Altieri all'Anac, il pasticcio del governo: un incarico nella Lega lo rende incompatibile
di Giuliano Foschini , Antonio FraschillaC’è un gigantesco problema di compatibilità nella scelta del governo Meloni di affidare a Trifone «Nuccio» Altieri la presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione. E non è soltanto una questione politica, come quella sollevata dalle opposizioni che denunciano l’occupazione degli organismi di controllo da parte della maggioranza.
Il problema, questa volta, è scritto nella legge. Una norma che vieta espressamente di nominare ai vertici dell’Anac chi abbia ricoperto cariche di partito nei tre anni precedenti. E Altieri, fedelissimo di Matteo Salvini, appena due anni fa veniva nominato responsabile nazionale del dipartimento Difesa della Lega. Un incarico che risulta aver mantenuto anche successivamente. E che rischia adesso di rendere incompatibile la sua nomina.Il riferimento è al decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009, articolo 13, comma 3. La disposizione stabilisce che il presidente e i componenti dell’Autorità non possano essere scelti tra persone che rivestono cariche ne…
C’è un gigantesco problema di compatibilità nella scelta del governo Meloni di affidare a Trifone «Nuccio» Altieri la presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione. E non è soltanto una questione politica, come quella sollevata dalle opposizioni che denunciano l’occupazione degli organismi di controllo da parte della maggioranza.
Il problema, questa volta, è scritto nella legge. Una norma che vieta espressamente di nominare ai vertici dell’Anac chi abbia ricoperto cariche di partito nei tre anni precedenti. E Altieri, fedelissimo di Matteo Salvini, appena due anni fa veniva nominato responsabile nazionale del dipartimento Difesa della Lega. Un incarico che risulta aver mantenuto anche successivamente. E che rischia adesso di rendere incompatibile la sua nomina.Il riferimento è al decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009, articolo 13, comma 3. La disposizione stabilisce che il presidente e i componenti dell’Autorità non possano essere scelti tra persone che rivestono cariche nei partiti politici o che le abbiano ricoperte nei tre anni precedenti la nomina. E aggiunge un altro principio: non devono avere interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni dell’Autorità.
E qui cominciano i problemi. Il 18 settembre 2024 la Lega diffonde un comunicato ufficiale per annunciare la riorganizzazione dei suoi 31 dipartimenti nazionali. Matteo Salvini e Armando Siri riuniscono i responsabili negli uffici del partito alla Camera. Nell’elenco, accanto ai nomi dei dirigenti incaricati di occuparsi di economia, infrastrutture, giustizia e sicurezza, compare anche quello di Nuccio Altieri: responsabile Difesa. Non un semplice simpatizzante, dunque,ma il titolare di un incarico nell’organizzazione nazionale del partito.E non è tutto. Ancora nel settembre diversi articoli giornalistici segnalavano Altieri come responsabile del dipartimento Difesa della Lega, presente nell’organigramma del partito, alla sua nomina nel consiglio di amministrazione di Leonardo, il colosso pubblico degli armamenti. Oggi il suo nome non compare più nell’organigramma, ma il punto è un altro: anche se avesse lasciato l’incarico, il triennio previsto dalla legge non sarebbe comunque trascorso.
Ciò nonostante, dopo una mattinata di lunghi dibattiti all’interno della maggioranza, Giorgia Meloni ha difeso la scelta. Interpellata oggi durante la visita all’Eicma di Milano, la presidente del Consiglio ha risposto alle domande sulla designazione di Altieri con poche parole: «Cosa devo dire? Perché era nelle nostre competenze farlo». Una rivendicazione delle prerogative del governo che però non risolve la questione. Perché una cosa è avere il potere di proporre un presidente. Un’altra è verificare che la persona indicata possieda tutti i requisiti stabiliti dalla legge.
La procedura, del resto, non è conclusa. La designazione dovrà passare attraverso le commissioni parlamentari competenti, chiamate a esprimersi con una maggioranza qualificata dei due terzi, prima della nomina definitiva con decreto del presidente della Repubblica. A questo punto tutt'altro che scontata.