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Bartolozzi, la procura può procedere per false dichiarazioni su Almasri. La sentenza della Consulta

Giusi Bartolozzi 
Solo parzialmente accolto il ricorso del Parlamento sul conflitto d’attribuzione
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La Procura può andare avanti con le ipotesi di false dichiarazioni a carico di Giusi Bartolozzi, l’ex capa di gabinetto del Ministero della Giustizia. La Corte costituzionale accoglie quindi solo in parte il ricorso avanzato dalla Camera dei Deputati.

Il Tribunale dei Ministri doveva “esplicitare” le ragioni per cui non ha “ritenuto prospettabile una responsabilità" per Bartolozzi “come concorrente nei reati” per la vicenda della mancata consegna del criminale libico Almasri alla giustizia della Corte Penale internazionale. E la Procura di Roma, dal canto suo, avrebbe dovuto comunicare alla Camera la valutazione del Collegio.

Ecco cosa stabilisce la Consulta con la sentenza numero 190, depositata oggi, con la quale,in sintesi, non stoppa il processo aperto dai pm romani, e rimasto congelato in attesa della pronuncia sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri e la stessa Procura.

La Corte ha infatti esclus…

La Procura può andare avanti con le ipotesi di false dichiarazioni a carico di Giusi Bartolozzi, l’ex capa di gabinetto del Ministero della Giustizia. La Corte costituzionale accoglie quindi solo in parte il ricorso avanzato dalla Camera dei Deputati.

Il Tribunale dei Ministri doveva “esplicitare” le ragioni per cui non ha “ritenuto prospettabile una responsabilità" per Bartolozzi “come concorrente nei reati” per la vicenda della mancata consegna del criminale libico Almasri alla giustizia della Corte Penale internazionale. E la Procura di Roma, dal canto suo, avrebbe dovuto comunicare alla Camera la valutazione del Collegio.

Ecco cosa stabilisce la Consulta con la sentenza numero 190, depositata oggi, con la quale,in sintesi, non stoppa il processo aperto dai pm romani, e rimasto congelato in attesa della pronuncia sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri e la stessa Procura.

La Corte ha infatti escluso che sussista “per il Tribunale e per la Procura un obbligo di chiedere un’autorizzazione a procedere nei confronti della dottoressa Bartolozzi per il diverso reato di false dichiarazioni”. Non è insomma condivisa la tesi della Camera “secondo cui l’obbligo di chiedere l’autorizzazione a procedere si estenderebbe anche ai reati compiuti da un terzo e semplicemente connessi a quelli ministeriali” proprio come le mendaci dichiarazioni “realizzate allo scopo di occultare la responsabilità di un ministro”, che la procura guidata da Franco Lo Voi ipotizza a carico della magistrata.

In estrema sintesi, si può procedere su Bartolozzi. Vince la tesi della Procura di Roma, portata dinanzi alla Corte, secondo cui il Parlamento avrebbe usato quel conflitto di attribuzione in favore di Bartolozzi come uno “strumento atipico e surrettizio di impugnazione”. La “correità” – sosteneva l’ufficio di piazzale Clodio - tracciata dalla Camera in relazione alle condotte dei ministri” agiva da “reato in concorso”, così favorendo un percorso di legge ad personam per l’ex zarina di via Arenula.

Le ricadute concrete? Lo scudo su Bartolozzi, per ora, non c’è. La Corte non lo ha fornito, pur indicando alcune mancanze del Tribunale e della Procura. Il processo a carico dell’ex capa di gabinetto può andare avanti, anche se non è escluso che sulla base di questa pronuncia si prepari una nuova battaglia giudiziaria, e un nuovo ricorso.

Non a caso, l’avvocato Vittorio Manes, il professore che rappresentava le ragioni del Parlamento dinanzi alla Consulta, spiega: “La difesa della Camera dei deputati accoglie con soddisfazione questa pronuncia che appare riconoscere la violazione di una prerogativa della Camera stessa, ossia quella di essere informata circa la valutazione effettuata dal Tribunale dei ministri in ordine alla natura ministeriale o meno del reato contestato, comunicazione che invece non è stata mai inoltrata, e che avrebbe invece consentito alla Camera di effettuare una propria valutazione a tutela delle sue prerogative costituzionalmente riconosciute”. Quanto alle ulteriori mosse, Manes non esclude nulla: “Per ulteriori valutazioni, anche in ordine ad eventuali successive fasi, occorrerà una lettura attenta delle motivazioni alla base della pronuncia della Corte”.

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