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Via al nuovo Report tra lacrime e orgoglio: “Speriamo che Ranucci faccia il tifo per noi”

(ansa)

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La conferenza stampa di lancio della trasmissione che prova a voltare pagina dopo le polemiche per il caso Lavitola. Corsini: “La mia verifica è il terminale di una catena. Spero d’ora in poi in modo leggermente più comodo”
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ROMA – Mesi di nervosismo si sciolgono nelle lacrime di Claudia Di Pasquale, neo-conduttrice di Report con Daniele Piervincenzi. “È difficile spiegare quello che abbiamo passato. Abbiamo attraversato un’estate orribile, siamo stati attaccati tutti i giorni, ci siamo sentiti un po' stritolati”, dice l’inviata storica – quindici anni alle spalle – ora passata al timone. La nuova stagione si presenta così, tra la tensione ancora palpabile e il tentativo di voltare pagina dopo lo stillicidio di polemiche su Sigfrido Ranucci e l’amicizia pericolosa con Valter Lavitola, mandante reo-confesso dell’attentato di ottobre 2025. Il vortice che ha portato l’azienda a spostare il popolarissimo (ora ex) conduttore dalla guida del programma alla vicedirezione di RaiNews24.

ROMA – Mesi di nervosismo si sciolgono nelle lacrime di Claudia Di Pasquale, neo-conduttrice di Report con Daniele Piervincenzi. “È difficile spiegare quello che abbiamo passato. Abbiamo attraversato un’estate orribile, siamo stati attaccati tutti i giorni, ci siamo sentiti un po' stritolati”, dice l’inviata storica – quindici anni alle spalle – ora passata al timone. La nuova stagione si presenta così, tra la tensione ancora palpabile e il tentativo di voltare pagina dopo lo stillicidio di polemiche su Sigfrido Ranucci e l’amicizia pericolosa con Valter Lavitola, mandante reo-confesso dell’attentato di ottobre 2025. Il vortice che ha portato l’azienda a spostare il popolarissimo (ora ex) conduttore dalla guida del programma alla vicedirezione di RaiNews24.

Si ricomincia domenica 8 novembre, su Rai3 come sempre. In conferenza stampa, la redazione ha voglia di rivalsa. C’è la commozione, ma c’è anche la rabbia: “Ci avete gettato un sacco di merda addosso”, si sfoga l’inviato Nicola Procaccianti. “Avete parlato di ‘metodo Report’, ma nessuno di noi è mai stato condannato per diffamazione”. C’è l’orgoglio: “Noi siamo rimasti qui a difendere il programma”, insiste Di Pasquale. Lo stesso “nato nel 1997 da un'idea di Milena Gabanelli” e diventato, nel corso degli anni, uno dei marchi più riconoscibili del giornalismo d'inchiesta della Rai. “Sentiamo tutti la responsabilità, anche io che sono l'ultimo arrivato, di salvare una trasmissione che è più importante di noi, più importante di me e di chi è venuto prima”, aggiunge Piervincenzi.

Ma voltare pagina è più difficile che annunciarlo. Perché il grande assente, Sigfrido Ranucci, finisce per essere il convitato di pietra della conferenza stampa che dovrebbe segnare l’inizio di una nuova era. Il suo nome torna in quasi tutte le domande (“Spero che faccia il tifo per noi”, dice Di Pasquale, “Gli auguriamo il meglio”, chiosa Piervincenzi), i rapporti con Lavitola monopolizzano buona parte del confronto, e ogni tentativo di parlare del futuro riporta inevitabilmente al passato. Una dinamica scontata che la redazione ha deciso di governare con un contropiede: com’è stato anticipato, l’inchiesta principe della prima puntata sarà sull’ex direttore dell’Avanti e i suoi tentativi di depistaggio sul movente delle bombe a Ranucci. Una storia che porta al cantiere navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo. È il trailer anticipato ai cronisti: si sentono i vocali del faccendiere che propone all’inviato Daniele Autieri “uno spaghettino alle vongole” al ristorante Cefalù (“pesce di classe A1”). Offerta rifiutata dal giornalista che lo incontra in un luogo neutrale e verifica in fretta l’inconsistenza delle “piste” suggerite da Lavitola.

Tra le novità principali, nella struttura organizzativa, c’è la formazione di un “red team”, ispirato al giornalismo investigativo svedese: un gruppo di tre colleghi incaricati di verificare fino alla virgola i contenuti delle inchieste degli inviati Un supplemento di rigore: c’è la consapevolezza che il vaglio – sull’onda del rinnovamento – sarà severo. Non si può sbagliare.

Visibilmente soddisfatto anche il direttore degli approfondimenti Rai Paolo Corsini, al quale però scappa una frase stonata: “La mia verifica è il terminale di una catena. Spero d’ora in poi in modo leggermente più leggero e più comodo”. Una categoria, la comodità, poco gradita a qualsiasi giornalista investigativo. Forse anche per questo, Di Pasquale, a precisa domanda, risponde in modo secco: "L'ultima parola sui servizi spetta ai capi-autori Bernardo Iovene e Giulio Valesini".

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