Caso Altieri, la rissa sul successore delle correnti leghiste, Meloni: niente errori
di Lorenzo De CiccoLa premier Giorgia Meloni e il suo vice leghista Matteo Salvini
Silurato Nuccio Altieri, la poltrona di presidente dell’Anac diventa il trofeo della corrida leghista. Le correnti dei salviniani si azzuffano sulle partecipate. Il grosso degli eletti del Carroccio sa che, con questi sondaggi, dopo le Politiche riacciuffare il seggio è impresa disperata. Ci si accapiglia, allora, come per accaparrarsi una fetta della torta, prima che arrivino i camerieri a sparecchiare. Matteo Salvini aveva faticosamente trovato una quadra: all’ala del Nord che gli è rimasta fedele è andata la Consob, con il commissario Giulio Centemero, deputato lombardo ed ex tesoriere del partito. Al Centro-Sud del potente Claudio Durigon era stata assegnata l’Anticorruzione. Il sottosegretario al Lavoro è stato il motore della candidatura del pugliese Altieri e tutto sarebbe filato liscio se Repubblica non avesse fatto venire a galla la sua incompatibilità, per il ruolo che il partito gli aveva assegnato solo due anni fa, come responsabile del dipartimento Difesa.
Dopo il ritiro…
Silurato Nuccio Altieri, la poltrona di presidente dell’Anac diventa il trofeo della corrida leghista. Le correnti dei salviniani si azzuffano sulle partecipate. Il grosso degli eletti del Carroccio sa che, con questi sondaggi, dopo le Politiche riacciuffare il seggio è impresa disperata. Ci si accapiglia, allora, come per accaparrarsi una fetta della torta, prima che arrivino i camerieri a sparecchiare. Matteo Salvini aveva faticosamente trovato una quadra: all’ala del Nord che gli è rimasta fedele è andata la Consob, con il commissario Giulio Centemero, deputato lombardo ed ex tesoriere del partito. Al Centro-Sud del potente Claudio Durigon era stata assegnata l’Anticorruzione. Il sottosegretario al Lavoro è stato il motore della candidatura del pugliese Altieri e tutto sarebbe filato liscio se Repubblica non avesse fatto venire a galla la sua incompatibilità, per il ruolo che il partito gli aveva assegnato solo due anni fa, come responsabile del dipartimento Difesa.
Dopo il ritiro spintaneo di Trifone detto Nuccio, il domino leghista è più scombinato che mai. Durigon avrebbe pescato ieri mattina dal suo mazzo un’altra carta, Francesco Urraro, ex senatore grillino traslocato nel Carroccio dopo il patatrac del governo gialloverde, fine del 2019. Il nome di Urraro è stato condiviso prima dell’ora di pranzo con gli altri leader della coalizione. Anche a un’irrequieta Giorgia Meloni, che al suo vice lumbard l’ha detto chiaro: a questo giro, niente errori, serve un candidato a prova di polemiche. Pure Antonio Tajani ha dato il suo placet. Ma a storcere il naso sono stati gli altri leghisti. Spifferi e veleni: Urraro non sarebbe un candidato «all’altezza». E peraltro è tutt’ora in carica come componente del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, anche se l’organismo è in scadenza l’anno prossimo. Chi critica Urraro, punta le sue fiches su altri. A sentire i leghisti tormentati, un altro big del partito, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alessandro Morelli, «stima moltissimo» Bernadette Veca, oggi a capo del suo dipartimento, il Dipe, che si occupa della programmazione economica. Ancora prima che spuntasse Altieri, Morelli a Salvini l’avrebbe detto: «Per l’Anac, Bernadette è perfetta». Veca, a ieri sera, era la favorita per l’incarico.
L’ufficialità, però, è appesa ai marosi del partito. Salvini si è preso altre 24 ore. La rosa annovera altri tre nomi: Paolo Grasso, capo di gabinetto al ministero dei Trasporti, anche se per il vicepremier sarebbe complicato privarsene, pur nell’ultimo scorcio di mandato, o un’altra dirigente del Mit, Maria Teresa D’Urso. Oppure Claudia Eccher, storica avvocata del segretario della Lega, nominata tre anni fa al Csm.
In questo quadro scombussolato, da navigato giocatore di risiko (parastatale), Durigon avrebbe accettato di passare la mano, anche perché c’è sempre da trovare un’altra collocazione per Altieri. Messaggio in bottiglia: il Carroccio non lascia indietro nessuno. Salvini ha comunque fretta di chiudere la pratica. Spinge per formalizzare l’avvicendamento già domani, in Consiglio dei ministri. Da Palazzo Chigi non arrivano conferme che la nuova nomina sarà ratificata così in fretta, si attende prima di capire su quale profilo punterà il ministro dei Trasporti, con tutte le verifiche del caso.
Il dialogo con l’opposizione prosegue sottotraccia, come sempre in queste vicende: nel centrodestra, la smania di arrivare all’accordo è tale che non si meditano vendette. Saltato Altieri, ai partiti del campo largo è stato assicurato nelle ultime ore che l’impianto generale delle nomine resta confermato, l’opposizione non dovrà cambiare nemmeno un candidato. Rimane in pista, per i dem, il generale della Finanza, Ivano Maccani. Negli uffici di Palazzo Chigi lavorano a un decreto per prendere atto della rinuncia di Altieri e designare il successore. Stop. Atto «chirurgico», come un coltello ben affilato per tagliare le porzioni. Resta da capire chi, nel Carroccio, dovrà accontentarsi delle briciole.