✕

La beffa della Sanità: fondi solo ai privati e per pagare stipendi

Bologna, ospedale maggiore

 

Ascolta l'audio

I governatori hanno scritto a Fedriga: dei 2,36 miliardi in più, gran parte è vincolata a contratti e indennità
2 minuti di lettura

Una manovra piccola piccola per la sanità pubblica italiana. I soldi che entrano nel sistema sono pochi, anche perché una bella fetta dei fondi andrà verso il privato, che si tratti di cliniche, studi privati o aziende farmaceutiche e dei dispositivi. Le Regioni avevano già lanciato un allarme, quando avranno studiato i dati la tensione potrebbe salire ancora. E ieri i governatori di centrosinistra hanno chiesto al presidente Massimiliano Fedriga di convocare urgentemente la Conferenza delle Regioni.

Il fondo sanitario nazionale per l’anno prossimo cresce, come già comunicato, di 2,36 miliardi di euro (salirà di 2,35 nel 2028 e 2,39 nel 2029), ai quali va aggiunto un miliardo già stanziato l’anno scorso. Come sempre ha fatto questo governo, le r…

Una manovra piccola piccola per la sanità pubblica italiana. I soldi che entrano nel sistema sono pochi, anche perché una bella fetta dei fondi andrà verso il privato, che si tratti di cliniche, studi privati o aziende farmaceutiche e dei dispositivi. Le Regioni avevano già lanciato un allarme, quando avranno studiato i dati la tensione potrebbe salire ancora. E ieri i governatori di centrosinistra hanno chiesto al presidente Massimiliano Fedriga di convocare urgentemente la Conferenza delle Regioni.

Il fondo sanitario nazionale per l’anno prossimo cresce, come già comunicato, di 2,36 miliardi di euro (salirà di 2,35 nel 2028 e 2,39 nel 2029), ai quali va aggiunto un miliardo già stanziato l’anno scorso. Come sempre ha fatto questo governo, le risorse sono quasi tutte vincolate. Alle Regioni resta autonomia sulle briciole. Ad esempio su appena 138 milioni di euro, erogati «anche al fine di far fronte agli eventuali oneri derivanti dagli effetti dell’inflazione». Poi arrivano 500 milioni per aggiornare le tariffe delle prestazioni ospedaliere, 100 milioni per rinforzare l’assistenza a chi ha l’Alzheimer o altre demenze, 300 milioni per pagare di più medici e infermieri per abbattere le liste di attesa, 100 milioni per pagare mensa o buono pasto a chi lavora più di sei ore in ospedale, 380 milioni per dare indennità a medici e infermieri dei pronto soccorso. In totale queste misure valgono 1,5 miliardi.

Poi ci sono quelle più dedicate all’industria. Intanto viene innalzato il tetto di spesa per i dispositivi medici di 146 milioni di euro, cosa che fa scattare dopo il payback (cioè il sistema che li obbliga a compartecipare alla spesa del sistema pubblico) per i produttori. Inoltre ci sono 160 milioni di euro per compensare le Regioni della riduzione del payback farmaceutico alle aziende che investono in Italia. Dal 2028 verranno inoltre dati 350 milioni per compensare lo sconto ai produtturi dei dispositivi e verrà anche alzato il tetto della spesa farmaceutica di 290 milioni (e quindi il payback per le aziende scatterà dopo). Non costa soldi, ma è significativo, l’innalzamento della quota che si può spendere per comprare prestazioni presso le cliniche private di altri 350 milioni di euro.

Il resto dei soldi per l’anno prossimo, circa 1.5 miliardi, sono già bloccati dai rinnovi dei contratti, che appena entreranno in vigore le Regioni dovranno versare. Probabilmente, resteranno alcune centinaia di milioni (circa mezzo miliardo) come fondo indistinto, che le amministrazioni locali potranno spendere come credono.

Non rientra nell’incremento del fondo sanitario, e sono risorse che invece in molti avrebbe proprio voluto per rinforzare il finanziamento per il sistema pubblico, lo stanziamento di 1,6 miliardi di euro previsto all’articolo 53 della manovra: “Misure in favore degli anziani”. Se ne occuperà il ministero del Lavoro, insieme all’Inps. Il fondo è previsto per l’anno prossimo e non è chiaro se proseguirà. Prevede, come noto, una carta da 300 euro a persona «per l’acquisto di beni e prestazioni in materia sanitaria», prevalentemente extra Lea, cioè fuori dai Livelli essenziali di assistenza. Ad esempio l’odontoiatria o i farmaci da banco. Il contributo va a chi ha più di 75 anni ed è titolare di «uno o più trattamenti pensionistici a carico di qualsiasi forma di previdenziale obbligatoria, di pensione o assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti, di importo su base annua complessivamente non superiore, per l’anno 2025, a 28.000 euro». Per capire come funzionerà esattamente quella che da molti critici della manovra è stata definita una misura elettorale bisognerà aspettare. Si dice infatti che entro trenta giorni dall’entrata in vigore della Finanziaria, verrà fatto un decreto del ministero del Lavoro dove verranno stabilite le modalità di attuazione della misura «e, in particolare, le condizioni di accreditamento degli esercizi commerciali, delle strutture sanitarie e delle prestazioni professionali sanitarie presso i quali la Carta può essere utilizzata, nonché le procedure per il rispetto del limite di spesa». Anche in questo caso, si tratta di denaro che sarà versato dai beneficiari della misura nelle tasche di soggetti privati.

Leggi i commenti