Caso Altieri, Flick: “La norma è chiara, una questione di requisiti, niente politici in quel ruolo”
di Concetto VecchioIl professor Giovanni Maria Flick, ex presidente della Corte costituzionale
Professor Giovanni Maria Flick, ex presidente della Corte costituzionale, cosa pensa della nomina di un dirigente politico leghista, Trifone Nuccio Altieri, a capo dell’Anti corruzione?
«Il terzo comma dell’articolo 13 del decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009 recita che vi è incompatibilità alla nomina se nei tre anni precedenti si sono ricoperti incarichi politici o elettivi o incarichi in partiti o in organizzazioni sindacali».
Altieri era stato nominato due anni fa responsabile nazionale del dipartimento Difesa della Lega.
«La nomina per quell’incarico non è consentita per chi si trova nelle condizioni che la legge considera ostative».
L’avevano nominato lo stesso, sorvolando sulla incompatibilità.
«Evidente…
Professor Giovanni Maria Flick, ex presidente della Corte costituzionale, cosa pensa della nomina di un dirigente politico leghista, Trifone Nuccio Altieri, a capo dell’Anti corruzione?
«Il terzo comma dell’articolo 13 del decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009 recita che vi è incompatibilità alla nomina se nei tre anni precedenti si sono ricoperti incarichi politici o elettivi o incarichi in partiti o in organizzazioni sindacali».
Altieri era stato nominato due anni fa responsabile nazionale del dipartimento Difesa della Lega.
«La nomina per quell’incarico non è consentita per chi si trova nelle condizioni che la legge considera ostative».
L’avevano nominato lo stesso, sorvolando sulla incompatibilità.
«Evidentemente non conoscono la legge oppure hanno deciso di non considerarla».
E lei cosa pensa di questo modo di trattare le istituzioni?
«Guardi, io vedo questa vicenda solo con gli occhi del diritto: credo che tutti dovremmo fare la stessa cosa».
Cosa dice il diritto? Ci si può opporre?
«Occorre rispettare la legge e quindi l’impossibilità di un incarico di quel tipo visti precedenti di cui abbiamo parlato».
Alla fine l’ha capito pure Altieri. Cosa sarebbe successo in Parlamento?
«Succedeva che per varare la nomina occorreva la maggioranza dei due terzi nelle commissioni parlamentari competenti e poi il provvedimento doveva andare alla firma del presidente della Repubblica».
Quindi l’ultima parola spettava al Quirinale?
«È il capo dello Stato che deve firmare il decreto di nomina».
Poteva non firmarlo?
«Non ho titolo per dare una risposta di tipo giuridico. È un fatto però che la nomina passava al suo vaglio».
Per l’opposizione Altieri non aveva nemmeno le competenze.
«Ma non è una questione di preparazione giuridica, è una questione preliminare di presenza dei requisiti per poter accedere alla nomina secondo la legge».
La premier ha detto: potevamo farlo.
«Mi sembra che fino a prova contraria il decreto legislativo non consenta quella nomina».
Lei oggi compie 86 anni. Un tempo era peggio o meglio?
«Al peggio non c’è mai fine»
Ma come valuta l’occupazione delle istituzioni da parte della destra la governo?
«Non è un periodo felice. Ci sono continui contrasti tra politica e magistratura, e all’interno della stessa politica, che non lasciano presagire nulla di buono».
Oggi c’è più corruzione di una volta?
«Il Commissario contro la corruzione è assolutamente necessario di fronte al ripetersi frequente di episodi di malaffare ai diversi livelli, dal grande al piccolo».
E che funzione svolge l’Anti corruzione?
«Basti pensare ai rilievi, alle critiche e agli allarmi proposti anche negli ultimi tempi, anche dall’Anticorruzione, a proposito degli appalti pubblici o dei progetti come quello sul ponte di Messina».
È come se non imparassimo mai dal passato.
«Pensavo che la lezione di Mani Pulite, con le sue dimensioni, e anche con qualche esagerazione, avrebbe creato le condizioni per una spinta al cambiamento. Non mi pare che questo si sia verificato nonostante gli allarmi e le denunce che si sono ripetute».
Cosa pensa di Di Pietro sostenuto dalla destra per andare al Csm?
«Non entro nelle valutazioni sulla competenza delle persone, come le ho detto prima».
D’accordo, ma lei è stato suo collega nel primo governo Prodi.
«Sì, certo e ho apprezzato quello che ha fatto di positivo come magistrato o espresso le mie perplessità di fronte a certi eccessi controproducenti».
In definitiva questa storia di un leghista all’Anticorruzione cosa ci ha rivelato?
«Ci ha rivelato che dobbiamo sempre ricominciare daccapo».