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Radicali e moderati insieme si può, la lezione americana sul centrosinistra: uniti sui temi sociali

Elly Schlein e Giuseppe Conte

 (ansa)
La vittoria dei democratici alle midterm dimostra che le due anime possono convivere ma serve "una svolta in favore di chi ha meno”, dice Bonaccini. Ruotolo: da Mamdani a El-Sayed bisogna puntare su sanità, lavoro, lotta alle diseguaglianze
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Candidati radicali e moderati. È nella capacità di tenere insieme queste due anime che il centrosinistra italiano cerca la lezione delle elezioni americane. La vittoria dei democratici alle midterm – una disfatta tutta a carico di Donald Trump – finisce subito sotto la lente di ingrandimento anche a Roma dove il campo progressista sta cercando la ricetta migliore per amalgamarsi. Certo, come tradizione vuole, ciascuno legge nei risultati una conferma delle proprie convinzioni: chi insiste sulla capacità di conquistare con proposte pragmatiche lo “swing voter”, l’elettore oscillante e indeciso; chi vede un messaggio contro le guerre e il riarmo. Tutti, però, distinguono lo stesso filo rosso: la necessità di stare uniti e ascoltare la questione sociale.

A sintetizzare la doppia esigenza è Stefano Bonaccini, eurodeputato del Pd: “La lezione dei democratici è mettere insieme radicalità e moderazione” intorno a un unico obiettivo: serve "una svolta in favore di chi ha meno, facendo riparti…

Candidati radicali e moderati. È nella capacità di tenere insieme queste due anime che il centrosinistra italiano cerca la lezione delle elezioni americane. La vittoria dei democratici alle midterm – una disfatta tutta a carico di Donald Trump – finisce subito sotto la lente di ingrandimento anche a Roma dove il campo progressista sta cercando la ricetta migliore per amalgamarsi. Certo, come tradizione vuole, ciascuno legge nei risultati una conferma delle proprie convinzioni: chi insiste sulla capacità di conquistare con proposte pragmatiche lo “swing voter”, l’elettore oscillante e indeciso; chi vede un messaggio contro le guerre e il riarmo. Tutti, però, distinguono lo stesso filo rosso: la necessità di stare uniti e ascoltare la questione sociale.

A sintetizzare la doppia esigenza è Stefano Bonaccini, eurodeputato del Pd: “La lezione dei democratici è mettere insieme radicalità e moderazione” intorno a un unico obiettivo: serve "una svolta in favore di chi ha meno, facendo ripartire la crescita”. Perché, insiste l’ex governatore emiliano, “o torniamo a rappresentare chi sta peggio o non vinceremo”. Lo dice con un caveat doveroso: “Attenzione a non far coincidere ciò che accade negli Stati Uniti con l'Italia, perché questi sono dibattiti che sento da quarant'anni e son francamente abbastanza ridicoli ogni volta che li si fa”. Battuta a latere: intanto la buona notizia è che a “destra ne vedremo meno con il cappellino Maga in giro”.

Anche la segretaria Pd Elly Schlein sottolinea la domanda di cambiamento. “I democratici stravincono contro Trump e gli oligarchi. La speranza delle persone è più forte dell'arroganza di queste destre al potere. E l'unità è più forte di chi ci vuole dividere”, esulta la leader dem. Che guarda già alla sfida italiana: “Batteremo queste destre che portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita”.

Il senatore dem Filippo Sensi mette l'accento sul peso delle scelte di Trump in una miscela esplosiva tra inflazione e prezzo della benzina. Al punto che la Cnn, per tutta la notte, ha mostrato i risultati in una schermata che sovrapponeva i risultati al costo dei carburanti zona per zona. L’ex portavoce di Gentiloni, tuttavia, predilige senza dubbio la “linea democratica” rappresentata da Jon Ossoff in Georgia e James Talarico in Texas: un progressismo quasi di centro capace di convincere anche a destra. L’eurodeputato dem Sandro Ruotolo, al contrario, mette in risalto l’onda socialista: “Da Mamdani a New York alla vittoria di Abdul El-Sayed, arriva una domanda di cambiamento che parla anche a noi: sanità pubblica, lavoro, lotta alle diseguaglianze”.

Avs e M5s spostano l'accento sulle battaglie sociali e sul pacifismo. Il leader del M5S Giuseppe Conte legge il voto americano come un sonoro no ai conflitti e alla corsa agli armamenti. “Dalle piazze italiane alle urne americane che hanno bocciato Trump i cittadini dimostrano di non poterne più di guerre illegittime, corsa al riarmo e alle spese militari, rincari, carovita, tagli e diritti che valgono fino a un certo punto”. Per l’ex premier, anche in Italia, la parola chiave è partecipazione: “Possiamo davvero cambiare le cose”.

Sulla stessa lunghezza d'onda Nicola Fratoianni, che rivendica una precisa indicazione politica per l'Italia: “O combatti per ridurre ingiustizie e disuguaglianze, o sei come Trump e Meloni”. Il segretario di Sinistra italiana vede delle coordinate nette: “I democratici hanno un mandato chiaro, restituire ai lavoratori e alle classi popolari i diritti fondamentali che la destra ha progressivamente tolto: il lavoro dignitoso, la sanità pubblica, l’istruzione di qualità”. Il suo co-leader di Avs Angelo Bonelli individua invece nella sconfitta repubblicana una bocciatura della “folle politica di guerra” del presidente americano. Come tradurlo da questa parte dell’Oceano? “Spero che si fermino anche gli amici di Trump che, in Europa e nel resto del mondo, sono stati subordinati a questa follia, a partire dall’Italia”.

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