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Sprint del centrosinistra, 10 tavoli sul programma: “Un mese per chiudere”

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e la segretaria del Pd Elly Schlein

 (ansa)

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Prima riunione tra i capigruppo, presenti pure i centristi: i leader dovranno sciogliere i nodi su Ucraina, patrimoniale e giustizia
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La sintesi più efficace la fornisce uno dei presenti al tavolo del programma, convocato per la prima volta in videoconferenza. «Immagini un pranzo di nozze: gli sposi si sono uniti in matrimonio e si dà il via al ricevimento. Il primo step sono i saluti fra gli invitati, esattamente il punto in cui siamo adesso. Bisognerà aspettare almeno un paio di portate per verificare se c’è qualche piatto indigesto». Metafora perfetta — in fondo a settimane di frizioni e rinvii — dell’attesissimo debutto della coalizione progressista in versione all together: tutti insieme appassionatamente — i capigruppo delle forze d’opposizione (salvo Azione), più i rappresentanti delle neo-costituite componenti centriste — a concordare tempi e schema di lavoro in un clima che la nota finale definirà «positivo e di piena collaborazione». Dodici persone, come gli apostoli, riuniti per quasi due ore attorno ad altrettanti schermi: il più giovane, Riccardo Ricciardi del M5s (44 anni); il più anziano, Bruno Tabacc…

La sintesi più efficace la fornisce uno dei presenti al tavolo del programma, convocato per la prima volta in videoconferenza. «Immagini un pranzo di nozze: gli sposi si sono uniti in matrimonio e si dà il via al ricevimento. Il primo step sono i saluti fra gli invitati, esattamente il punto in cui siamo adesso. Bisognerà aspettare almeno un paio di portate per verificare se c’è qualche piatto indigesto». Metafora perfetta — in fondo a settimane di frizioni e rinvii — dell’attesissimo debutto della coalizione progressista in versione all together: tutti insieme appassionatamente — i capigruppo delle forze d’opposizione (salvo Azione), più i rappresentanti delle neo-costituite componenti centriste — a concordare tempi e schema di lavoro in un clima che la nota finale definirà «positivo e di piena collaborazione». Dodici persone, come gli apostoli, riuniti per quasi due ore attorno ad altrettanti schermi: il più giovane, Riccardo Ricciardi del M5s (44 anni); il più anziano, Bruno Tabacci di Centro democratico per PiùUno (80).

Ad aprire le danze, i dem Francesco Boccia e Chiara Braga. Il primo, soprattutto. Tocca al presidente dei senatori pd illustrare la proposta, poi discussa a turno dai colleghi alleati: in sintesi, la prossima settimana verranno istituiti dieci sotto-tavoli sulle tematiche principali — dagli affari sociali alla politica estera, passando per ambiente e industria, con l’aggiunta di uno più specifico dedicato ai giovani. Ciascuno dovrà quindi restituire il proprio “pezzetto” al tavolo dei capigruppo, avviato oggi, che li cucirà in un unico documento organico. «Ma dobbiamo fare presto», avverte Boccia. «L’obiettivo condiviso», si legge infatti nella nota congiunta, «è concludere questa prima fase per la fine di novembre, per definire le basi di un progetto di governo per l’Italia, fondato sulle priorità economiche, sociali e democratiche del Paese».

Non dovrebbe essere troppo difficile dal momento che «non partiamo da zero», è il mantra di Elly Schlein. Come più volte ribadito, si attingerà dalle decine di proposte di legge che Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa hanno presentato insieme negli ultimi anni. In particolare, dalla risoluzione unitaria in 21 punti sottoscritta a ottobre sul Dpfp in vista della manovra, ora all’esame delle Camere. Primo fra tutti, la revisione radicale degli «impegni assunti in sede Nato» e lo stop a «ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato». Secondo il centrosinistra, le risorse andranno destinate a «misure straordinarie per sostenere la crescita e la competitività del sistema economico, per il sostegno dei diritti delle famiglie colpite dalla perdita di potere d’acquisto, per ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali e i rischi di impoverimento dei cittadini».

Quanto al welfare, il programma punterà a «incrementare il livello della spesa sanitaria per allinearla progressivamente alla media Ue», ovvero il 7% del Pil dal 5,9 attuale, nonché ad aumentare i fondi per l’istruzione. Sul lavoro, il cardine sarà l’introduzione del salario minimo legale, da affiancare a «un congedo paritario di maternità e paternità con indennità al cento per cento», oltre che l’abrogazione delle norme introdotte dal governo Meloni sui subappalti a cascata. Sul fisco, l’obiettivo è proporre una riforma tributaria che rafforzi la progressività. A patto, però, di riuscire a mettersi d’accordo.

Questo è difatti uno dei capitoli che rischia di restare fuori dal tavolo dei capigruppo. E neppure l’unico. Sono almeno tre i nodi che potrebbero essere demandati a un tavolo ancora superiore, quello dei leader. Il primo è, appunto, la patrimoniale: o meglio, l’imposta sulle grandi ricchezze che Avs chiede ma il M5s non vuole (come Iv, mentre il Pd ha aperto). L’altro è annoso: il sostegno militare all’Ucraina. L’ultimo riguarda invece la giustizia, su cui nell’alleanza convivono un’anima giustizialista e una più garantista. Dovranno essere Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Renzi, Magi &Co a trovare l’intesa finale. In attesa del confronto sulle regole delle primarie. Che tuttavia inizierà, avvertono al Nazareno, solo dopo aver chiuso il programma.

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