: «Non è che abbiamo chiesto il permesso, vogliamo contribuire a quello che mi piace chiamare un fronte per la Costituzione».
Su X, parlando di Youssef Siher, creatore delle pagine del Movimento 17 ottobre, ha scritto “Non è vietato inneggiare ad Hamas”. Da destra ai riformisti Pd, passando per Iv e Azione, le viene chiesto di prendere le distanze dall’organizzazione terrorista.
«Non c’è alcuna ambiguità. Il nostro referente non è Hamas, ma l'Olp, in particolare Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese. Sulla nostra tessera ci sono Enrico Berlinguer e Yasser Arafat. Ma in democrazia devono poter esistere anche opinioni opposte. Io non chiedo mica di mandare in carcere chi dice che Israele fa bene o giustifica il genocidio a Gaza. Il mio post su Siher voleva solo denunciare una campagna da Sbatti il mostro in prima pagina».
Il Pd le ha appena prestato un senatore. Non rischia di indisporre una parte del partito così?
«Ci saranno dei pasdaran, quelli che hanno avuto la sciagurata idea di proporre il ddl antisemitismo, ma non mi pare che siano maggioritari. La posizione storica dell'Italia, da Aldo Moro a Bettino Craxi e Berlinguer, era che la pace in Medio Oriente passasse dal ritiro di Israele dai territori occupati. Credo sia condivisa anche da Pd, M5S e Avs».
Sicuro di essere compatibile con un’alleanza che si prepara ad allargarsi al centro fino a Italia viva di Matteo Renzi?
«Noi abbiamo proposto da tempo un fronte costituzionale per impedire alla destra di prendere tutto con il Melonellum, che rappresenta un golpe istituzionale. Riteniamo fondamentale fermare la destra trumpiana, come è accaduto in Brasile. Auspichiamo un programma incentrato sulla difesa e sull'attuazione della Costituzione».
Come mai il Pd vi ha aiutato a costituire la componente al Senato?
«Quando ho visto che era stata riconosciuta la componente di Alessandro Onorato, ho scritto a Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni chiedendo un atto di solidarietà democratica per superare il problema delle firme. Ha risposto il Pd, e ringrazio Schlein. Non è stato un do ut des».
Quindi vi considerate a tutti gli effetti nell’alleanza?
«Non abbiamo mai chiesto il permesso. Mi pare evidente che non ci sia nessun veto, altrimenti il Pd non avrebbe messo a disposizione un senatore per consentirci di presentarci alle elezioni. C'è molta più compatibilità con i dem di Schlein rispetto a quanta ce ne fosse con i segretari precedenti».
Sull'Ucraina siete contrari all’invio di armi come il M5S?
«No, molto più di Giuseppe Conte. Siamo pacifisti da sempre».
E se il centrosinistra decidesse di continuare a sostenere militarmente Kiev?
«Non credo che accadrà. Penso che la coalizione avrà una posizione pacifista. L'Italia deve lavorare per una soluzione diplomatica».
Esploderebbe il Pd, però. L’area riformista se ne andrebbe.
«Sono quelli che hanno consegnato l'Italia a Giorgia Meloni nel 2022. Ma non voglio interferire nel dibattito degli altri partiti».
Si presenterà con il simbolo della falce e martello?
«Esatto. Vogliamo riportare sulla scheda elettorale il simbolo di Antonio Gramsci, Enrico Berlinguer, ma anche di Sandro Pertini. Il socialismo e il comunismo democratico sono la risposta alla crisi del neoliberismo».
E alle primarie Rifondazione sosterrà Schlein o Conte?
«Non ne abbiamo discusso. Le primarie non sono uno strumento a cui partecipiamo abitualmente. Ma una cosa è certa: l'establishment non gradisce né Conte né Schlein».