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Lega, resa dei conti al federale. Romeo fuori, processo a Giorgetti

(lapresse)

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Via il capogruppo ribelle: al suo posto Dreosto. Le mosse per commissariare il ministro. I nordisti pronti a disertare la riunione
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Della Lega, archiviato il congresso, è l’ora del repulisti. Tutti convocati per domani: consiglio federale, «obbligo di presenza» in via Bellerio, così recita il Whatsapp spedito ai big del Carroccio, anche se diversi big del Nord daranno forfait, al massimo si collegheranno via web. Più della forma, conta la sostanza. Il partito ribolle, tra nomine, siluramenti e mal di pancia sulla manovra.

Matteo Salvini vuole mettere ordine. E così, prima mossa, come raccontato l’altro ieri da Repubblica, ha deciso di presentare il conto a Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, reo di aver sostenuto la candidatura dello sfidante Massimo Garavaglia alla segreteria e di aver dato voce ai ribelli nordisti. Romeo chiedeva più spazio per la questione settentrionale e meno per il sovranismo ormai scippato da Roberto Vannacci. Non proprio un attentato alla Costituzione, ma abbastanza per essere considerato un atto di insubordinazione. I salviniani da fine ottobre, subito dopo le assise straordinarie, …

Della Lega, archiviato il congresso, è l’ora del repulisti. Tutti convocati per domani: consiglio federale, «obbligo di presenza» in via Bellerio, così recita il Whatsapp spedito ai big del Carroccio, anche se diversi big del Nord daranno forfait, al massimo si collegheranno via web. Più della forma, conta la sostanza. Il partito ribolle, tra nomine, siluramenti e mal di pancia sulla manovra.

Matteo Salvini vuole mettere ordine. E così, prima mossa, come raccontato l’altro ieri da Repubblica, ha deciso di presentare il conto a Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, reo di aver sostenuto la candidatura dello sfidante Massimo Garavaglia alla segreteria e di aver dato voce ai ribelli nordisti. Romeo chiedeva più spazio per la questione settentrionale e meno per il sovranismo ormai scippato da Roberto Vannacci. Non proprio un attentato alla Costituzione, ma abbastanza per essere considerato un atto di insubordinazione. I salviniani da fine ottobre, subito dopo le assise straordinarie, hanno chiesto al capogruppo in bilico il beau geste: hai fatto la tua battaglia congressuale, l’hai persa, convoca i senatori e prendine atto. Della serie: dimettiti tu. Romeo ha resistito, fino a ieri. E così è partita l’annunciata raccolta firme per sfiduciarlo, in vista della ratifica nel federale. Come noto, solo in 4 erano dalla parte del presidente uscente dei senatori. Gli altri no. In totale, la mozione interna ha raccolto 22 sottoscrizioni (su 29). Salvini ha evitato di apporre la sua sigla, come Giulia Bongiorno. Garavaglia a questo punto ha in testa di sfilarsi dalla segreteria, anche se Salvini gli aveva offerto un posto: «Così si spacca tutto - la reazione a caldo dell’ex ministro del Turismo - c’è la volontà di dividere, ne prendo atto con rammarico». Pure Attilio Fontana, il governatore della Lombardia, è sugli scudi: «Le promesse sono state disattese». Il nome per la successione è già pronto: Marco Dreosto, salviniano doc dal Friuli, non troppo vicino (eufemismo) a Massimiliano Fedriga.

Il federale di domani, in teoria, dovrebbe designare anche della nuova segreteria che dovrà affiancare Salvini in vista delle Politiche. In teoria, appunto, perché mancano ancora diversi incastri. Il vicepremier vorrebbe in squadra i big nordisti. Due su tutti: Luca Zaia e appunto Fedriga. Più Giancarlo Giorgetti, «per responsabilizzarlo politicamente», spifferano i fedelissimi del ministro dei Trasporti. Ma per la ritrosia degli interessati, la pratica potrebbe slittare alla prossima settimana.

Proprio su Giorgetti si addensano, da giorni, le sfuriate dei colleghi di partito, per come è stata gestita la manovra. Troppo poco su pensioni e flat tax. Accuse di «tradire i patti». Non le solite bizze su chi gestisce la cassa: uno strappo così marcato è senza precedenti. Già ieri una processione di leghisti è stata avvistata al Mef. Armando Siri per discutere di flat tax, con la richiesta di allargare fino a 100mila euro anche l’esenzione Iva, nonostante i paletti della commissione Ue ancora da fugare. Per le pensioni, ecco Claudio Durigon, che nel weekend si era inviperito per i soldi (troppo pochi) per le uscite anticipate dal lavoro: con Salvini vuole 4 miliardi, è convinto di trovarli, anche se la prima bozza della manovra ne apposta solo 2,5. Nel dubbio, il Carroccio ha chiesto - in modo del tutto inusuale - di nominare relatore per la Lega sulla manovra il presidente della commissione Attività Produttive, Alberto Gusmeroli, anziché un deputato della commissione Bilancio. Gusmeroli è stato preferito a Silvana Comaroli, considerata molto vicina a Giorgetti. Il titolare del Mef potrà forse entrare in segreteria, ma il suo partito nel frattempo prova a commissariarlo.

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