Anac, le opposizioni attaccano: “Altra figuraccia del governo”, Salvini: “Domani nuovo nome”
di Gabriella CeramiSi arrende a malincuore. Per la presidenza dell’Anac «lunedì (domani, ndr) porteremo un nome in Consiglio dei ministri», anche se Nuccio Altieri, indicato per ventiquattro ore come il nuovo presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, «è una persona di assoluto livello e c’erano i requisiti», sostiene il vicepremier Matteo Salvini.
In realtà, dopo che Repubblica ha rivelato la possibile incompatibilità dell’ex deputato della Lega con l’incarico, e dopo una giornata di richieste di ritiro da parte delle opposizioni, il candidato scelto dal governo Meloni ha deciso di fare un passo indietro. «Apprezzo la sua sensibilità politica», aggiunge il ministro leghista nel day after.
Eppure il decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009, articolo 13, comma 3, parla chiaro. La disposizione stabilisce che il presidente e i componenti dell’Autorità non possano essere scelti tra persone che rivestono cariche nei partiti politici o che le abbiano ricoperte nei tre anni precedenti la nomina. E a…
Si arrende a malincuore. Per la presidenza dell’Anac «lunedì (domani, ndr) porteremo un nome in Consiglio dei ministri», anche se Nuccio Altieri, indicato per ventiquattro ore come il nuovo presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, «è una persona di assoluto livello e c’erano i requisiti», sostiene il vicepremier Matteo Salvini.
In realtà, dopo che Repubblica ha rivelato la possibile incompatibilità dell’ex deputato della Lega con l’incarico, e dopo una giornata di richieste di ritiro da parte delle opposizioni, il candidato scelto dal governo Meloni ha deciso di fare un passo indietro. «Apprezzo la sua sensibilità politica», aggiunge il ministro leghista nel day after.
Eppure il decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009, articolo 13, comma 3, parla chiaro. La disposizione stabilisce che il presidente e i componenti dell’Autorità non possano essere scelti tra persone che rivestono cariche nei partiti politici o che le abbiano ricoperte nei tre anni precedenti la nomina. E aggiunge un altro principio: non devono avere interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni dell’Autorità. E Altieri, fedelissimo di Salvini, due anni fa veniva nominato responsabile nazionale del dipartimento Difesa della Lega.
Pubblicata la notizia, imbarazzo e dibattito nella maggioranza hanno portato al passo indietro di Altieri non senza la pressione delle opposizioni che in una lettera indirizzata alla premier hanno chiesto il ritiro della nomina. Dal canto suo il governo, in una giornata ad altissima tensione, ha accusato Pd e M5S di «non aver manifestato contrarietà o riserve» quando gli è stato sottoposto il nome dell’ex deputato leghista.
Comunque sia, adesso Giuseppe Conte rivendica la vittoria: «Ce l’abbiamo fatta! Nonostante le resistenze, dopo le nostre pressioni abbiamo ottenuto il passo indietro di Altieri. Ai vertici di un’autorità che controlla la politica e che in passato è stata sempre guidata da giuristi indipendenti — sostiene il leader M5S — non può andare un uomo di fiducia di un partito, ma una persona di notoria indipendenza e che non abbia nessun vincolo di partito».
Altieri si difende parlando con il Quotidiano nazionale. È convinto che i requisiti ci fossero e che invece «al Parlamento» e in particolare «ad alcune forze politiche» sarebbero mancate «volontà e coraggio di inserire nella governance dell’Anac la sensibilità e l’esperienza di chi lavora ogni giorno per il contrasto alla corruzione dal lato delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, centrali e locali».
Ribatte Nicola Fratoianni sottolineando di aver «assistito all’ennesimo pasticcio del governo Meloni e all’ennesima figuraccia» perché «hanno cercato di imporre all’Anac una nomina tutta politica in un ruolo che richiede per definizione la massima terzietà e la massima indipendenza». Quindi, aggiunge il co-leader di Avs, «la scelta di Altieri è il segno di una maggioranza di destra allo sbando e che continua a cercare di occupare ogni casella disponibile, ma così non si può andare avanti».
Dal Pd il presidente dell’Emilia Romagna, Michele de Pascale, dice che «questa volta è difficile arrampicarsi sugli specchi, è una figuraccia senza se e senza ma. È evidente che la nomina non poteva essere portata avanti. Un profilo così politico per una istituzione che quotidianamente deve valutare con poteri forti le pubbliche amministrazioni è un errore». E l’altro co-leader di Avs, Angelo Bonelli, parla di una «vergogna» di fronte alla quale sono stati costretti a ritirare il nome dell’ex deputato leghista.