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Scontro nei Radicali, il segretario si dimette e accusa Hallissey: “Usa il partito come una setta”

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Blengino lascia l’incarico, punta il dito contro il giovane presidente e denuncia “pressioni personali e politiche, insulti, illazioni e comportamenti intimidatori”
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Che i radicali siano storicamente litigiosi è un fatto noto, anche Marco Pannella ed Emma Bonino non se le mandavano a dire, ma a questo giro sembra essere qualcosa in più di una divergenza politica.

L’accusa: Matteo Hallissey, 23 anni, che è presidente dei Radicali italiani (ma anche di +Europa), ha «un ruolo politico incompatibile con la natura democratica che dovrebbe caratterizzare il nostro movimento»; e si è fatto promotore di una politica «che, nei toni e troppo spesso nei contenuti, finisce per assomigliare proprio a quella di Matteo Salvini». A dire tutto questo non è un passante, ma il segretario dei Radicali italiani, Filippo Blengino, 26 anni, il quale annuncia le proprie dimissioni, dopo due anni, con una lunga e pesante lettera.

Intanto, parliamo di un partito di 700 iscritti, co-promotore di +Europa - stessa filiazione storica del Partito radicale transnazionale (quello che detiene Radio Radicale) guidato invece da Maurizio Turco. Un soggetto “liberale, liberista e libe…

Che i radicali siano storicamente litigiosi è un fatto noto, anche Marco Pannella ed Emma Bonino non se le mandavano a dire, ma a questo giro sembra essere qualcosa in più di una divergenza politica.

L’accusa: Matteo Hallissey, 23 anni, che è presidente dei Radicali italiani (ma anche di +Europa), ha «un ruolo politico incompatibile con la natura democratica che dovrebbe caratterizzare il nostro movimento»; e si è fatto promotore di una politica «che, nei toni e troppo spesso nei contenuti, finisce per assomigliare proprio a quella di Matteo Salvini». A dire tutto questo non è un passante, ma il segretario dei Radicali italiani, Filippo Blengino, 26 anni, il quale annuncia le proprie dimissioni, dopo due anni, con una lunga e pesante lettera.

Intanto, parliamo di un partito di 700 iscritti, co-promotore di +Europa - stessa filiazione storica del Partito radicale transnazionale (quello che detiene Radio Radicale) guidato invece da Maurizio Turco. Un soggetto “liberale, liberista e libertario”, impegnato nelle battaglie di sempre a favore dei diritti umani, civili e delle minoranze: migranti, tossicodipendenti, carcerati. Hallissey ha un approccio molto social, a caccia di like. Contro i tassisti o i balneari, ad esempio, ha creato una specie di format perfetto per i reel di Instagram: andare alle loro manifestazioni, oppure fuori dagli stabilimenti, dove la rissa è quasi assicurata. Denunciando magari privilegi ingiusti, ma insomma la spettacolarizzazione è un ingrediente che online funziona molto.

Un sistema che evidentemente a Blengino non piace, e così ora parla di «una setta», di gestione proprietaria del partito, dell’unica ricerca di visibilità; e di pressioni e intimidazioni, arrivando a denunciare persino «velate minacce di morte». Alla sua uscita si aggiunge quella di altri dodici tra dirigenti e militanti, che abbandonano il movimento denunciando anche loro una deriva verticistica e la trasformazione delle battaglie politiche in strumenti di promozione personale.

La rottura arriva alle porte del 24esimo congresso, previsto a dicembre a Roma, e che secondo Blengino sarà soltanto «l'ennesima rappresentazione di un confronto politico dall'esito già scritto». Il segretario dimissionario racconta di aver subito negli ultimi mesi «pressioni personali e politiche, insulti, illazioni e comportamenti intimidatori». Cita anche un episodio: dopo il suo rifiuto di autorizzare un rimborso per una piattaforma giudicata inutile alle esigenze del partito, due persone si sarebbero presentate sotto casa sua.

Lo scontro è anche sulla gestione delle risorse: Blengino contesta i costi della campagna “Stop Tassa Etica” (un’addizionale applicata ai redditi derivanti da attività pienamente lecite nel settore pornografico), che non avrebbe raccolto le firme necessarie e sarebbe stata seguita da una messa in scena della consegna davanti alla Camera. Spese che, sostiene, non sarebbero state illustrate con sufficiente trasparenza nelle note della tesoreria. Una vicenda richiamata anche dai dodici dimissionari, che parlano apertamente di «una grande presa in giro» e denunciano l'utilizzo delle risorse del movimento per garantire visibilità ai singoli.

C'è poi il capitolo delle tessere che si moltiplicherebbero, come i pani e i pesci di biblica memoria. Blengino segnala iscrizioni pagate in contanti delle quali sarebbero disponibili soltanto nome e cognome, altre effettuate a pochi minuti di distanza dallo stesso computer e altre ancora con un’unica carta di credito. Cita il caso di Mercogliano, piccolo comune irpino dove, secondo la sua ricostruzione, ci sarebbero appena due iscritti in meno rispetto all'intera città di Roma. Elementi che, a suo giudizio, renderebbero scontato l'esito del congresso.

Blengino, infine, lamenta che Hallissey voglia utilizzare il patrimonio politico ed economico di Radicali italiani per una guerra finalizzata alla conquista di un altro partito. «Non siamo il comitato elettorale di qualcuno. Non dovremmo essere una corrente di +Europa», scrive. Il sottinteso è voler fare dei Radicali italiani un’arma politica per regolare i conti con Riccardo Magi, che di +Europa è segretario. Hallissey e l'ex segretario Benedetto Della Vedova, infatti, spingono per un avvicinamento alla Casa riformista di Matteo Renzi in vista delle prossime elezioni. Una prospettiva che Magi non esclude in assoluto, ma sulla quale rivendica autonomia politica e negoziale, rifiutando l'idea di far confluire +Europa nel progetto renziano senza una trattativa alla pari.

Quanto ad Hallissey, per ora decide di non rispondere direttamente. Al suo posto lo fa la tesoriera Patrizia De Grazia, la quale respinge ogni accusa sul piano della trasparenza, e su quello politico ragiona: «Blengino da settimane era sparito, non rispondeva più al telefono, non sapevamo dove fosse. Nessuno ha diritto ad una rielezione, e forse il suo problema era che forse non sarebbe stato riconfermato segretario». Si dice «profondamente dispiaciuta per questo metodo di denuncia pubblica, ci sarebbero gli estremi per la diffamazione ma non le percorreremo, non si fa tra compagni radicali. E comunque nessuna minaccia di alcun tipo, due compagni erano andati a suonargli a casa per prendere un caffè».

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