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Meloni non arretra sull’Ucraina: “Pronta a pagarne i costi politici”

Giorgia Meloni e Matteo Salvini 

 (lapresse)

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La premier conferma il sostegno a Kiev. Salvini insiste: “Le sanzioni hanno messo in ginocchio solo le imprese italiane”
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ROMA – Giorgia Meloni parla di «prezzo politico» da pagare a proposito del sostegno italiano a Kiev, mentre Matteo Salvini strizza l’occhio ai filo-russi dicendo che il costo della guerra in Ucraina lo stanno sostenendo solo gli imprenditori vittime delle sanzioni imposte alla Russia.

La premier però ribadisce che la linea del governo non cambia e manda un avviso all’alleato: «Sono perfettamente consapevole che il nostro appoggio all’Ucraina può avere un prezzo politico, che possa esserci anche una parte del nostro elettorato che non è d’accordo, ma non intendo cambiare posizione», afferma nel libro di Bruno Vespa, rispondendo anche alle continue resistenze e provocazioni leghiste.

E infatti, poco dopo la pubblicazione di questi stralci, il vicepremier leghista rincara la dose confermando, tra le righe, la sua rincorsa per non farsi strappare altri voti da Roberto Vannacci: «Se almeno una di queste due guerre finisse sarebbe ossigeno per famiglie e imprese». In conferenza stampa rispo…

ROMA – Giorgia Meloni parla di «prezzo politico» da pagare a proposito del sostegno italiano a Kiev, mentre Matteo Salvini strizza l’occhio ai filo-russi dicendo che il costo della guerra in Ucraina lo stanno sostenendo solo gli imprenditori vittime delle sanzioni imposte alla Russia.

La premier però ribadisce che la linea del governo non cambia e manda un avviso all’alleato: «Sono perfettamente consapevole che il nostro appoggio all’Ucraina può avere un prezzo politico, che possa esserci anche una parte del nostro elettorato che non è d’accordo, ma non intendo cambiare posizione», afferma nel libro di Bruno Vespa, rispondendo anche alle continue resistenze e provocazioni leghiste.

E infatti, poco dopo la pubblicazione di questi stralci, il vicepremier leghista rincara la dose confermando, tra le righe, la sua rincorsa per non farsi strappare altri voti da Roberto Vannacci: «Se almeno una di queste due guerre finisse sarebbe ossigeno per famiglie e imprese». In conferenza stampa risponde anche a Meloni, che ha appena detto che la linea del governo su Kiev non cambia né sull’invio di aiuti né riguardo le sanzioni. Salvini prende le distanze, dice che «è sempre utile discutere tutto con tutti, e comunque in questi mesi non abbiamo mandato neanche un’arma». E inoltre, secondo il leader leghista, «dopo il 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia non mi sembra sia stato messo in ginocchio nessuno se non le imprese italiane», è la frecciata che a sua volta sgancia in direzione palazzo Chigi.

Ma in serata anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo aver riunito per oltre due ore la segreteria del partito, lasciando la sede di Forza Italia, traccia una linea netta di separazione tra Fratelli d’Italia e FI da una parte, e Lega dall’altra. «La linea del governo italiano sull’Ucraina non cambia — dice il vicepremier azzurro — continuiamo ad avere la stessa posizione da sempre, dall’inizio della guerra». Quanto all’altro vicepremier, quello leghista, «ha una posizione legittima, ma la posizione del governo — ribadisce — è chiara» e soprattutto il sostegno a Kiev rappresenta «la linea maggioritaria del governo e in democrazia è la linea maggioritaria che decide, quindi noi andiamo avanti in questo modo e il pacchetto andrà presto al Copasir».

Il botta e risposta a distanza avviene infatti quando mancano pochi giorni all’illustrazione del nuovo pacchetto di aiuti militari per l’Ucraina, previsto — come scritto da Repubblica — per il 9 novembre. E dovrà essere firmato non solo da Tajani ma anche dal titolare dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti. Ed è a questo proposito che il ministro degli Esteri ribadisce ancora una volta quale sia la linea maggioritaria dell’esecutivo, come a dire che sgambetti non sono graditi. Non si torna indietro, quindi. La resa dell’Ucraina «non arriverà mai», dice Guido Crosetto. Ospite di Cinque minuti su Rai1, il ministro della Difesa conferma che il nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina «arriverà, e arriverà entro la fine dell’anno perché stiamo parlando di un inverno difficilissimo». E con tono polemico precisa che «ogni tanto sembra che la velleità di mandare aiuti all’Ucraina sia mia». Invece ricorda di agire «su una delega del Parlamento che ha consentito di mandare aiuti all’Ucraina con un sistema che non ha inventato il governo Meloni, ma il governo Draghi, di cui lo stesso Conte faceva parte, che è quello della secretazione dei pacchetti».

E di quell’esecutivo faceva parte anche la Lega.

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