ROMA – Non sarà il Reddito di cittadinanza il pomo della discordia del campo progressista. A bocce ferme, nessuno degli azionisti di maggioranza della nascitura alleanza si scompone davanti alla richiesta del leader del M5s Giuseppe Conte che vuole il sussidio per i più deboli nel programma comune. Persino Italia viva, che nel 2022 arrivò a minacciare un referendum – poi mai realizzato – per abolire la misura, oggi dismette ogni intransigenza: «Siamo disponibili a discutere, ovviamente parlando anche di eventuali correttivi per evitare truffe e malfunzionamenti», spiega Raffaella Paita, la capogruppo a Palazzo Madama. Il principio di fondo, in particolare, non trova obiezioni: «Per noi – aggiunge la presidente dei senatori renziani – una misura contro la povertà è giusta, anzi la rivendichiamo. Abbiamo creato il Reddito di inclusione che funzionava senza problemi». Iv si aspetta, in cambio, la stessa interlocuzione su iniziative a loro care: tra le altre l’abolizione degli anticipi Iv…
ROMA – Non sarà il Reddito di cittadinanza il pomo della discordia del campo progressista. A bocce ferme, nessuno degli azionisti di maggioranza della nascitura alleanza si scompone davanti alla richiesta del leader del M5s Giuseppe Conte che vuole il sussidio per i più deboli nel programma comune. Persino Italia viva, che nel 2022 arrivò a minacciare un referendum – poi mai realizzato – per abolire la misura, oggi dismette ogni intransigenza: «Siamo disponibili a discutere, ovviamente parlando anche di eventuali correttivi per evitare truffe e malfunzionamenti», spiega Raffaella Paita, la capogruppo a Palazzo Madama. Il principio di fondo, in particolare, non trova obiezioni: «Per noi – aggiunge la presidente dei senatori renziani – una misura contro la povertà è giusta, anzi la rivendichiamo. Abbiamo creato il Reddito di inclusione che funzionava senza problemi». Iv si aspetta, in cambio, la stessa interlocuzione su iniziative a loro care: tra le altre l’abolizione degli anticipi Iva.
La mediazione sul Rdc potrebbe passare da un cambio d’abito. Del resto, anche i 5s, nei venti punti elaborati da Nova evocano un «Reddito 2.0», legato alla revisione integrale dell’Assegno di inclusione (Adi) e del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) introdotti dal governo Meloni. E lo stesso Conte, parlando dell’assegno, ha fatto riferimento a una «riforma organica che andava messa a terra, ricalibrata e perfezionata». In altri termini, l’etichetta potrebbe facilmente saltare. «Il tema non è il nome, ma il principio che è condiviso e va adattato all’attuale contesto sociale», dice Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato. «Servirà – sottolinea – costruire insieme una proposta di protezione sociale universale capace di garantire a tutti il diritto a una vita dignitosa: ai giovani, a chi non lavora, a chi lavora nelle varie forme, così come ai pensionati sotto la soglia di povertà». Un beneficio da cucire in modo sartoriale addosso a un contesto mutato: «Va costruita una nuova generazione di diritti sociali. Nella società industriale – ragiona l’ex ministro per gli Affari regionali – la protezione era legata alla stabilità del lavoro. Nella società digitale, dove il lavoro cambia, si frammenta e scompare, la sicurezza economica deve diventare un diritto di cittadinanza». Nel programma che prenderà forma questo mese cominciano quindi a vedersi due coordinate: un salario minimo per chi lavora, da rimodulare intorno ai 10 euro lordi come anticipato da Repubblica; e un sostegno economico (più capillare di quelli già esistenti) per chi invece, disoccupato o occupato con discontinuità, non ha comunque mezzi economici sufficienti. Semaforo verde senza esitazioni anche da Avs per voce del co-leader Angelo Bonelli: una misura come il Reddito di cittadinanza, garantisce, «dovrà essere certamente una priorità insieme alla riforma progressiva con un’unica funzione continua del sistema fiscale, alla patrimoniale dei super ricchi e a una politica energetica e climatica».
Alla vigilia delle trattative, il vento unitario spira forte, o così pare. Il timing è stato annunciato dai leader nella nota congiunta di venerdì: partiranno questa settimana i “tavoli” per il programma. Oggi i responsabili dei partiti potrebbero sentirsi per dettagliare l’organizzazione. L’idea – confermata da più fonti – è di procedere per aree tematiche. Non è scontato che si tratti di riunioni in presenza, che pure avrebbero un maggiore impatto comunicativo. L’elaborazione potrebbe anche essere “virtuale”. Almeno fino alla faglia più profonda, sempre la stessa: gli aiuti militari a Kiev. Tra sì e no, si cerca la formula per il nì.