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I dem divisi sull’apertura a Rifondazione

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Polemiche dopo le parole di Acerbo su Hamas. Venerdì primo incontro del campo largo
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Appuntamento a venerdì. È la data cerchiata in rosso nel calendario dei leader del campo progressista. Salvo imprevisti e cambiamenti dell’ultimo minuto. Rendez-vous a quattro, location da definire: ci saranno la segretaria Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte e i co-leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. La formazione dello scatto alla romana Hostaria Costanza. Non è ancora l’agognato “tavolo del programma”, bensì un incontro preliminare per discutere le prossime mosse: le modalità di costruzione del programma comune – i dem chiedono un “percorso tra la gente” – e il perimetro della coalizione. Alla porta i centristi in attesa del proprio turno.

Ma intanto è a sinistra-sinistra della coalizione che scoppia la grana. La settimana scorsa il Pd ha prestato un senatore – Andrea Crisanti – a Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo per creare una componente al Senato, e così salvarlo dall’obbligo di raccogliere 6mila firme a collegio per le Politiche. Così da…

Appuntamento a venerdì. È la data cerchiata in rosso nel calendario dei leader del campo progressista. Salvo imprevisti e cambiamenti dell’ultimo minuto. Rendez-vous a quattro, location da definire: ci saranno la segretaria Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte e i co-leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. La formazione dello scatto alla romana Hostaria Costanza. Non è ancora l’agognato “tavolo del programma”, bensì un incontro preliminare per discutere le prossime mosse: le modalità di costruzione del programma comune – i dem chiedono un “percorso tra la gente” – e il perimetro della coalizione. Alla porta i centristi in attesa del proprio turno.

Ma intanto è a sinistra-sinistra della coalizione che scoppia la grana. La settimana scorsa il Pd ha prestato un senatore – Andrea Crisanti – a Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo per creare una componente al Senato, e così salvarlo dall’obbligo di raccogliere 6mila firme a collegio per le Politiche. Così da imbarcarlo nella grande arca dell’alleanza anti-Meloni. «Con il Melonellum ogni 0,1% può essere fondamentale per vincere», è il ragionamento di chi è a favore dell’operazione. I riformisti dem invece hanno passato il weekend con il mal di pancia a Orvieto, dov’erano riuniti, a lamentarsi dell’ultimo acquisto. E ieri, si sono sentiti pure peggio quando su X hanno letto una frase di Acerbo in difesa di Youssef Siher, il creatore della pagina Movimento 17 ottobre: «Quindi? È vietato inneggiare ad Hamas?». Apriti cielo. «Gli abbiamo pure prestato un senatore a questo fenomeno», il commento immediato del dem Filippo Sensi. La destra, a seguire, ci è subito saltata sopra: «Schlein e Conte condannino subito». L’interessato non si scompone: «In una democrazia le opinioni non sono crimini, io non chiedo mica di arrestare chi nega il genocidio o sostiene che Israele abbia fatto bene».

L’accordo con il Pd c’è, anche se non viene sbandierato. Acerbo dà per scontato di essere della partita: «Mi pare evidente che non ci sia nessun veto, altrimenti il Pd non ci avrebbe messo a disposizione un senatore». Il segretario comunista non punta semplicemente a finire in lista: «Intendo riportare sulla scheda elettorale la falce e il martello, il simbolo di Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer. E non vedo cosa ci sia di sconvolgente, FdI ha la fiamma dell’Msi». Proprio la richiesta di tenere il proprio emblema, in passato, ha bloccato qualsiasi accordo tra Avs e Rifondazione. Si erano parlati, ma i rossoverdi avevano messo ben in chiaro di non aver alcun intenzione di cambiare il proprio simbolo.

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