✕

Lega, i nordisti assenti al federale. Salvini: “Da aprile si può votare”

Matteo Salvini

 (lapresse)

Ascolta l'audio

Non vanno Zaia, Giorgetti e Fedriga. Slittano congressi lombardi e nuova segreteria. Lo sfogo di Salvini: “Soldi a Kiev e non per le pensioni”
2 minuti di lettura

Il primo Consiglio federale della Lega dopo il congresso è il festival delle assenze. Manca Massimiliano Fedriga, per impegni familiari (così come al congresso...). Non si presenta Luca Zaia per incastri d’agenda in Veneto. Non c’è nemmeno Giancarlo Giorgetti, che ai colleghi ha parlato di «motivi di salute», e che pure avrebbe dovuto essere il protagonista del vertice, visto che il piatto forte della discussione, oltre alle nomine interne, era proprio la legge di bilancio che ha scatenato i mal di pancia del grosso del Carroccio. Zaia, Fedriga e Giorgetti sono i tre big a cui Matteo Salvini ha chiesto di entrare nella nuova segreteria del partito, per serrare le file e tentare di recuperare consensi in vista delle Politiche. Risultato: il varo della squadra salta. Rimandato «di 10-15 giorni, al prossimo federale», l’annuncio obbligato del vicepremier. L’unica designazione, alla fine, è il ripescaggio del fedelissimo Andrea Crippa: sarà il coordinatore delle segreterie regionali, un r…

Il primo Consiglio federale della Lega dopo il congresso è il festival delle assenze. Manca Massimiliano Fedriga, per impegni familiari (così come al congresso...). Non si presenta Luca Zaia per incastri d’agenda in Veneto. Non c’è nemmeno Giancarlo Giorgetti, che ai colleghi ha parlato di «motivi di salute», e che pure avrebbe dovuto essere il protagonista del vertice, visto che il piatto forte della discussione, oltre alle nomine interne, era proprio la legge di bilancio che ha scatenato i mal di pancia del grosso del Carroccio. Zaia, Fedriga e Giorgetti sono i tre big a cui Matteo Salvini ha chiesto di entrare nella nuova segreteria del partito, per serrare le file e tentare di recuperare consensi in vista delle Politiche. Risultato: il varo della squadra salta. Rimandato «di 10-15 giorni, al prossimo federale», l’annuncio obbligato del vicepremier. L’unica designazione, alla fine, è il ripescaggio del fedelissimo Andrea Crippa: sarà il coordinatore delle segreterie regionali, un ruolo un po’ creato ad hoc per un “colonnello”.

Nel chiuso di via Bellerio, dove tutti gli ex lumbard erano stati convocati con «obbligo di presenza», il segretario appena riconfermato prova a tracciare la rotta, in settimane burrascose tra bizze sulla manovra e tensioni interne. Si parte dalla legge di bilancio. Giorgetti non c’è, ma Salvini l’ha sentito al telefono e incalza. Se la prende con gli aiuti militari a Kiev, mentre è atteso il tredicesimo pacchetto al Copasir: «La gente è scontenta se continuiamo ad aiutare l’Ucraina ma non troviamo i soldi per la manovra». Dunque, sulle pensioni «dobbiamo aumentare le risorse». E mettere in pratica quota 64. «Ci stiamo lavorando con Giancarlo», insiste Claudio Durigon. Pure sulla flat tax, «si va avanti», s’intestardisce il capo leghista, che di mattina ha incontrato Viktor Orbàn, l’ex premier ungherese, dipinto davanti ai colonnelli come un martire, «gli stanno arrestando tutti i collaboratori, i suoi figli non possono nemmeno rientrare nel Paese». Nel corso della riunione, non si discute del siluramento imminente del capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. Ma solo perché l’interessato nel frattempo ha convocato l’assemblea del gruppo per il 17 novembre, dopo la mozione di sfiducia di 20 eletti su 29. Sarà quella la resa dei conti. «Ma quali purghe», minimizza Salvini.

Nonostante i forfait di ieri, il vicepremier ha fretta di chiudere il riassetto della Lega. Alle elezioni, fa capire nel federale, manca poco e tocca tenersi pronti: «Lo sapete come la penso, per me si dovrebbe arrivare alla fine della legislatura». Ma in attesa di capire «cosa farà la Consulta», le urne anticipate «non si possono escludere. Da aprile a ottobre, si può votare in ogni momento».

E a proposito di «fattori elettorali»: con questa giustificazione formale Roberto Calderoli, col placet di Salvini, propone di rimandare i congressi provinciali in Lombardia. Si voterà solo a Varese, domenica, in quel di Albizzate, dove sono due i candidati in corsa e nessuno dei due si fregia di essere un salviniano. Per il 22 novembre invece erano stati convocati quelli nelle roccaforti di Bergamo e Brescia, e anche lì avrebbero vinto dei non salviniani. Niente colpo di spugna, tutto rimandato a chissà quando. Poteva andare peggio, se vista con gli occhi dei nordisti. L’ipotesi sul tavolo, paventata dai fedelissimi, era addirittura commissariare la Lega Lombarda guidata da Romeo, ma sarebbe stato uno strappo clamoroso che avrebbe alimentato polemiche su polemiche. I pasdaran di Salvini, dal loro bunker, hanno nel mirino la preda grossa, cioè Giorgetti. Al congresso di Milano, due settimane fa, Silvia Sardone — già vicesegretaria, braccio armato mediatico e politico del “Capitano” in questa fase — aveva parlato di una Lega d’attacco; il ministro gli aveva risposto che lui gioca in porta. L’unico errore commesso e ammesso da Salvini, a proprio dire, era stato portare la Lega a sostenere il governo Draghi. In realtà stava parlando sempre di Giorgetti, cioè colui che lo aveva convinto a cambiare idea, e a entrarci con tre ministri non salviniani: lui, Garavaglia e la zaiana Erika Stefani. Per ora, tutto rimandato.

Leggi i commenti