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Elezioni Csm, la rivincita delle toghe progressiste dopo la battaglia alla riforma Nordio

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Nel primo giorno di scrutinio, su sette in cinque vengono da un orientamento di centrosinistra, seppure di liste diverse. Tra questi Albamonte, Pilla e De Leo. Passeranno invece mesi per coprire i seggi dei membri laici
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Effetto contraccolpo. Il Csm reagisce ai veleni della riforma. E anche se fin qui emerge solo un terzo del quadro completo, il frammento colpisce perché è in gran parte monocolore: rosso, con sfumature. Nel primo giorno di scrutinio, per le elezioni dei 20 togati nel nuovo “parlamentino” del Consiglio superiore della magistratura, prevalgono le toghe progressiste.

Sui primi 7 eletti che entrano a Palazzo Bachelet - relativamente alle due funzioni: Cassazione e uffici requirenti - in 5 vengono infatti da un orientamento di centrosinistra, seppure di liste diverse. Di questi, tre sono esponenti dei progressisti di Area: Egle Pilla, Eugenio Albamonte, Gianluca De Leo; gli altri due vengono dal nuovo blocco composto da “Autogoverno diffuso”, il movimento nato intorno al lavoro di Roberto Fontana giudice uscente del Csm, con la storica sigla di Magistratura democratica, e sono Giovanni Nardecchia e Roberta Amadeo. Gli altri eletti fin qui: Stefano Buccini, della potente Magistratura indipe…

Effetto contraccolpo. Il Csm reagisce ai veleni della riforma. E anche se fin qui emerge solo un terzo del quadro completo, il frammento colpisce perché è in gran parte monocolore: rosso, con sfumature. Nel primo giorno di scrutinio, per le elezioni dei 20 togati nel nuovo “parlamentino” del Consiglio superiore della magistratura, prevalgono le toghe progressiste.

Sui primi 7 eletti che entrano a Palazzo Bachelet - relativamente alle due funzioni: Cassazione e uffici requirenti - in 5 vengono infatti da un orientamento di centrosinistra, seppure di liste diverse. Di questi, tre sono esponenti dei progressisti di Area: Egle Pilla, Eugenio Albamonte, Gianluca De Leo; gli altri due vengono dal nuovo blocco composto da “Autogoverno diffuso”, il movimento nato intorno al lavoro di Roberto Fontana giudice uscente del Csm, con la storica sigla di Magistratura democratica, e sono Giovanni Nardecchia e Roberta Amadeo. Gli altri eletti fin qui: Stefano Buccini, della potente Magistratura indipendente, la corrente più vicina alla destra di governo, pronta a rifarsi nel resto dello spoglio, con l'elezione dei giudici; e il pm Giuliano Caputo, centrista di Unicost che punta ad essere ago della bilancia tra i due poli.

“Marciare divisi per colpire uniti”, è il tam-tam che gira ieri a tarda sera nelle chat delle toghe rosse. Un po’ per coprire mesi di lotte intestine fino all’ultimo voto tra “cugini” eternamente in lotta, Area e Md, che è come dire il campo largo delle toghe. Un po’ per brindare alla rivincita della categoria contro la maggioranza “che continua a picchiare”, riferimento all’ennesimo attacco che si consumava nelle stesse ore da parte della premier Meloni contro la gip di Milano Tiziana Landoni, in relazione al caso Youssef Siher.

Beninteso: lo spoglio continua oggi per dare un nome alla fetta più corposa, l'elezione dei 13 giudici di merito, “categoria” sulla quale si assesteranno i nuovi equilibri.

Ma è un fatto imprevisto che per la prima volta la partita dei seggi della Cassazione sia stata vinta tutta dentro il perimetro di liste di centrosinistra. Primo è arrivato Nardecchia, un passato nel gruppo storico che faceva capo anche ad Armando Spataro, oggi impegnato nel progetto alternativo costruito con Fontana (ed è exploit per lui, con 1759 voti). Seconda la giudice Pilla, dei progressisti di Area (1710 preferenze). Entusiasmo e sorrisi ieri in Cassazione, aula Berni Canani, quando sono stati chiusi e convalidati i primi risultati, tra gli altri presenti a seguire lo spoglio l’ex presidente dell’Anm, Beppe Santalucia, il leader di Area Giovanni Zaccaro. C’è persino chi, per un attimo, uscendo fuori, ha preso in braccio la collega Pilla. Prime parziali letture. Sarà il “prezzo” da pagare all’aggressività incessante del governo e della maggioranza contro le toghe. Sarà l'incidenza dei giovani magistrati (quasi 3mila sono le matricole per la prima volta alle urne) che ha premiato chi più si è impegnato nella campagna. O sarà banalmente che per l’elezione dei togati, la sinistra seppur divisa quanto a tatticismi e strategie si è rivelata più capace della destra, analogamente spaccata. (E potenzialmente fortissima, a far la somma dei voti).

Dai seggi della Cassazione è rimasto fuori infatti per un soffio, solo 6 voti di scarto, Salvatore Casciaro, nome forte di Magistratura indipendente, oltre che ex segretario dell’Anm. Una sconfitta su cui ha pesato la profonda frattura interna a Mi: nello stesso collegio ha infatti “eroso” quasi mille voti la sostituta Pg Luisa De Renzis, candidatura sorta intorno a figure di spicco di quel mondo, come Claudio Galoppi, ex segretario Mi, e l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. È un po' cresciuta Unicost che con Elisabetta Ceniccola si é distinta con 1311 voti , sotto le previsioni gli indipendenti di "Altra Proposta" con le 202 preferenze di Luca Lorenzetti.

Lo stesso trend si è replicato allo step successivo: quando al secondo piano del Palazzaccio, sono state esaminate le schede dei pm. Qui il primo è Buccini, sostituto procuratore a Venezia, il candidato di Mi, con 941 preferenze. Secondo, Albamonte, già segretario di Area e oggi sostituto alla Direzione nazionale antimafia, che prevale con 926 voti per i progressisti. Il terzo miglior posto, che quindi sarà garantita con il calcolo dei resti, è quello di Amadeo, la candidata di Autogoverno. Si passa al secondo collegio dei requirenti: per Caputo, pm napoletano di lungo corso, è un’importante affermazione che trascina Unicost (972 voti). L’altro eletto, ancora di Area, è De Leo: 900 voti che premiano anche il percorso di un pm di trincea antimafia. È il magistrato del pool di Palermo che ha fatto terra bruciata di connivenze e complicità, individuando la rete di chi proteggeva la latitanza di Matteo Messina Denaro.

La giornata di oggi darà il quadro definitivo della neo-geografia dei togati. La corrente di centrodestra segnerà verosimilmente la rimonta per i giudici di merito, tra i quali appare più che probabile anche il ritorno da autonomo di Cosimo Ferri, l'ex leader di Mi e toga-simbolo del sistema Palamara. Tutti inseguiti dal composito blocco progressista. Passeranno invece mesi per coprire i seggi dei membri laici al Csm, i giuristi la cui elezione tocca al Parlamento - dove ieri, come previsto, è finita in fumata nera la prima votazione. E dove appare definitivamente tramontata l'ipotesi di Antonio Di Pietro come candidato dei Fratelli meloniani, dopo il vade retro di Forza Italia. Se fosse confermata però l'ascesa delle toghe 'rosse' in plenum, diverrebbe più probabile l'elezione di un vicepresidente progressista a Palazzo Bachelet. Due i nomi in pole, da parte del Pd: la senatrice dem e avvocata Anna Rossomando e il costituzionalista Enrico Grosso.

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