Fratoianni: “Primarie? Potremmo non esserci. La patrimoniale serve”
di Matteo PucciarelliNicola Fratoianni
Nicola Fratoianni, co-leader di Avs con Angelo Bonelli, quali sono le vostre priorità per il programma?
«L’ambizione di cambiare il Paese. La prima emergenza sono gli stipendi. Milioni di persone sono in difficoltà, schiacciate dalla tenaglia tra salari e inflazione. In questi anni al lavoro sono state sottratte enormi risorse a vantaggio di rendita e profitto, una gigantesca espropriazione di ricchezza, concentrata nelle mani di pochi».
Quindi serve anche la patrimoniale, magari con un’altra “denominazione”?
«Dovrà esserci. Trovo curioso che si continui a sostenere che parlarne faccia perdere le elezioni, quando tutti i sondaggi registrano un ampio consenso alla tassazione delle grandissime ricchezze. La nostra proposta, quella di Oxfam, riguarda i patrimoni personali netti superiori a 5,4 milioni di euro: appena 50 mila italiani, lo 0,1% della popolazione. Dobbiamo smettere di avere una sudditanza culturale verso la destra, anche nel linguaggio».
Altri punti qualificanti?
«Un invest…
Nicola Fratoianni, co-leader di Avs con Angelo Bonelli, quali sono le vostre priorità per il programma?
«L’ambizione di cambiare il Paese. La prima emergenza sono gli stipendi. Milioni di persone sono in difficoltà, schiacciate dalla tenaglia tra salari e inflazione. In questi anni al lavoro sono state sottratte enormi risorse a vantaggio di rendita e profitto, una gigantesca espropriazione di ricchezza, concentrata nelle mani di pochi».
Quindi serve anche la patrimoniale, magari con un’altra “denominazione”?
«Dovrà esserci. Trovo curioso che si continui a sostenere che parlarne faccia perdere le elezioni, quando tutti i sondaggi registrano un ampio consenso alla tassazione delle grandissime ricchezze. La nostra proposta, quella di Oxfam, riguarda i patrimoni personali netti superiori a 5,4 milioni di euro: appena 50 mila italiani, lo 0,1% della popolazione. Dobbiamo smettere di avere una sudditanza culturale verso la destra, anche nel linguaggio».
Altri punti qualificanti?
«Un investimento poderoso nella sanità pubblica, e sottolineo pubblica. Sei milioni di persone rinunciano a visite ed esami perché non possono permetterseli. Va rimessa al centro l’istruzione, stabilizzare i precari dell’università e della ricerca. E poi la transizione ecologica, che non è una questione per soli ambientalisti: riguarda il lavoro, lo sviluppo industriale, la competitività. Sul piano internazionale: basta con la corsa agli armamenti, a partire dal 5% del Pil promesso da Meloni a Trump. Infine, vedendo gli scioperi e manifestazioni di questi giorni, quando le persone si mobilitano e c’è conflitto è sempre positivo: cancelleremo tutti i decreti pensati per impedire la partecipazione».
Sull’Ucraina, Guerini sostiene che un governo di centrosinistra dovrebbe aumentare gli aiuti rispetto a quanto fatto sinora.
«Nessuno mette in discussione il sostegno all’Ucraina, né il fatto che sia stata la Russia ad aggredirla. Ma puntare soltanto sulle armi non funziona. Serve una discontinuità, un investimento sulla diplomazia per fermare una guerra che sta cancellando un’intera generazione. L’Europa è scomparsa dal tavolo delle trattative, rischiando di consegnare la questione alla pace degli affari tra Trump e Putin».
È questo il nodo più difficile?
«Sì, ma dobbiamo discuterne fuori dal teatro del posizionamento politico. Nessuno può pensare di guadagnarne consenso elettorale a spese degli alleati . Credo ci siano le condizioni per trovare una convergenza, purché finisca il gioco delle linee rosse».
Conte chiede a Schlein di garantire per Renzi. Condivide?
«Non penso che qualcuno debba garantire per gli altri. È la coalizione nel suo insieme che deve garantire un programma credibile. Conte poi pone il tema del conflitto d’interessi, sono d’accordo. È un obiettivo che il centrosinistra ha mancato troppe volte».
È a favore del voto ai sedicenni?
«Tutto ciò che ripoliticizza il Paese, coinvolgendo i giovani, è positivo. Ne parleremo con gli alleati».
E che pensa del voto online alle primarie?
«È un’opzione da valutare, purché garantisca la massima partecipazione e sia certificata, sicura e trasparente. Ma non è la mia prima preoccupazione».
Meglio un turno unico o doppio?
«Non mi appassiona questa discussione. Dipenderà anche dal numero delle candidature. Ho sempre pensato che, se fossero più di due, sarebbe difficile immaginare un unico turno. Ma è una riflessione a voce alta».
Avs non voleva le primarie. Ora presenterete un candidato?
«Ne discuteremo e decideremo. Se Avs parteciperà, avrà una sua candidatura. Altrimenti potrebbe anche non partecipare e dedicarsi a far vivere il programma della coalizione nel Paese».
Un nome circolato per Avs è quello della storica Michela Ponzani. Che vi piaccia si può dire?
«È un’intellettuale di grande spessore, una personalità capace e autorevole. Ma che le sia stato chiesto da parte nostra di candidarsi è infondato, lo ha chiarito lei stessa».