Dov’è scritto che ci sarà un controllo dell’esecutivo sull’azione penale? La risposta è questa: è scritto in una legge di riforma costituzionale presentata da Giusi Bartolozzi, attuale capo di gabinetto del ministro della giustizia Carlo Nordio» esordisce lo storico dell’arte Tomaso Montanari ieri al teatro Florida, all’evento organizzato dal comitato “Giusto dire No” al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, domenica prossima (dalle 7 alle 23) e lunedì (dalle 7 alle 15) prossimi.
Le posizioni
Montanari, assente per motivi personali, ha comunque inviato un video messaggio ai presenti, circa 150 persone, perché — spiega — «questo è un momento cruciale, in cui ogni occasione è preziosa per far capire qual è la posta in gioco nel prossimo fine settimana» contro «una maggioranza che non accetta i limiti, come le ordinanze che impediscono la deportazione dei migranti in Albania» e che «ha nessi, anche confessati, con il ventennio».
«Secondo il progetto di legge — dice Montanari — …
Dov’è scritto che ci sarà un controllo dell’esecutivo sull’azione penale? La risposta è questa: è scritto in una legge di riforma costituzionale presentata da Giusi Bartolozzi, attuale capo di gabinetto del ministro della giustizia Carlo Nordio» esordisce lo storico dell’arte Tomaso Montanari ieri al teatro Florida, all’evento organizzato dal comitato “Giusto dire No” al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, domenica prossima (dalle 7 alle 23) e lunedì (dalle 7 alle 15) prossimi.
Le posizioni
Montanari, assente per motivi personali, ha comunque inviato un video messaggio ai presenti, circa 150 persone, perché — spiega — «questo è un momento cruciale, in cui ogni occasione è preziosa per far capire qual è la posta in gioco nel prossimo fine settimana» contro «una maggioranza che non accetta i limiti, come le ordinanze che impediscono la deportazione dei migranti in Albania» e che «ha nessi, anche confessati, con il ventennio».
«Secondo il progetto di legge — dice Montanari — , l’articolo 112 della Costituzione è sostituito dal seguente: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale attenendosi ai criteri e alle priorità stabiliti dalla legge secondo le disposizioni del presente articolo. Il governo, su proposta del ministro della Giustizia, di concerto con il ministro dell’Interno, presenta alle Camere per ogni triennio un disegno di legge indicando i criteri e le priorità da osservare nell’esercizio dell’azione penale”. Questo è un progetto di legge costituzionale già depositato in Parlamento. Chi è la firmataria? Giusi Bartolozzi. È per questo — insiste — che è davvero vitale per il futuro stesso della democrazia costituzionale in Italia votare “no”».
I comitati contrari alla riforma stanno organizzando per venerdì alle 17 al Teatro Niccolini un grande evento di chiusura della campagna. Ma il calendario è fitto: domani al teatro Brillante di via Fanfani andrà in scena alle 21 lo spettacolo di Daniela Morozzi (a cui seguirà un dibattito) coi racconti delle magistrate. Martedì è previsto un nuovo evento con Montanari all’Antella, giovedì sera alla casa del popolo di San Quirico, in via Pisana 576, ci sarà il presidente Eugenio Giani.
Cassano, Cosentino, Favilli
«Questa riforma è scritta molto male» ribadisce ieri al teatro Florida Margherita Cassano, già Prima Presidente della Corte di Cassazione. «Se riduciamo la Costituzione al rango di una legge ordinaria la sviliamo e sgretoliamo il senso civile più profondo, e questa cosa è grave. Sono preoccupata per il precedente che rappresenterebbe per il futuro» prosegue Cassano, per la quale «l’esame sui sei articoli della riforma deve essere fatto sulla loro tenuta complessiva. Introdurre un concetto di carriere, però, è pericoloso». «Si tratta — aggiunge il consigliere del Consiglio superiore della magistratura Antonello Cosentino — di veleno a lento rilascio: è fra 20 anni che vedremo i frutti di una magistratura cresciuta nella cultura dell’obbedienza. Il prossimo passo — prosegue — sarà il premierato. Stiamo andando verso una società verticale, con un nucleo ristretto di comando e una massa di sudditi: per fortuna in Italia possiamo ancora votare, sarà un momento storico per fermare questa deriva». «Sapete perché in Italia non c’è la separazione delle carriere? — chiosa Chiara Favilli, professoressa di diritto dell’Unione europea all’Università di Firenze — . I padri costituenti si sono posti il dubbio e la risposta è quella che abbiamo nella Costituzione: il pubblico ministero unito al giudice nell’unico Csm, soluzione imprescindibile. Laddove questo non avviene, il pm è sganciato e attratto altrove, cioè dall’esecutivo».