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L’eterno ritorno di Cosimo Ferri: “Voglio rientrare al Csm a testa alta”

Cosimo Ferri

 

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Rieletto al Consiglio dopo lo scandalo Palamara: “Nulla di cui vergognarmi, con la politica l’interlocuzione può essere fisiologica”
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ROMA – «Vergognarmi del mio passato? No, davanti alle Corti mi sono difeso, ho esercitato tutti i miei diritti. Oggi rivendico la volontà e la capacità di dare una mano. Voglio entrare in Consiglio a testa alta».

Quante vite, Ferri. Tutte per il potere. Sette anni dopo l’hotel Champagne, dopo gli scandali sui rapporti inquinati tra magistratura e politica, dopo che il Parlamento che lo aveva salvato dai processi grazie all’immunità parlamentare e dopo il suo recente quanto breve rientro al lavoro – solo pochi mesi fa, come giudice d’Appello a Roma – il giudice ed ex parlamentare Cosimo Ferri è ufficialmente ri-eletto al Csm. E si concede anche di rispondere alle domande.

Ma non c’è esitazione, non un’ombra di autocritica. Neanche quando gli si chiede se non provi disagio a sedere nell’organo di autogoverno che ha quasi rischiato di essere spazzato via, dopo lo scandalo di cui è stato protagonista, insieme ad altri. «Non voglio parlare di altri, per i quali pendono ricorsi anche dinanz…

ROMA – «Vergognarmi del mio passato? No, davanti alle Corti mi sono difeso, ho esercitato tutti i miei diritti. Oggi rivendico la volontà e la capacità di dare una mano. Voglio entrare in Consiglio a testa alta».

Quante vite, Ferri. Tutte per il potere. Sette anni dopo l’hotel Champagne, dopo gli scandali sui rapporti inquinati tra magistratura e politica, dopo che il Parlamento che lo aveva salvato dai processi grazie all’immunità parlamentare e dopo il suo recente quanto breve rientro al lavoro – solo pochi mesi fa, come giudice d’Appello a Roma – il giudice ed ex parlamentare Cosimo Ferri è ufficialmente ri-eletto al Csm. E si concede anche di rispondere alle domande.

Ma non c’è esitazione, non un’ombra di autocritica. Neanche quando gli si chiede se non provi disagio a sedere nell’organo di autogoverno che ha quasi rischiato di essere spazzato via, dopo lo scandalo di cui è stato protagonista, insieme ad altri. «Non voglio parlare di altri, per i quali pendono ricorsi anche dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Su quella storia penso ci sia molta ipocrisia», risponde Ferri a Repubblica. In che senso? Alcuni consiglieri la ritengono invece l’undicesimo laico, un politico a tutti gli effetti, più che un togato. «E invece io sono un giudice che ha avuto più esperienze. E vorrei chiedere ad esempio, a questi nuovi consiglieri, di mostrare poi i loro telefonini, quando si tratterà di votare il membro laico come vicepresidente. Perché l’interlocuzione con la politica può essere fisiologica, entro certi termini. Com’è fisiologico che un Csm dialoghi con il Ministro, con il Parlamento, se si tratta di affrontare i problemi reali della giustizia. Che sono molti. Gli arretrati. I sistemi digitali in tilt. Il sovraffollamento carcerario. Le piante organiche, quelle della giustizia minorile in particolare».

Strano che a dirlo sia una toga che negli uffici è stato davvero visto pochissimo. Cinquantacinque anni, chi è davvero Ferri?

Ex sottosegretario nei governi Letta, Renzi e Gentiloni. Ex membro del Csm, e deputato, ha trascorso fuori ruolo ben 16 anni, tutti “investiti” alla scuola degli incarichi. In mezzo, il famigerato caso Palamara: dove fu protagonista dell’accordo occulto sulla nomina del procuratore di Roma, negli incontri semi-notturni con l’allora ministro dem Luca Lotti e il vertice dell’Anm dell’epoca Luca Palamara (l’unico radiato dalla magistratura: che sul “marchio” del sistema ha costruito libri e brand).

E oggi, cosa pensa Ferri dell’offensiva della destra contro i magistrati? «Non condivido minimamente la posizione della presidente Meloni. Né quando attacca la gip del Tribunale di Milano, contro quel provvedimento può ricorrere il pm, non la premier. Né quando lancia anatemi verso l’impopolarità della piazza sugli aumenti e gli arretrati che spettano ai magistrati così come a ogni lavoratore, se lo prevede la legge». Il neo togato Ferri come ha votato al referendum? «Un no convinto. Perché la separazione tra pm e giudice peggiora le cose. E perché, nonostante le mie posizioni aperte sul sorteggio, la riforma era sbagliata».

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