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“Costretto a morire in Svizzera, il nostro è un Paese crudele”

Roberto Frigo

 

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Roberto Frigo, l’ex imprenditore malato da venti anni: “Quando perderò definitivamente la mia autonomia, mi trasferirò a Zurigo dove è tutto pronto”
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Roberto Frigo, 67 anni, ex imprenditore, oggi pittore e scrittore «fino a che la malattia me lo concederà», affetto da 20 anni da un raro tumore al cervello, ha la voce e la calma di chi ormai ha scelto. «Se l’Italia non mi concederà il suicidio assistito, andrò a morire in Svizzera. A Zurigo è già tutto pronto. Ma che paese crudele è il nostro che obbliga i propri cittadini malati ad emigrare per avere una morte dignitosa, mentre la politica fa i suoi giochi sulla nostra pelle?». Dalla sua casa di Padova, in una serata buona, «oggi le crisi epilettiche mi hanno dato tregua». Roberto racconta con pacatezza cosa vuol dire vivere con la paura di svegliarsi una mattina e trovarsi immobilizzato in un letto.

Roberto, qual è oggi la sua condizione?

«Ho grande difficoltà nel camminare, continue crisi epilettiche, lunghi momenti di semi incoscienza durante la giornata e dolori spesso insopportabili. Riesco però ad essere ancora autonomo, mi impongo ogni giorno di uscire di casa con il deambul…

Roberto Frigo, 67 anni, ex imprenditore, oggi pittore e scrittore «fino a che la malattia me lo concederà», affetto da 20 anni da un raro tumore al cervello, ha la voce e la calma di chi ormai ha scelto. «Se l’Italia non mi concederà il suicidio assistito, andrò a morire in Svizzera. A Zurigo è già tutto pronto. Ma che paese crudele è il nostro che obbliga i propri cittadini malati ad emigrare per avere una morte dignitosa, mentre la politica fa i suoi giochi sulla nostra pelle?». Dalla sua casa di Padova, in una serata buona, «oggi le crisi epilettiche mi hanno dato tregua». Roberto racconta con pacatezza cosa vuol dire vivere con la paura di svegliarsi una mattina e trovarsi immobilizzato in un letto.

Roberto, qual è oggi la sua condizione?

«Ho grande difficoltà nel camminare, continue crisi epilettiche, lunghi momenti di semi incoscienza durante la giornata e dolori spesso insopportabili. Riesco però ad essere ancora autonomo, mi impongo ogni giorno di uscire di casa con il deambulatore. Voglio essere vivo fino alla fine».

Lei per due volte ha fatto domanda alla Asl di Padova di essere ammesso al suicidio assistito in Italia, come previsto dalla Consulta nel 2019. Domande respinte.

«Dicono che possiedo soltanto tre dei quattro requisiti previsti per ottenere la morte assistita. Cioè essere affetti da una malattia senza speranza, con condizione di sofferenza insopportabile ma in grado di intendere e di volere. Però non sono dipendente da sostegni vitali, come l’alimentazione artificiale, un respiratore, o l’assistenza assoluta, 24 ore al giorno da parte di altri. Quindi domanda respinta. Ecco, il paradosso è che io chiedo di morire proprio perché è in quella situazione di dipendenza da mani esterne per tutte le mie funzioni primarie che io rifiuto di finire. Il solo pensiero mi è intollerabile».

Ed è quello che potrebbe capitare con il suo tumore?

«Sta già succedendo, giorno dopo giorno perdo autonomia. È il mio destino. Allora, prima che un ictus mi tolga la vista e la parola per poter chiedere fatemi morire, se l’Italia mi negherà questo diritto, andrò in Svizzera. Ho degli amici pronti ad accompagnarmi, insieme ai volontari dell’Associazione Coscioni, con cui condivido la mia battaglia. Non ho più tempo».

Dunque lei ha già una data di addio.

«Sì. Non appena avrò ultimato alcune pratiche patrimoniali per mia madre e mia sorella, saluterò la vita. Non sono sposato e non ho figli e questo rende sicuramente più lieve la mia decisione. Certo avrei preferito morire qui, scherzando fino all’ultimo momento con i miei amici più cari. Purtroppo sarà impossibile: non solo la Asl ha bocciato la mia domanda, ora il governo ha anche impugnato la legge regionale. Sono proprio senza vergogna».

Lei ha appena pubblicato un libro di racconti: “Un’arida primavera”.

«Parlo di me, di com’era la vita di prima, ma anche della mia scelta di mettere fine a questa vita. Ogni sera spero di morire nel sonno, senza dolore e nella pace che oggi mi è negata».

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