Il governo Meloni nominando un politico alla guida dell'Anac di fatto ha "silenziato" uno dei pochi enti di controllo che ha fatto le pulci a molti provvedimenti dell'esecutivo e ha ancora in corso istruttorie su grandi appalti cari al centrodestra, su tutti il Ponte sullo Stretto, il rinnovo delle concessioni autostradali e l'affidamento anche dell'Autobrennero e della Pedemontana veneta entrambe nell'orbita della Lega di Matteo Salvini che ora ha piazzato al vertice un suo fedelissimo, Trifone “Nuccio” Altieri: dopo che l'ente anticorruzione è stato guidato per tredici anni da magistrati.
L’Anac dal 2014, prima con il magistrato Raffaele Cantone poi con il dirigente pubblico esperto di diritto come Giuseppe Busia, e un intermezzo del prof…
Il governo Meloni nominando un politico alla guida dell'Anac di fatto ha "silenziato" uno dei pochi enti di controllo che ha fatto le pulci a molti provvedimenti dell'esecutivo e ha ancora in corso istruttorie su grandi appalti cari al centrodestra, su tutti il Ponte sullo Stretto, il rinnovo delle concessioni autostradali e l'affidamento anche dell'Autobrennero e della Pedemontana veneta entrambe nell'orbita della Lega di Matteo Salvini che ora ha piazzato al vertice un suo fedelissimo, Trifone “Nuccio” Altieri: dopo che l'ente anticorruzione è stato guidato per tredici anni da magistrati.
L’Anac dal 2014, prima con il magistrato Raffaele Cantone poi con il dirigente pubblico esperto di diritto come Giuseppe Busia, e un intermezzo del professore di diritto amministrativo Francesco Merloni, ha spesso sollevato scandali e fermato sprechi e illeciti. Dalla gestione dei servizi ai tempi di “Mafia Capitale” al Comune di Roma, agli appalti dell’Anas, dell’Expo, alla gestione del Mose passando anche per una denuncia sugli affidamenti del Tribunale di Milano che sollevò uno scandalo giudiziario di non poco conto. L’Anac ha poi inviato a una miriade di procure segnalazioni su appalti nelle sanità regionali o per le infrastrutture anche di piccoli Comuni che hanno fatto scattare indagini, arresti e condanne.
Nell’era del governo Meloni, sotto la gestione Busia, l’Anac ha contestato diverse manovre, creando non poche tensioni con i ministri e la stessa premier. Lo scorso agosto, solo per citare l’ultimo caso, l’Anac ha contestato con una segnalazione al governo e al Parlamento la proroga nelle concessioni autostradali e il mancato rispetto della norma che impone ai concessionari che hanno ottenuto la gestione senza una gara pubblica europea di affidare all’esterno, tramite gare trasparenti, una quota compresa tra il 50% e il 60% di lavori, servizi e forniture. Tema molto caro alla politica.
Busia ha poi contestato in Parlamento, e con segnalazioni formali, tutto l’iter messo in piedi per l’opera più cara a Salvini, il Ponte sullo Stretto. Definendolo un grande spreco e un “vantaggio enorme ai privati”, parole che hanno fatto infuriare anche la premier. L'Anac è stato il primo ente a formulare rilievi critici sui diversi decreti legge relativi al Ponte. Decreti che, per realizzare quello che sarebbe il ponte a campata unica più lungo al mondo, invece di svolgere una gara per selezionare il meglio delle tecnologie oggi esistenti, "hanno fatto resuscitare un progetto vecchio di oltre 10 anni, appartenente ad un'impresa privata, facendo rivalutare enormemente a suo vantaggio, un asset altrimenti quasi privo di valore, oltre che esponendosi al rischio di violazioni della normativa europea", ha scritto l'Anac.
Ulteriori rilievi anche su un successivo decreto, sempre sul Ponte, che ha previsto che il progetto esecutivo - invece di essere predisposto unitariamente per avere il quadro completo sulla realizzabilità e sui relativi costi - fosse realizzato per fasi, così da non fare emergere tutte le problematiche.
L'Anac ha poi contestato il nuovo Codice dei contratti, facendo rilievi sull'innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti di servizi e forniture fino a 140mila euro. Col risultato di premiare "le imprese vicine al decisore pubblico, invece che quelle capaci di offrire lavori, servizi o forniture di migliore qualità e in modo più innovative". Partendo dai dati, l'Anac ha evidenziato che numericamente, dall'approvazione del nuovo Codice, oltre il 90 per cento dei contratti sono affidamenti diretti (senza trasparenza e concorrenza).
Ma rimanendo in area governativa, l’Anac ha voluto vederci chiaro anche sull’Enit gestione Santanchè su alcune operazioni commerciali e di sponsorizzazione (tra cui festival, eventi e manifestazioni varie). E, ancora, Busia ha contestato l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, i conflitti di interesse e, l'abrogazione del divieto di passaggio diretto a livello locale e regionale dalle cariche elettive ad incarichi in società controllate.
Infine l'Anac ha criticato la riforma degli appalti con l'accusa che “la spinta eccessiva alla semplificazione e al ricorso a deroghe o affidamenti diretti possa ridurre la concorrenza e l'effettivo controllo sulla spesa”. E chi ha varato tutti questi provvedimenti? Il governo Meloni e in primis quel Matteo Salvini che adesso piazza un politico, per la prima volta dalla nascita dell’Anac nel 2014, alla guida di un ente che deve controllare la politica da Roma ai Comuni più piccoli.