Al Copasir gli aiuti per Kiev, Guido Crosetto avvisa gli alleati: “È l’ora di metterci la faccia”
di Tommaso CiriacoIl ministro alla Difesa Guido Crosetto
(ansa)Un dettaglio, enorme disagio: stanco di imbarazzanti rinvii, il ministro della Difesa Guido Crosetto si presenterà molto presto di fronte al Copasir per illustrare gli aiuti militari all’Ucraina. La settimana giusta dovrebbe essere quella che si apre il 9 novembre, quando le midterm americane avranno sancito il destino di Trump. Se necessario, informerà il comitato anche prima che il decreto venga firmato da Giancarlo Giorgetti e Antonio Tajani, a cui per legge tocca il compito di vidimare il testo. Può farlo, esistono precedenti, anche se per i primi dodici pacchetti non è sempre andata così. A ciascuno le proprie responsabilità, comunque: se qualcuno medita di bloccare un impegno internazionale preso dall’Italia, che almeno si esponga. Sfilando la propria firma, aprendo un caso nel governo.
Un dettaglio, enorme disagio: stanco di imbarazzanti rinvii, il ministro della Difesa Guido Crosetto si presenterà molto presto di fronte al Copasir per illustrare gli aiuti militari all’Ucraina. La settimana giusta dovrebbe essere quella che si apre il 9 novembre, quando le midterm americane avranno sancito il destino di Trump. Se necessario, informerà il comitato anche prima che il decreto venga firmato da Giancarlo Giorgetti e Antonio Tajani, a cui per legge tocca il compito di vidimare il testo. Può farlo, esistono precedenti, anche se per i primi dodici pacchetti non è sempre andata così. A ciascuno le proprie responsabilità, comunque: se qualcuno medita di bloccare un impegno internazionale preso dall’Italia, che almeno si esponga. Sfilando la propria firma, aprendo un caso nel governo.
La faccia e chi intende mettercela: ecco il cuore del problema. Da mesi il ministro lancia segnali: al governo, all’opposizione, all’opinione pubblica. Quando il suo omologo britannico rassegnò le dimissioni denunciando fondi insufficienti per il riarmo e la sicurezza del Regno, Crosetto ne lodò il coraggio e lasciò intendere che anche la sua permanenza non era scontata. In seguito, però, accettò di spostare parte delle risorse destinate alla difesa dal 2026 al 2027: boccone amaro, ma comunque digerito.
E però, come va dicendo da qualche tempo agli amici, è arrivato il momento di «porre alcuni temi». «Fisso alcuni paletti — è il senso dei suoi ragionamenti — Alcuni limiti che non si possono superare». Confini «minimi» di buonsenso che riguardano «gli impegni internazionali assunti dal Paese». E oltre i quali un Paese — e il suo ministro — avrebbero molto da riflettere, avendo entrambi «messo la faccia» su quegli impegni.
Il tempo dei paletti, quindi: ieri mattina il titolare della Difesa si è presentato di fronte ai nuovi amici meloniani di Sud chiama Nord e non ha fatto nulla per nascondere quel disagio. Quando i giornalisti gli chiedono del pacchetto congelato da luglio, che prevede i missili necessari a difendere le città ucraine, Crosetto cambia registro. Di norma risponde ribadendo il sostegno a Kiev. E invece: «Il pacchetto? Non lo so, quando sarà possibile». Sa già, a quel punto, che si presenterà al Copasir a novembre. E qualcosa deve aver smosso, se nel pomeriggio anche Tajani lancia un segnale: «La Difesa sta elaborando il decreto, poi lo firmeremo con Crosetto e Giorgetti, dopo aver informato il Copasir. È quasi pronto, insomma». A dire il vero, la spedizione è pronta dall’estate. Poi Palazzo Chigi ha scalato marcia, anche per non regalare slogan a Roberto Vannacci. E Meloni? Deve stare con Kiev, ma preferirebbe non aprire crepe con Matteo Salvini. Il quale, a sua volta, intende chiedere al suo ministro dell’Economia di rallentare il testo. Firmerà, Giorgetti?
Di certo firmerà Crosetto. La resistenza degli ucraini, lo sostiene da tempo, è questione di diritto internazionale e nodo morale, quello che regola torti e ragioni tra aggressori e aggrediti. Ma anche sgombrando il campo da queste valutazioni, «che senso avrebbe non aiutare più Kiev?». Un pacchetto di aiuti in più o in meno non farà cambiare idea all’Ucraina. In compenso, l’Italia «tradirebbe» l’impegno preso con un popolo invaso, dando ragione a Mosca dopo anni spesi a sostenere il contrario. «E io mi rifiuto di dare ragione a Mosca». A chi bombarda i civili e colpisce le infrastrutture per lasciare al gelo milioni di persone.
È il momento di mettere la faccia. Lo stesso (disagio) vale per la manovra economica: i limiti, le cose da dire senza più rimandare. «Ad oggi — riflette Crosetto — ci sono stati annunci, ma non c’è stato un euro in più per l’area della difesa. Se ci saranno investimenti maggiori, dovranno necessariamente ricadere nell’industria e in Italia». Con la finanziaria dovrebbero esserci fino a sette miliardi per il comparto, gli fanno notare. «La legge — si mantiene cauto — è fatta di capitoli di bilancio, non ho avuto tempo di vederla. La leggerò». La verità è che il ministro non sa ancora se avrà tutti quei miliardi, né soprattutto conosce il giudizio del Tesoro (cioè di Giorgetti) sulle misure da finanziare con queste risorse. Crosetto ha messo nero su bianco le sue proposte, ma sarà comunque il Mef a selezionare, scremare, tagliare, limare. Insomma: a decidere. E Crosetto? Attende. Manda segnali. Fissa paletti. Il 9 novembre è dietro l’angolo.