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Dopo cortei e manifestazioni la GenZ ripulisce le strade: “Alla sicurezza pensiamo noi”

Giovani di 2Gen a Torino rimuovono spazzatura 
Da Bologna a Torino, i manifestanti con i sacchi dell’immondizia. Maria Vittoria: “Un’abitudine imparata nell’attività scout”
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ROMA – Ci sono quelli che puliscono le strade e le piazze dopo le manifestazioni, quelli che occupano le scuole e le lasciano in condizioni migliori di quelle in cui le hanno trovate, quelli che non smettono di pretendere che venga fatto qualcosa per il quartiere, ma nel frattempo si rimboccano le maniche.

Che Maria Vittoria Terrosi abbia preso un sacchetto e insieme ai suoi coinquilini abbia ripulito la tangenziale di Bologna dopo la manifestazione di venerdì 30 ha fatto rumore. «Un gesto spontaneo che nasce dalla mia formazione scout», l’ha liquidato lei. «Collettivo», ha puntualizzato. «Abbiamo raccolto solo una borsina di plastica per 50mila manifestanti, nulla», ha aggiunto per sottolineare che «quella marea umana» tutto voleva meno che distruggere. O vandalizzare. Ma la storia ha fatto il giro d’Italia, i suoi social sono esplosi di like e commenti.

Eppure era successo già a Milano, dopo i disordini del 17 e 18, con le studentesse spuntate con ramazze e sacchi per l’immondizia…

ROMA – Ci sono quelli che puliscono le strade e le piazze dopo le manifestazioni, quelli che occupano le scuole e le lasciano in condizioni migliori di quelle in cui le hanno trovate, quelli che non smettono di pretendere che venga fatto qualcosa per il quartiere, ma nel frattempo si rimboccano le maniche.

Che Maria Vittoria Terrosi abbia preso un sacchetto e insieme ai suoi coinquilini abbia ripulito la tangenziale di Bologna dopo la manifestazione di venerdì 30 ha fatto rumore. «Un gesto spontaneo che nasce dalla mia formazione scout», l’ha liquidato lei. «Collettivo», ha puntualizzato. «Abbiamo raccolto solo una borsina di plastica per 50mila manifestanti, nulla», ha aggiunto per sottolineare che «quella marea umana» tutto voleva meno che distruggere. O vandalizzare. Ma la storia ha fatto il giro d’Italia, i suoi social sono esplosi di like e commenti.

Eppure era successo già a Milano, dopo i disordini del 17 e 18, con le studentesse spuntate con ramazze e sacchi per l’immondizia in piazza San Babila. Poi in comuni dell’hinterland cittadino come Arconate. Forse ha fatto scuola il video degli studenti di Science-Po a Parigi, che dopo le ultime manifestazioni hanno pulito le strade. O quelli di Marsiglia. Oppure è stata un’iniziativa personale.

Ma da Nord a Sud, quella GenZ che nessuno ha visto arrivare e ha riempito le piazze, occupato le scuole, fatto un rumore che non si vedeva da anni, si organizza, costruisce, agisce lontana da partiti e strutture, si forma sui social, si muove veloce. Sono arrabbiati. Ma non ci stanno a farsi etichettare come generazione di violenti, casseurs e vandali.

«Scusate se non rientriamo nella vostra inquadratura», scrivono gli studenti del collettivo Labriola dell’omonimo liceo scientifico di Napoli, che si fotografano accanto a giganteschi sacchi della spazzatura. Sono stati loro a raccoglierla, come a tirare a lucido corridoi e aule nella scuola occupata. «In una società che si scandalizza di più per una vetrina rotta che per supermercati e distributori di carburante vuoti, noi vi continuiamo a dimostrare che gli studenti di Napoli non sono quelli che si vedono nei tg», rivendicano su Instagram. «Quando un ragazzo benestante sbaglia è un errore di percorso, se lo fa uno di periferia è spazzatura», denunciano. E provano a costruire una nuova narrazione. In città non sono i soli. È successo all’istituto Cuoco-Campanella ed è routine all’Isis Melissa Bassi, con il collettivo che si fa beffe di chi si scagli contro «gli studenti occupanti e vandali» e mette giù una valanga di scatti che li mostra pulire aule e prendersi cura del verde.

Lo stesso fanno a Torino i ragazzi di 2gen. «Nati e cresciuti in Italia. Figli delle migrazioni. Figli delle periferie», si definiscono. «Ci hanno detto di aspettare, abbiamo scelto di organizzarci», spiegano. Ed eccoli a pulire da siringhe, bottiglie, immondizia parchi e giardini «perché per Via Roma il comune tira fuori 12 milioni, per Barriera 0», in manifestazione e poi ancora, insieme al comitato di quartiere, nei parchi, per renderli agibili per i bambini «perché la sicurezza la facciamo noi, non i militari immobili», a organizzare assemblee per raccontarsi e «costruire pensieri comuni e solidarietà». Appuntamenti lanciati sui social e convocati in quartiere. Perché a Torino come altrove c’è una generazione che si racconta online, ma ha richieste molto concrete.

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