Csm, virata a sinistra: ai progressisti 11 seggi. Rieletto Cosimo Ferri
di Conchita SanninoVira nettamente a sinistra il Consiglio superiore dei togati. Le urne decretano, per i venti eletti, l’exploit di Area, di Autogoverno diffuso e di Magistratura democratica, che insieme coprono la metà più uno dei seggi. Un indizio della svolta era arrivato subito con lo scrutinio dei membri della legittimità, i due eletti della Cassazione: per la prima volta a spuntarla sono entrambe toghe “rosse”, Giovanni Nardecchia(primo con 1759 voti) ed Egle Pilla (1710). Tiene bene il presidio dei centristi di Unicost. Sconfitta clamorosa per la componente più vicina alla destra di governo (Salvatore Casciaro, stimato ex segretario dell’Anm, non ce la fa per 6 preferenze). È l’effetto contraccolpo. Tu chiamalo, se vuoi: il prezzo della (mancata) riforma.Un esito legato all’offensiva della politica contro le toghe. Ma su cui hanno pesato anche le fratture interne a Magistratura indipendente. Che, per paradosso, mentre riduce numeri e eletti (da 7 passa a 4), vede tornare dai fantasmi del suo pas…
Vira nettamente a sinistra il Consiglio superiore dei togati. Le urne decretano, per i venti eletti, l’exploit di Area, di Autogoverno diffuso e di Magistratura democratica, che insieme coprono la metà più uno dei seggi. Un indizio della svolta era arrivato subito con lo scrutinio dei membri della legittimità, i due eletti della Cassazione: per la prima volta a spuntarla sono entrambe toghe “rosse”, Giovanni Nardecchia(primo con 1759 voti) ed Egle Pilla (1710). Tiene bene il presidio dei centristi di Unicost. Sconfitta clamorosa per la componente più vicina alla destra di governo (Salvatore Casciaro, stimato ex segretario dell’Anm, non ce la fa per 6 preferenze). È l’effetto contraccolpo. Tu chiamalo, se vuoi: il prezzo della (mancata) riforma.Un esito legato all’offensiva della politica contro le toghe. Ma su cui hanno pesato anche le fratture interne a Magistratura indipendente. Che, per paradosso, mentre riduce numeri e eletti (da 7 passa a 4), vede tornare dai fantasmi del suo passato il vecchio leader Cosimo Ferri. È il 20esimo, ri-eletto da “indipendente” con circa 500 voti (nonostante sia stato protagonista del famigerato “Sistema Palamara”). Due giorni di spoglio. Mancano solo proclamazione ufficiale e qualche ultimo conteggio (nella complessità del sistema maggioritario, combinato con correttivi proporzionali). Ma è chiara la nuova stagione che si prospetta dopo l’elezione dei 20 che siederanno al plenum di Palazzo Bachelet. Sono 11, infatti, a meno di sorprese, i seggi attribuibili in totale alle liste progressiste. Nel dettaglio: 7 vanno al gruppo di Area Dg, uno in più rispetto al 2022 (oltre a Pilla, sono i pm Eugenio Albamonte e Gianluca De Leo, e i giudici Chiara Gallo, Roberto Arata, Maria Cristina Ornano e Ilaria Casu, la più giovane del plenum, 45 anni, barese). «Credo sia stato premiato l’impegno legato a una fondamentale proposta: difendere autonomia e indipendenza da attacchi sempre più violenti – commenta il segretario, Giovanni Zaccaro – L’ultimo è il caso della gip di Milano: ha fatto il suo lavoro ed è stata bersagliata da alcuni politici».
Le divisioni, beninteso, scavano anche a sinistra. Solo che in questo caso hanno ampliato il bacino, anziché falcidiato i candidati. Non a caso la vera impresa appartiene al gruppo di Autogoverno, il movimento, con epicentro radicatissimo a Milano, nato intorno al lavoro del togato uscente progressista Roberto Fontana, che correva insieme ai “rossi” di di Md: i loro seggi da 2 passano a 4. Oltre a Nardecchia, sono stati eletti la pm Roberta Amadeo, e i giudici Pierpaolo Lanni e Glauco Zaccardi (quest’ultimo di Md). «Un risultato che crea le condizioni per dare continuità alla mia esperienza di consigliere. No alle logiche di schieramento precostituito, ma sempre radicali su contenuti, valori e ricerca delle convergenze per promuoverli. Il problema reale delle degenerazioni correntizie deve essere risolto alla radice dal Csm per poter difendere il suo attuale assetto costituzionale», riflette Fontana con Repubblica. Mentre l’esecutivo di Md sottolinea: «La magistratura progressista ne è uscita rafforzata e maggioritaria e si è consolidata come dato imprescindibile la sua pluralità. È un buon viatico che ci chiama tutte e tutti a coltivare insieme una vera autoriforma». Mantiene le posizioni, a meno di ulteriori correttivi, la corrente centrista di Unicost. Che porta al Csm il pm Giuliano Caputo, sull’onda di 972 preferenze, e i giudici Valeria Ciampelli, Pietro Indinnimeo e Daniela Monaco Crea. Il più magro resta il bilancio di Mi, il blocco da sempre potente di centrodestra che esce sfaldato da questa partita (anche perché eroso sia dalla corsa di Ferri, che dalla faglia che fa capo all’ex segretario Galoppi). I togati eletti sono il pm Stefano Buccini, e le giudici Ilaria Romano, Maria Tiziana Balduini ed Ernesta Occhiuto. Ma le delusioni troppe, c’è chi teme anche una scissione.