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Lega, via al federale della resa nei conti: nel mirino Romeo, Giorgetti e i congressi provinciali

Leghisti alla kermesse di Pontida 

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A via Bellerio sarà però presente solo il capogruppo al Senato. Assenti il ministro dell’Economia e Fontana. L’idea di commissariare il voto nelle regioni dove Salvini è in minoranza
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Tira un'aria brutta dentro la Lega, da resa dei conti finale. Oggi pomeriggio in via Bellerio è previsto il Consiglio federale, non sono ammessi partecipanti in collegamento, tutti a Milano oppure nulla. Il che, già solo per questo, suona minaccioso. Ma soprattutto, gira vorticosa un'ipotesi: il commissariamento coatto della Lega Lombarda, il blocco dei congressi provinciali a Varese (si vota domenica), Bergamo e Brescia (si vota il 22 novembre). Possibile?

Intanto, partendo dai fatti. Oggi Massimiliano Romeo, il capogruppo al Senato e capo del partito in Lombardia, ci sarà. E probabilmente dovrà affrontare da solo una specie di processo. Giancarlo Giorgetti pare non stia bene ed è impegnato sulla manovra, Attilio Fontana aveva un mat…

Tira un'aria brutta dentro la Lega, da resa dei conti finale. Oggi pomeriggio in via Bellerio è previsto il Consiglio federale, non sono ammessi partecipanti in collegamento, tutti a Milano oppure nulla. Il che, già solo per questo, suona minaccioso. Ma soprattutto, gira vorticosa un'ipotesi: il commissariamento coatto della Lega Lombarda, il blocco dei congressi provinciali a Varese (si vota domenica), Bergamo e Brescia (si vota il 22 novembre). Possibile?

Intanto, partendo dai fatti. Oggi Massimiliano Romeo, il capogruppo al Senato e capo del partito in Lombardia, ci sarà. E probabilmente dovrà affrontare da solo una specie di processo. Giancarlo Giorgetti pare non stia bene ed è impegnato sulla manovra, Attilio Fontana aveva un matrimonio di un collaboratore fissato da tempo e potrebbe dare forfait. Facile dunque che il grande reprobo si ritroverà isolato. Se denunci un problema, non si parla del problema, ma di chi lo ha denunciato, questa è un po' la musica degli ultimi mesi, o forse anni.

Alle spalle di Matteo Salvini si muovono due spinte. La prima più attendista, che invita il segretario federale alla moderazione e alla comprensione della ragioni dei ribelli; e un'altra che punta alla polverizzazione degli avversari. Commissariare il partito in Lombardia, base storica del Carroccio, unico luogo con il Veneto dove un po' di militanza reale è rimasta, vorrebbe dire far scoppiare intenzionalmente una bomba. Morti e feriti, ma strapotere assicurato. "Cosa vogliono, una notte delle scope versione due?", si domanda un dirigente locale della bergamasca. Giusto ieri dalla federazione di Bergamo hanno indetto ufficialmente il congresso, vidimato proprio da via Bellerio consegnando la lista degli iscritti che possono votare: un colpo di spugna sembrerebbe quindi un atto politicamente troppo violento e anche contraddittorio.

Eppure la voce gira e nessuno fa nulla per fermarla. "Non so nulla ma neanche posso escluderlo…", fa sapere un vicinissimo al vicepresidente del Consiglio. A Varese, Bergamo e Brescia i candidati anti-salviniani sono avviati sereni alla vittoria, e sono le tre province più importanti di tutta la Lega. Romeo può essere pure cacciato dalla guida del gruppo al Senato, ma siamo a fine legislatura, cambierebbe poco. La guida del partito lombarda invece ha un peso, eccome, anche per quanto riguarda la composizione delle liste per le Politiche.

Meglio togliersi subito il dente, quindi? Chissà. Si dice anche che, dopo il no di Massimo Garavaglia a entrare nella nuova segreteria, avendo ben capito che si profilano le purghe, si stiano tirando indietro anche gli altri: Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti. Salvini, dal suo bunker, ha nel mirino la preda grossa, cioè Giorgetti. Al congresso di Milano, due settimane fa, Silvia Sardone - già vicesegretaria, braccio armato mediatico e politico del "Capitano" in questa fase - aveva parlato di una Lega d'attacco; il ministro gli aveva risposto che lui gioca in porta. L'unico errore commesso e ammesso da Salvini, a proprio dire, era stato portare la Lega a sostenere il governo Draghi. In realtà stava parlando sempre di Giorgetti, cioè colui che lo aveva convinto a cambiare idea, e a entrarci con tre ministri non salviniani: lui, Garavaglia e la zaiana Erika Stefani.

Ancora poche ore, comunque, per capire quale consigliori di Salvini ha vinto. Se vincerà l'opzione politica o quella del tabula rasa, come se i compagni di partito di una vita fossero l'Iran.

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